Obama e matrimoni gay: negli USA religioni divise

La lotta tra repubblicani e democratici in attesa del voto del prossimo novembre infiamma l’opinione pubblica, dopo la convention repubblicana (Il grande colibrì) e quella democratica (Il grande colibrì) delle scorse settimane. E tra le due compagini sembra ormai determinante la gara ad accaparrarsi il voto cattolico, tradizionalmente più vicino al partito di Barack Obama, ma oggi estremamente incerto a causa delle posizioni su aborto e matrimonio omosessuale. Anche per questo, dopo che il partito di Mitt Romney aveva avuto ospite ad aprire la propria convention l’arcivescovo di New York Timothy Dolan, i democratici hanno pensato bene di invitare lo stesso rappresentante cattolico alla preghiera conclusiva della loro kermesse, con l’imbarazzante risultato, però, di sentirsi fare un discorso contro i matrimoni gay e il diritto di interrompere la gravidanza (The New Civil Rights Movement).

Tuttavia i due temi, che restano ostici per molti seguaci della chiesa di Roma, non sono sufficienti per portare sul versante repubblicano i cattolici di stampo sociale, che apprezzano i provvedimenti sul diritto all’assistenza, sulla cittadinanza e sulla lotta alla povertà varati dal presidente uscente. Per questo, a fronte della partecipazione di una pattuglia di suore domenicane alla convention repubblicana, il più grande raggruppamento di suore degli Stati Uniti (LCWR) sembra ancora propendere per sostenere il partito democratico ed è pronto a mettere in campo il suo “esercito”, nonostante i richiami giunti dal Vaticano (Detroit Free Press).

Del resto il tema del matrimonio omosessuale continua ad agitare il dibattito politico religioso degli Stati Uniti. Cattolico è anche l’arcivescovo Henry Mansell che ha ripreso ufficialmente il suo sottoposto Michael DeVito, colpevole di aver assistito al matrimonio omosessuale del cugino a Suffield (NBC). Mentre non riceve biasimi il reverendo Robert Taylor, primo pastore episcopale apertamente gay, ritiratosi dal suo ruolo nel 2008 a causa di divergenze con i vertici della sua fede, e che oggi è autore di un libro di memorie e riflessioni in cui considera anche il diritto al matrimonio delle persone omosessuali (Yakima Herald).

Più sorprendente appare invece l’incerta ricerca di voti a favore del divieto al matrimonio omosessuale tra la comunità musulmana del Minnesota. Se è vero che molti imam interpellati hanno fatto notare l’inutilità di una norma del genere, considerato che le nozze gay sono già vietate nello Stato americano, va notato come una buona fetta di musulmani sembra orientata sulla posizione esplicitata da Lori Saroya, del Consiglio delle relazioni islamico-americane, che dice: “Il Corano non proibisce il matrimonio gay“, non senza aver fatto notare quanto i musulmani siano ancora discriminati sul lavoro, a scuola e nei diritti civili, ai quali – forse per questo – sembrano più sensibili di altri (Star Tribune).

Ma per qualcuno gli omosessuali che possono sposarsi sarebbero dei privilegiati. E’ il paradossale parere che attraversa la comunità ebraica newyorkese, in cui le donne si lamentano perché il matrimonio gay è più equo di quello eterosessuale, in cui viene loro richiesto di sottomettersi ed ubbidire all’uomo che sposano. E vorrebbero avere accesso allo stesso tipo di nozze oggi riservato agli omosessuali (New York Post).

 

Michele
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