LGBT perseguitati in Egitto: 3 denunce tra Il Cairo e Roma

sit in a milano sulla persecuzione di gay in egitto
Il sit-in contro la persecuzione anti-LGBT in Egitto

Mercoledì 18 ottobre Il Grande Colibrì era in piazza con Coordinamento Arcobaleno per denunciare le politiche persecutorie delle autorità egiziane contro le minoranze sessuali e la vendita di armi e munizioni italiane al paese nordafricano. Sono intervenuti Mauro Pirovano e Leonardo Meda del Coordinamento, Ileana Minoia di Agedo, la nostra volontaria Amani Zreba e il nostro presidente Pier Cesare Notaro, di cui riportiamo il discorso qui sotto.

Nell’appello degli attivisti egiziani [Il Grande Colibrì], la parola “noi” significa al tempo stesso noi che siamo perseguitati in Egitto e noi che assistiamo a questa persecuzione dall’estero, apparentemente da lontano. È con questa precisa idea di “noi” che oggi siamo in piazza, che oggi noi reclamiamo come nostre le menti e come nostri i corpi oppressi, martoriati, distrutti in Egitto. Ed è con questa consapevolezza che oggi noi chiediamo conto in prima persona, muoviamo le nostre accuse, lanciamo le nostre denunce. Oggi siamo qui, a Milano come a Roma, come in Germania, in Canada, nei Paesi Bassi, nel Regno Unito, in Corea del Sud, negli Stati Uniti e altrove, per lanciare tre denunce.

Le autorità egiziane

La prima denuncia è per lei, signor Abd al-Fattah al-Sisi, presidente della Repubblica araba d’Egitto, per il suo governo e per la cricca di militari e di affaristi che la circonda. Denunciamo l’arresto di almeno 60 persone, sospettate di essere omosessuali, trans, lesbiche o bisessuali, nell’ultima ondata di arresti scatenata dalla semplice visione di una bandiera arcobaleno, simbolo del movimento di liberazione sessuale, durante un concerto musicale.

Denunciamo il fatto che alcuni di noi, dopo l’arresto, hanno dovuto subire violenze in carcere e sono stati sottoposti contro la propria volontà a test anali, pratiche dolorose e degradanti che le organizzazioni mediche non esitano a definire vere e proprie forme di tortura [Il Grande Colibrì]. Denunciamo che di alcuni di noi, dopo l’arresto, si sono perse le tracce e non si hanno più notizie.

Denunciamo il fatto che ancora sabato scorso altri 4 di noi sono stati condannati a 3 anni di carcere per il solo fatto di essere presunti omosessuali [Egypt Independent].

Denunciamo il fatto che siamo stati arrestati, torturati e fatti sparire addirittura nonostante il fatto che nel codice penale egiziano non c’è traccia di un reato di omosessualità. Denunciamo la violazione sulla nostra pelle tanto delle leggi egiziane, della costituzione egiziana e delle convenzioni internazionali sottoscritte anche dall’Egitto, quanto dei nostri più basilari diritti umani, dei principi democratici, dei minimi valori di umanità, di rispetto e di libertà.

Denunciamo il fatto che questi arresti, queste torture e queste sparizioni sono solo gli ultimi di una serie già troppo lunga: da quando lei è al potere, signor Al-Sisi, sono stati arrestati almeno 550 di noi [The Washington Post] per il semplice sospetto di avere un’identità di genere o un orientamento sessuale non gradito a lei e alla sua corte di ipocriti e di oscurantisti.

Denunciamo il fatto che state usando i nostri corpi non conformi ai vostri pregiudizi, e per questo emarginati e stigmatizzati, come armi di distrazione di massa per coprire i vostri gravissimi abusi dei diritti umani e dei principi democratici, per coprire i fallimenti politici ed economici del vostro regime, per coprire l’abbandono totale delle classi sociali più povere, del proletariato urbano e degli abitanti delle campagne egiziane.

Denunciamo il fatto che con la scusa di combattere il terrorismo terrorizzate la popolazione; con la scusa di combattere l’oscurantismo promuovete politiche oscurantiste; con la scusa di combattere le migrazioni cosiddette “illegali” rendete il paese che lei governa un posto da cui scappare via, mentre almeno 60mila prigionieri politici languiscono nelle vostre prigioni.

I media egiziani

La seconda denuncia è per la gran parte della stampa egiziana, pubblica e privata. Denunciamo voi, televisioni, radio, giornali e siti di cosiddetta informazione che, con un servilismo vergognoso, siete diventati mezzi non di conoscenza e di verità, ma strumento dell’ignoranza, del pregiudizio e della menzogna.

