Libano, Giordania, Iran: libertà di amare per tutti?

Jamila (nome di fantasia) è una signora libanese. Nata intersessuale, all’anagrafe è stata registrata come maschietto ma, nel corso degli anni, ha sentito sempre più di appartenere al genere femminile. Negli anni Novanta ha così deciso di sottoporsi ad una operazione chirurgica, con cui le sono stati asportati i genitali maschili. Ha trovato poi un compagno, con cui ha vissuto una tranquilla vita di coppia. Fin quando non è finita, insieme al suo uomo, in tribunale: per l’anagrafe libanese, infatti, Jamila risulta essere un maschio e, quindi, la relazione con il suo compagno è stata considerata come omosessuale e dunque come “atto sessuale contro natura” degno di essere punito con un anno di carcere secondo quanto prescritto dall’articolo 534 del codice penale. Le speranze non erano molte: il giudice scelto, Naji ad-Dahdah, non era certo noto per avere opinioni progressiste…

E invece la sentenza di ad-Dahdah ha sorpreso tutti: il giudice ha assolto pienamente la coppia. E lo ha fatto con delle motivazioni articolate e illuminate. Primo, sostiene la sentenza, la coppia non può essere considerata come omosessuale, dal momento che non è composta da due uomini: Jamila è una donna, dal momento che l’identità di genere è un dato che non può essere desunto dal corpo né tanto meno dai documenti anagrafici, ma è il prodotto della percezione che la persona ha di se stessa. Secondo, anche se la coppia fosse stata davvero omosessuale, non ci sarebbe stato comunque alcun reato: l’omosessualità è una eccezione alla norma statistica, ma non per questo è “contro natura” e, quindi, non rientra nelle fattispecie perseguibili dall’articolo 534 (legal-agenda.com; pag. 8).

Georges Azzi, tra i fondatori dell’associazione locale Helem, è entusiasta: “E’ un passo avanti importante, perché dimostra che ci stiamo muovendo nella giusta direzione“. Ricorda che non è la prima sentenza che smonta la criminalizzazione dell’omosessualità (nel 2009 un altro giudice era stato ancora più radicale, spiegando che nessun atto sessuale può essere definito “contro natura”), ma aggiunge: “Sentenze come questa rendono l’articolo 534 sempre più irrilevante” (dailystar.com.lb). L’importanza della decisione è anche legata al particolare momento storico: il Libano risente pesantemente della guerra nella confinante Siria e alcune forze in campo, come Hezbollah, vorrebbero imporre il loro radicalismo religioso. Le autorità civili libanesi, però, stanno resistendo strenuamente.

La guerra siriana sta provocando fortissime tensioni anche nella tranquilla Giordania, dove le autorità civili iniziano a cedere e la stessa struttura statale appare in grosse difficoltà. I diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono solo un esempio. La Giordania è uno dei pochi stati mediorientali a non punire l’omosessualità e fino a poco tempo fa era uno stato in cui un omosessuale poteva vivere in relativa tranquillità. Il principale attivista gay del paese, Kali, nell’agosto 2012 aveva illustrato a ilgrandecolibri.com le luminose prospettive giordane con queste parole: “La Giordania sta crescendo e diventando uno stato migliore nella società e nella vita quotidiana“. La tempesta siriana, però, ha riempito di nuvole nere anche il cielo giordano.

E così le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in una sala dove, secondo una denuncia anonima, si stava celebrando il matrimonio tra due donne. Nonostante le proteste degli invitati, che sostengono che si stava svolgendo una semplice festa di compleanno, una trentina di persone sono state arrestate, con la vaga accusa di avere avuto “comportamenti immorali“, e sono state poi rilasciate (hawajordan.net). Secondo il sito alhudood.net, la retata omofobica si sarebbe meritata persino gli elogi del ministro degli Affari esteri russo Sergey Lavrov, che avrebbe inviato un telegramma di encomio al primo ministro giordano Abdullah Ensour. Questo messaggio, però, potrebbe essere frutto della fantasia di qualche giornalista.

E si spera che sia frutto della fantasia del giornalista anche la notizia riportata dal sito conservatore americano freebeacon.com: due omosessuali sarebbero stati impiccati a Rasht, città nel nord dell’Iran. La notizia è data senza alcun riferimento preciso, non è stata ripresa da nessun media locale e nessun attivista iraniano l’ha confermata: tutto questo, insieme alla scarsa affidabilità della fonte, potrebbe indicare che ci troviamo di fronte all’ennesima bufala sulle esecuzioni di gay in Iran. Data la drammaticità del tema, i media dovrebbero dimostrarsi più trasparenti e più sinceri: le bufale giornalistiche non migliorano la difficilissima vita delle persone LGBT iraniane, ma anzi screditano la loro dura battaglia per i diritti e per la vita.

Per fortuna è invece vero il dolcissimo video di Googoosh, la cantante iraniana più famosa, paragonata da molti a Edith Piaf, seguita clandestinamente da milioni di anziani e di giovani: a 64 anni, Googoosh ha festeggiato il giorno di San Valentino raccontando nella struggente canzone “Behesht” l’amore di due ragazze che, dal testo della canzone, sembra portare al loro suicidio: “Ruotiamo in senso antiorario: per sfuggire a questo inferno, non c’è altro modo che porre fine a questa vita“. Il video, invece, mostra un’aggressione in metropolitana e il rifiuto del padre di una delle due ragazze, ma garantisce un lieto fine. E, con una grande scritta, non dà spazio a nessun fraintendimento sul messaggio: “Libertà di amare per tutti“.

E il messaggio si è dimostrato molto potente: non sono mancati pesanti attacchi alla cantante sui social network, ma, sostiene Shahram, “finalmente noi giovani liberali che siamo contro l’omofobia abbiamo il nostro inno. Siamo la maggioranza nelle città, ma finora nessun personaggio importante si era espresso contro l’odio nei confronti di gay e lesbiche“. “E’ una canzone troppo bella” dice Sadaf, speranzosa: “Ora qualcosa cambierà di sicuro, le persone capiranno che gli omosessuali non meritano la persecuzione“. Mohammad, invece, tiene saldamente i piedi per terra: “Non sarà una canzone a cambiare le politiche del regime. Però penso a quei giovani gay che non si sono mai sentiti dire che il loro cuore non ha niente di anormale: per loro questa canzone può essere una salvezza“.

 

Pier
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