Ma che laicità d’Egitto! Ecco i Fratelli… (MOI Maps 4)

Ho scelto tra i figli dei Turchi
Un giovane maschio di gazzella.
Nel mio ardente desiderio di possederlo
Ho consumato la mia vita senza uno scopo.
Un giorno gli chiesi:
“Cosa potrà spegnere il fuoco
Che in me hai acceso tu,
O più temibile tra gli uomini?”.
Rispose: “Le mie labbra”.
Muhammad al-Nawaji bin Hasan bin Ali bin Othman (1383-1455)

Solo a sentire la parola “Egitto” fino a pochi mesi fa si spalancavano nella nostra mente immagini di piramidi, cammelli nel deserto, placide barche sul Nilo. Ora, invece, ricordiamo immense folle che manifestano contro la dittatura, sui ponti del Cairo e nella sua piazza di cui ora tutto il mondo conosce il nome: Tahrir (Liberazione). Immagini che emozionano ma che suscitano anche profonda inquietudine in molti attivisti e media LGBTQ* (ad esempio, leggi): cacciato il presidente-padrone Hosni Mubarak, garante della laicità (?) e amico dell’Occidente, sembra che le prossime elezioni vedranno l’avvento al potere dei Fratelli musulmani, attraverso il Partito della Libertà e della Giustizia.

Secondo le previsioni, il PLG, sebbene sia accreditato dai sondaggi tra il 15% e il 35%, dovrebbe vincere le elezioni grazie alla frantumazione delle forze laiche e liberali, le quali in totale dovrebbero ottenere circa metà delle preferenze. L’organizzazione islamista si è già scatenata in campagne propagandistiche profondamente omofobiche: il rifiuto del matrimonio gay (che in realtà in Egitto non sta proponendo nessuno…) è uno dei cavalli di battaglia dei FM (iGC), il cui vice-presidente, Essam el-Erian, ha assicurato il mondo che il nuovo Egitto islamista che sogna difenderà tutti i diritti umani, escludendo però esplicitamente quelli degli omosessuali (leggi).

Proviamo a discutere di questi timori con alcuni omosessuali egiziani. C’è chi esprime forti timori, chi vorrebbe persino fuggire dall’Egitto, ma la reazione più diffusa è tutt’altra: la Rivoluzione del 25 gennaio viene difesa con forza, con orgoglio e con speranza. Quando si accenna ai Fratelli musulmani e ai salafiti, il termine più usato non è “paura“, ma “democrazia“, insieme a “libertà” e “giustizia” (parole che comunque assumono un significato ben diverso da quello inteso dal partito islamista). I nostri testimoni mostrano fotografie e video delle oceaniche manifestazioni, della violentissima reazione della polizia, dei corpi insanguinati dei martiri della Rivoluzione.

Meglio il male certo della dittatura di Mubarak o il male presunto della democrazia islamista?” è la domanda che alcuni esplicitano e altri lasciano inespressa, talmente è evidente. Non sembra cambiata molto la prospettiva negli ultimi mesi, da quando abbiamo pubblicato un articolo sulle “rivoluzioni arabe al bivio” (leggi l’articolo su iGC) ad oggi. D’altra parte, gay e lesbiche egiziani hanno partecipato alla cacciata del tiranno, scendendo nelle piazze e trasformando i propri siti di incontro (esempio) e i propri blog (esempio) in bollettini rivoluzionari. E ora pretendono di avere un ruolo di libertà nel nuovo Egitto.