Denunciamo il vostro appoggio incondizionato alla persecuzione delle minoranze sessuali in Egitto come strumento per sviare l’attenzione pubblica dagli abusi che voi contribuite continuamente a nascondere. Denunciamo il fatto che, di fronte alle pressioni del potere, non avete non solo la capacità di resistere per difendere la vostra dignità e la vostra professionalità, come pure fanno alcuni vostri colleghi, ma non avete neppure la decenza di tacere. Denunciamo il fatto che, nella vostra sfrenata corsa a dimostrarvi i servi più servili dei vostri padroni, non solo non resistete, non solo non tacete, ma vi siete perfino messi ad aizzare i poteri pubblici contro di noi.

Denunciamo le vostre ignobili trasmissioni e i vostri indecenti articoli in cui sputate odio e ignoranza contro di noi, discutendo se sia meglio definire le persone trans e omosessuali come pervertiti, come adoratori di Satana o come propagatori di malattie sessualmente trasmissibili [Il Grande Colibrì]. Denunciamo il fatto che volete ridurre l’Egitto – culla millenaria di civiltà per il mondo, terra feconda di altissima cultura mediterranea nei secoli, faro di progresso per il mondo arabo – volete ridurre tutto questo a una tana di conigli paurosi e ignoranti.

Denunciamo i vostri immondi editoriali in cui sostenete che la lotta per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersessuali, queer e asessuali, come per i diritti delle donne, sia più pericolosa del terrorismo, sia più pericolosa delle azioni e dell’ideologia di Daesh [l’organizzazione conosciuta anche come ISIS].

E denunciamo soprattutto il fatto che su quest’ultimo punto avete perfettamente ragione: non sarà il terrorismo a mettere in pericolo i vostri privilegi e il potere dei vostri padroni, perché il terrorismo si basa e prospera sullo stesso odio, sulla stessa ignoranza, sugli stessi pregiudizi e sulla stessa miseria su cui vi basate voi e prosperate voi. Ma arriverà il giorno in cui ci sarà pane e rose per tutte e per tutti, il giorno della vostra sconfitta. Noi ne siamo l’avvisaglia, noi ne siamo la promessa, e per questo vi facciamo tremare.

Le autorità italiane

La terza denuncia è per il governo italiano, per il parlamento italiano, per il sistema politico, economico e finanziario italiano. Denunciamo il vostro disinteresse di fronte alle sempre più gravi violazioni dei diritti umani, anzi: i vostri silenzi interessati.

Denunciamo gli accordi compiaciuti in termini di politica estera, militare, migratoria, di sicurezza, che vi portano a legittimare ed esaltare personaggi come Al-Sisi fino a definirli “grandi leader” [Askanews]. Denunciamo gli affari di aziende controllate dal governo italiano che portano ricchezza e potere a classi dirigenti antidemocratiche e a investire in progetti che alle popolazioni portano solo più oppressione, più repressione, più sfruttamento, più impoverimento, più devastazione sociale e ambientale.

Denunciamo come siete voi ad armare chi ci perseguita, chi vuole il nostro annientamento fisico, psicologico e morale. Denunciamo il fatto che continuate a vendere armi e munizioni letteralmente a tonnellate al regime egiziano, nonostante varie risoluzioni del Parlamento europeo e innumerevoli denunce delle organizzazioni per i diritti umani abbiano chiarito come queste armi e queste munizioni siano usate per la repressione interna. Denunciamo il fatto che la vendita di armi e munizioni all’Egitto non si è fermata, ma anzi è addirittura aumentata persino durante la presunta crisi diplomatica seguita alla barbara uccisione di Giulio Regeni [L’Espresso].

Denunciamo voi in quanto complici e soci in affari di chi ci opprime, di chi ci perseguita, di chi ci tortura, di chi ci violenta, di chi ci uccide in Egitto e non solo: sappiamo che nelle loro mani ci sono le vostre armi e sappiamo che nelle vostre mani ci sono i loro soldi macchiati del nostro sangue. Quante volte ancora volete contribuire al nostro arresto, alla nostra umiliazione, al nostro dolore, all’abuso dei nostri corpi, alla nostra uccisione in Egitto, in Arabia Saudita, in Nigeria e ancora altrove, continuando a chiedere i nostri voti in Italia?

Queste sono le tre denunce che noi, dall’Egitto all’Italia, portiamo in piazza oggi e porteremo avanti da oggi in poi.

 

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

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