Vietnam: i gay avranno le nozze, non l’accettazione?

Da due anni in Vietnam si discute se riconoscere le nozze gay e, sebbene i sondaggi non siano mai stati confortanti, importanti prese di posizione di uomini politici di primo piano hanno lasciato sperare che l’accesso ad uguali diritti fosse ormai questione di tempo anche nell’estremo sud-est asiatico (ilgrandecolibri.com). Ma l’incertezza è destinata a durare ancora poco poiché entro la fine del mese si concluderà l’iter di modifica alle leggi sulla famiglia e il matrimonio che potrebbe sancire un riconoscimento storico in quest’area. Tanto più che sono passati pochi anni da quando è stata abolita (nel 2000) l’illegalità della convivenza per le coppie omosessuali. E il paradosso è che, a differenza di molti paesi occidentali in cui la lotta per i diritti LGBT ha sfruttato l’autostrada costruita da decine di anni di rivendicazioni del movimento femminista, qui invece la più grande opposizione arriva proprio dall’Unione donne vietnamite, che sentono il matrimonio gay come un tradimento dei valori tradizionali.

Curiosa potrebbe apparire anche la reazione degli attivisti, che credono sia meglio prima far crescere l’accettazione che non introdurre all’improvviso una norma tanto a rischio di essere fraintesa. Thuan Nguyen, direttore della LGBT Inclusive Business Development Initiative di Hanoi, pensa sia meglio vincere prima il pregiudizio, molto radicato tra i vietnamiti: “Molti credono ancora che sia una malattia mentale, poiché è stata tolta dall’elenco appena nel 2001“. E in effetti, ancora tre anni fa, un sondaggio rivelava che l’87% della popolazione considera l’omosessualità come una malattia trasmissibile.

Altri attivisti per i diritti umani, invece, considerano positivo il probabile riconoscimento delle nozze tra persone dello stesso sesso. Tra loro Boris Dittrich, direttore dell’ufficio legale per i diritti LGBT di Human Rights Watch, che valuta tra l’altro l’impatto che una simile svolta avrebbe nei paesi dell’area, che sono estremamente conservatori, come Malesia, Singapore e Birmania. “Un passo del genere – spiega Dittrich – aiuterebbe l’azione dei gruppi LGBT nelle nazioni confinanti, inclusa la Cina, che potrebbero puntare a questo risultato come modello. Sicuramente ci sarebbero effetti in tutta la regione“.

Alla fine è probabile comunque che l’Assemblea nazionale opterà per un riconoscimento delle coppie omosessuali senza tuttavia adottare la formula del matrimonio, rimandando alla prossima revisione delle leggi su famiglia e matrimonio, prevista tra dieci anni, la questione. Ma per allora i gruppi LGBT del Vietnam sperano che la crescita culturale della popolazione permetta di raggiungere il traguardo dell’uguaglianza (thediplomat.com). Ad aiutare a far accettare l’idea che l’omosessualità non sia un problema potrebbe contribuire (o quantomeno questa è probabilmente l’intenzione del presidente Barack Obama) la nomina a nuovo ambasciatore statunitense ad Hanoi di Ted Osius, uomo di grande esperienza della diplomazia nel sud-est asiatico e sposato con un ufficiale del Dipartimento di Stato americano (thanhniennews.com).

Nel frattempo, oltre a far cambiare idea alla popolazione attraverso informazione e presenza costante sul territorio, anche attraverso il Pride che si svolge per le strade di Hanoi dal 2012 (vietnamrightnow.com), sarà bene che molto lavoro venga fatto dalle associazioni LGBT per prevenire la diffusione del virus HIV che, come accade sempre nelle situazioni di stigmatizzazione dell’omosessualità, aumenta esponenzialmente la sua diffusione, come mostrano i dati che indicano un’incidenza crescente dall’11 al 20% ad Hanoi e dal 6 al 14% a Ho Chi Min tra il 2006 e il 2009 (trust.org).

 

Michele
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