Il fatto è che intorno a Mubarak si è generato un grande equivoco: non è sufficiente essere amici dell’Occidente e di Israele per essere laici, non è sufficiente non avere una legge esplicitamente contro la sodomia per non essere omofobi. Sebbene il regime abbia più volte negato di discriminare gli omosessuali (leggi), in realtà ha sempre utilizzato contro la popolazione gay le norme relative ai reati di prostituzione, dissolutezza, depravazione morale, vilipendio della religione e satanismo (leggi) – e già la sola esistenza di reati di questa natura dimostra la scarsa laicità dell’Egitto di Mubarak…

Le persecuzioni, la prigionia, i raid nelle feste private e nei battuage, le imboscate organizzate dalla polizia sui siti di incontro gay, persino le violenze fisiche e le torture (leggi) sono state per gli omosessuali la normalità in un regime che oggi, nelle cronache impaurite di qualcuno, viene dipinto quasi come una garanzia per i diritti umani delle persone LGBTQ*. Come sorprendersi, allora, se tanti gay egiziani hanno meno paura dei fondamentalisti che di un dittatore che usava la persecuzione degli omosessuali per distrarre la popolazione dalla propria corruzione e per tenere a bada i gruppi religiosi più integralisti?

L’Occidente, d’altra parte, ha sempre ritenuto più conveniente raccontarsi la favoletta del “laico amico Mubarak“, con la sola importante mobilitazione, nel maggio del 2001, per il caso “Cairo 52” (durante un raid sul nightclub galleggiante Queen Boat vennero arrestati 52 presunti omosessuali, accusati di corruzione e disprezzo della religione, imprigionati e gettati al pubblico ludibrio sui media internazionali; wiki), per il quale intervennero, invano, il presidente francese Jacques Chirac (leggi) e il parlamento tedesco (leggi). Mobilitazione che non si replicò, ad esempio, quando due anni dopo 62 gay vennero arrestati in una retata presso il ponte Qasr al-Nil, noto luogo di battuage del Cairo (leggi).

Insomma, se non ci sono dubbi sul fatto che vedere i Fratelli musulmani al potere sarà una pessima notizia per la laicità in Egitto, è altrettanto vero che neppure Hosni Mubarak aveva le carte in regola su questo fronte. D’altra parte, sperare in un governo laico e gay-friendly sulle rive del Nilo sarebbe attualmente una pia illusione: i principali gruppi islamici fanno a gara con la Chiesa ortodossa copta (leggi) per diffondere l’omofobia e la maggior parte degli abitanti invoca una democrazia in cui la religione svolga un ruolo centrale nel governare i problemi della società (leggi).

Purtroppo, in questa situazione, è irrealistico sperare in miglioramenti significativi nel breve-medio periodo. Persino le associazioni di difesa dei diritti umani, che hanno una tradizione significativa in Egitto, si rifiutano di occuparsi delle evidenti discriminazioni e violenze subite dagli omosessuali per timore di essere etichettate come centri di diffusione dell’immoralità (leggi). Non è un caso se, in un paese di 80 milioni di abitanti, si ha notizia di un unico attivista gay, il regista Maher Sabry, autore di “All my life”, il primo film egiziano a tematica LGBTQ*, e animatore di molti forum sull’omosessualità con il nick Horus (leggi e leggi).

Tuttavia, come in molti altri paesi arabi, i rapporti omosessuali sono tutt’altro che poco frequenti. Anche perché è diffusa la mentalità secondo cui non è messa in discussione l’eterosessualità dell’uomo che abbia rapporti esclusivamente attivi con altri uomini, purché si mantenga la dovuta discrezione… E così non è infrequente per un uomo giovane o effeminato essere approcciato da altri maschi anche per strada.

Gay e lesbiche comunque si incontrano grazie ai siti Internet, seppure con la costante paura che, dall’altro lato dello schermo, ci sia un poliziotto e non una persona interessata ad un’amicizia o ad un incontro sessuale. Nelle principali città, poi, esistono luoghi di incontro all’aperto, nei quali però non sono infrequenti i raid delle forze dell’ordine. Al Cairo e ad Alessandria, infine, vengono organizzate alcune feste danzanti clandestine, soprattutto su imbarcazioni, per cercare di avere meno occhi indiscreti possibili. Il rischio di presentarsi a queste serate è però molto alto, a meno che non si tratti di feste riservate ai turisti.

