No, Maometto non condannò a morte gli omosessuali

Parata di miliziani di Daesh a Mosul, in Iraq, nel 2014

Domenica scorsa è partito un nuovo programma di Gad Lerner su Rai 3: con “Islam, Italia”, programmato in seconda serata per sei domeniche consecutive, il giornalista ha lasciato i talk show per dedicarsi nuovamente all’informazione pura, parlando di integrazione e dell’Italia che cambia con l’arrivo dell’afflusso costante dei migranti provenienti da paesi arabo-musulmani.

Gad dice alla stampa: “C’è islam nella nostra Italia, c’è immigrazione che è diventata una presenza costante e noi ve la racconteremo non soltanto attraverso una galleria di ritratti e situazioni, ma con degli squarci del mondo esterno: dalla Nigeria all’Africa sub-sahariana, al Qatar che finanzia le nostre moschee, al Libano dove intorno al corpo della donna c’è una contesa autentica simile a quella che si sviluppa nelle comunità immigrate nel nostro paese”. Gad promette una visione senza pregiudizi che incuriosirà i telespettatori che avranno modo di conoscere questo mondo che fino ad ora sembra molto distaccato dal paese dove viviamo tutti, italiani ed immigrati, fianco a fianco quotidianamente.

Intervistandomi per la puntata che parlerà di islam e omosessualità in Italia, Gad Lerner ha fatto una domanda che mi ha suscitato un interesse incredibile, accompagnato da un senso di ignoranza altrettanto sconvolgente. Una domanda alla quale non sapevo rispondere o che realmente non mi ero mai posto prima e quindi davo per scontata la risposta. La domanda fu: “Perché, secondo te, la punizione riservata agli omosessuali musulmani è quella di essere buttati giù dai tetti dei palazzi?”.

Nel cercare di dare una risposta, ho sentito il terrore che potevano provare quegli uomini giustiziati dall’esercito di Daesh (il gruppo terroristico noto anche come ISIS), con le mani legate dietro la schiena, gli occhi bendati, sul bordo del tetto ad altezza pari a più di 5 piani, in attesa della spinta di uno dei jihadisti. Una voragine scura mi ha attraversato il cuore ghiacciandomi le dita delle mani e bloccandomi i segnali tra cervello e bocca. Riuscivo a dirmi solamente che non lo sapevo, non lo so, non ne ho la minima idea…

Giorni dopo, la domanda di Gad era rimasta come eco tra i miei pensieri: mi inquietava talmente tanto il ricordo del video non ancora censurato che fu pubblicato su YouTube per mostrare al mondo come l’islam dovrebbe apparire negli occhi dell’intera società mondiale.

Per carattere, sono sempre stato attratto dallo sconosciuto. Pensare all’islam come parte della mia identità mi ha sempre ricordato che, nonostante tutto, la mia religione rimane misteriosa e sconosciuta sotto molteplici aspetti.

Mi misi al lavoro, passando da un sito ad un altro, attraverso i forum in lingua araba, quelli gestiti da sciiti e quelli frequentati da sunniti, scaricai PDF di libri di fiqh (giurisprudenza islamica) e sull’hadith (detti e fatti di Maometto, che non sono assolutamente parte del Corano). Alla fine trovai un filo conduttore alla condanna a morte, scoprii l’origine di quella punizione. Ma prima di svelare il finale, penso sia necessario spiegare alcuni punti su come funziona la formula giuridico-religiosa nel mondo musulmano e chi decide cosa.

In assenza di una gerarchia religiosa simile a quella ecclesiastica cattolica, le autorità religiose riconosciute dalla comunità musulmana sono:

  • imam: ha l’incarico di condurre le cinque preghiere giornaliere nelle moschee;
  • ‘alim: è lo studioso delle scienze coraniche e della legge islamica (shari’a);
  • qadi: è equivalente al magistrato, di nomina politica, e in alcuni casi ha il ruolo del giudice;
  • mufti: è colui che emette le formule giuridico-religiose (fatwa) su una fattispecie astratta, basandosi sulla shari’a, sulla conoscenza del fiqh e degli ahadith (plurale di hadith) e sulla maestria nella lingua araba.

La figura che ci interessa in questa sede è quella del mufti. Perché chi ha giudicato gli omosessuali colpevoli dando l’ordine di ucciderli in quella maniera è stato proprio un mufti!

Sappiate, però, che esistono due grandi fazioni nella comunità islamica: i sunniti (quasi l’80% dei musulmani) e gli sciiti. Entrambe le fazione contengono diverse correnti. Il totale delle maggiori correnti seguite dai musulmani sono otto.

Gli sciiti concordano sul fatto che una fatwa (sentenza religiosa) debba essere eseguita e rispettata da tutti i seguaci sciiti a prescindere dalla loro corrente, mentre per i sunniti la fatwa rimane un parere personale di un mufti che non ha nessuna autorità nell’esecuzione della condanna, e comunque ogni corrente sunnita si riserva il diritto di non applicare le fatwa l’una dell’altra.

Siccome nel Corano non esiste nessun riferimento a una condanna esplicita dei rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso, gli studiosi (in questo caso i mufti) si rivolgono all’hadith (detti e fatti del profeta Maometto, raccolti in più di sei libri di vari autori, pubblicati dalla seconda metà del IX secolo d.C., cioè dopo quasi 200 anni dalla morte del profeta).

I detti del profeta Muhammad si dividono maggiormente in tre categorie:

  • hadith debole: un detto trasmesso oralmente discordante e poco credibile;
  • hadith buono: tramandato oralmente in diverse versioni concordanti;
  • hadith forte: un’unica versione inoltrata oralmente da uomini di ottima fama.

Una fatwa non può essere basata su un hadith debole, però nel caso dell’omosessualità questa regola sembra non avere il minimo valore. Infatti la maggioranza degli studiosi islamici concorda sul peccato di sodomia, ma non si è mai accordata sulla punizione: giudicano l’omosessualità come atto osceno e peccaminoso, però non osano accordarsi su una condanna a morte. Quindi, perché quella atrocità? Chi è il genio della lampada che ha illuminato quei terroristi di Daesh?

Tutto parte da un Hadith risalente ad un cugino del profeta di nome Ibn Abbas che dice di aver sentito il profeta dire: “Se trovate qualcuno commettere l’abominevole atto del popolo di Lot, uccidete chi penetra e chi viene penetrato, e se trovate qualcuno fare quest’atto con una bestia, uccidete lui e la bestia”. Oltre a questo hadith, ne esistono altri che non riporto qui per evitare di dilungarmi ulteriormente.

Tutti questi detti, però, hanno queste caratteristiche in comune:

  1. Nessuno è classificato come attendibile e, anche se circolano ancora oggi, tutti sono stati giudicati inaffidabili dai più autorevoli studiosi “ortodossi” (per esempio, Bukhari) perché basati su testimoni inaffidabili e spesso kharigiti, espressione di un moralismo violento ed estremista da sempre estraneo all’islam maggioritario.
  2. Spesso trattano situazioni specifiche e sono invece applicati come se fossero norme generali; altre volte indicano una condanna morale e nessuna condanna “penale”.
  3. Utilizzano termini e concetti giuridici nati decenni o addirittura secoli dopo la morte del Profeta.
  4. Il primo musulmano condannato a morte ha visto come mufti il primo califfo Abu Bakr: il forte dibattito che si sviluppò intorno alla sentenza dimostrava come mancasse un’indicazione nel Corano o nell’esempio del profeta Muhammad che incentivasse tale crudeltà e barbarie.

C’è chi dice di bruciare vivi gli omosessuali. C’è chi li butta giù dai tetti per simulare la punizione di Sodoma: a differenza della versione biblica, che narra di una pioggia di fuoco e zolfo, il Corano racconta come tutta la città viene innalzata in cielo, inclusi gli abitanti, poi capovolta e lanciata giù dall’alto, per essere infine bersagliata da una pioggia di sassi inceneriti. C’è invece chi li condanna a anni di galera. Resta il fatto che i diritti delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) nel mondo musulmano rimangano ancora lontani dal vedere la luce alla fine del tunnel a causa dell’ignoranza e della cieca fede che viene posta nel luogo sbagliato: negli uomini invece che nell’umanità.

 

Lyas
©2016 Il Grande Colibrì

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2 commenti

  • Il problema è che spesso si interpretano le Scritture attraverso il filtro della propria cultura particolare e del proprio pregiudizio, ignorando così anche elementi evidenti. Questo è capitato anche nel Cristianesimo che ha frainteso i passi che parlano di omosessualità, facendo danni enormi.

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