“What About Us?” (Che dire di noi) è una survey condotta intervistando 15 appartenenti alla comunità LGBT+ italiana a Londra, parte dei circa 350/400mila italiani presenti nella sola capitale per un trasferimento temporaneo o definitivo.
Chi va via dall’Italia per vivere e lavorare in un altro paese, lo fa solitamente per allontanarsi da una situazione di disagio, di difficoltà. La narrazione comune vuole che sia una difficoltà sempre lavorativa: chi ha studiato per anni non trova un lavoro commisurato alle proprie competenze o non trova lavoro affatto (supportando, seppur involontariamente, quella retorica degli italiani tutti emigranti buoni e lavoratori, non come “quellilà”).
In realtà, la difficoltà può essere anche di carattere personale: ci si allontana dall’Italia perché è un paese culturalmente asfittico, dove tutto ciò che è diverso dalla media è visto con sempre crescente ostilità, soprattutto quando ci si allontana dai pochi centri urbani della penisola. Come vivere la propria vita senza doverla trasformare in un continuo scontro con i conoscenti, i colleghi, la famiglia? Oppure senza annichilirsi? Si prende la proverbiale valigia di cartone legata con lo spago e si va a “cercar fortuna” (che, purtroppo, a volte è semplicemente la possibilità di portare o non portare lo smalto) all’estero.
“What About Us?”
Cosa succede quindi alle persone LGBT+ che arrivano nel Regno Unito (UK) e, particolarmente, a Londra? Per quanto riguarda la permanenza, più della metà del campione intervistato per “What About Us?” dichiara di vivere a Londra da meno di un anno, il 25% ha vissuto in UK fino a 3 anni e il 15% vive a Londra da circa 5 anni. Solo 4 dichiarano di aver lasciato l’Italia per motivi di lavoro, mentre 7 si sono trasferite in modo da poter vivere la propria vita privata in tranquillità.
Nelle parole dell’autrice della ricerca (Claudia Delrio, pubblicista e studentessa di Comunicazione presso l’università di Richmond a Londra), “questo progetto ha l’ambizione di dare una voce al gran numero di italiani che hanno deciso di abbandonare la realtà opprimente che l’Italia propina, ma con la speranza nel cuore e con la forza d’animo di volerla cambiare, anche se da lontano. Questa ricerca sul campo è più di un semplice progetto, ma un movimento per rendere il cambiamento effettivo“.
Il campione LGBT+ e Londra
Il campione risulta piuttosto esiguo per la riluttanza degli italiani LGBT+ a farsi intervistare, fosse anche in forma anonima, specialmente quelli che sono letteralmente fuggiti in UK da situazioni problematiche. La ritrosia italiana nei confronti della visibilità, anche una volta giunti nel Regno, si manifesta anche nel fatto che quasi nessuna delle persone intervistate fa parte di associazioni LGBT+ in UK, mentre solo 2 persone su 15 partecipano, ma sporadicamente, a manifestazioni e attività LGBT+.
Nonostante questo, poco meno della metà del campione sostiene che la comunità LGBT+ italiana sia più unita a Londra di quanto non sia in Italia (per quanto sia estremamente azzardato paragonare una singola città a un’intera nazione), mentre l’altra metà è incerta.
Ad ogni modo, la percezione di una maggiore vivibilità di Londra rispetto alle realtà di provenienza è forte. Uno degli intervistati ha affermato: “Ho 19 anni, sono cresciuto in Sardegna e ho abbandonato la mia isola perché gli episodi di omofobia che ho vissuto erano insopportabili. Ora posso dire di aver trovato la mia casa qua a Londra, dove posso vivere serenamente senza aver paura delle mie più semplici azioni“.
Alla domanda “Pensi che l’omofobia sia un problema attuale nella realtà londinese?“, circa la metà delle persone intervistate ha risposto di ritenere che l’omofobia in Italia sia un problema più rilevante che a Londra (di nuovo, stiamo parlando di percezione, dal momento che Londra, per quanto megalopoli, è una città che raccoglie esperienze provenienti da un’intera penisola), mentre l’altra metà ritiene l’omofobia un problema globale a prescindere.
Associazioni LGBT+ a Londra
Se siete italiani a Londra, potete rivolgervi a Wake Up Italia: nata nel 2016, è rivolta proprio agli italiani che risiedono nella capitale; organizza attività per la socializzazione e offre servizi e informazioni, anche sulla legislazione italiana nei confronti della comunità LGBT+.
Veruska
©2018 Il Grande Colibrì
foto: Claudia Delrio per Il Grande Colibrì
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