Infatti, se gli stranieri sono le principali vittime delle retate anti-omosessuali in Arabia Saudita, dove sono in genere poveri lavoratori asiatici (leggi MOI Maps 3), essi vengono perseguitati molto raramente in Egitto, per paura di allontanare i ricchi turisti europei e americani. E allora le autorità egiziane hanno finora chiuso un occhio sui viaggi organizzati dai tour operator gay occidentali, mentre l’Occidente ha continuato a serrare entrambi gli occhi sulla situazione dei diritti delle persone LGBTQ* in Egitto. Almeno fino alla caduta dell’amico Mubarak…

* * *

Anche Ahmed, 47 anni, è sceso per strada per cacciare Hosni Mubarak. Il suo computer è pieno di immagini dei cadaveri dei martiri della Rivoluzione del 25 gennaio.

“Con ogni probabilità, l’Egitto sarà governato dai Fratelli musulmani con il sostegno dell’esercito. Ma chi finanzia i Fratelli musulmani? L’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti. E chi finanzia l’esercito? Gli Stati Uniti. E allora perché in Occidente fate finta di avere paura del futuro dell’Egitto?”.

Non è cambiato nulla, quindi?

“E’ cambiato tutto, invece. Noi egiziani ci siamo resi conto che possiamo scrivere la nostra storia. Ci siamo liberati dell’oppressione di Mubarak e ci libereremo dell’oppressione dei Fratelli musulmani, se non rispetteranno il popolo”.


Il popolo, però, è contro gli omosessuali. La situazione rischia di peggiorare?

“Penso di no. In quanto omosessuali, eravamo perseguitati prima e lo saremo anche adesso. In quanto cittadini, però, avremo qualche libertà personale in più. E poi gli egiziani stanno diventando più moderni. Ci vorrà tempo, ma sono ottimista”.

Non stai sottovalutando il problema?

“No, non io. Nel 2005 mi sono presentato in un bar ad un appuntamento preso su Internet, ma ad aspettarmi c’erano agenti di polizia in borghese. Mi hanno rapito con un furgone, portato in un commissariato, picchiato, insultato e umiliato. Mi hanno rilasciato dopo tre giorni, senza che potessi chiamare un avvocato. Capisci perché non potrei mai sottovalutare il problema?”.

 

Pier
Copyright©2011PierCesareNotaro
E se sei omosessuale o transessuale e musulmana/o…
Se hai bisogno di un consiglio o di una informazione…
Se vuoi esprimere un punto vista o collaborare in qualsiasi modo…
Scritto da
More from Pier

#NoteDagliIslam. Hijab, libere tutte… di indossarlo?

Le notizie di questa settimana: Donne – Il velo islamico: oppressione o...
Leggi di più

2 commenti

  • Articolo molto interessante grazie :-). Mi sono anche parzialmente spiegata tante "contraddizioni" (per modo di dire, dal mio punto di vista "occidentale"). Molti amici gay mi dicono che i locali per omosessuali sono mooolto frequentati da arabi.. oppure mio padre, che anni or sono è andato in vacanza in egito, mi ha detto che è stato "corteggiato" da uomini, che tentavano di attaccar bottone anche in strada. Eppure, siamo spesso abituati a concepire la cultura araba come omofoba. Un pò forse si spiga da questa "diversa" concezione di omossessualità ("Anche perché è diffusa la mentalità secondo cui non è messa in discussione l'eterosessualità dell'uomo che abbia rapporti esclusivamente attivi con altri uomini, purché si mantenga la dovuta discrezione… E così non è infrequente per un uomo giovane o effeminato essere approcciato da altri maschi anche per strada") peccato che in questa concezione sia esclusa la possibilità di un'unione sentimentale tra due uomini a "completare" quella sessuale. Scusatemi l'intromissione.. e complimenti per la vostra attività ed informazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *