Gabon, tutti scarcerati: è giallo sul matrimonio gay

Un matrimonio consuetudinario tra due uomini in Gabon. L’arresto dei presunti sposi. La fuga e la caccia all’uomo nei confronti dell’organizzatore della serata in cui le nozze avrebbero avuto luogo. Una sua lettera ai giornali in cui cerca di spiegare ciò che è successo. E uno sviluppo giudiziario che ci permette di conoscere di più di norme e contraddizioni di questo paese dell’Africa subsahariana. Sembrano gli elementi di un giallo e in effetti il caso mostra più di un elemento di dubbio. Ma partiamo dai fatti: il 29 dicembre viene organizzata una festa privata nella periferia di Libreville, capitale del Gabon. Si vuole celebrare il nuovo anno tra amici e tra gli invitati ci sono molti omosessuali. Secondo il settimanale gabonese Echos du Nord, che innesca le indagini, ci sarebbero state circa cento persone persone e nel corso della serata due uomini (un quarantenne e il suo compagno) si sarebbero uniti secondo la formula del matrimonio tradizionale, suscitando la riprovazione di un migliaio di commentatori su Facebook prima ancora che del giornale stesso.

Dopo la pubblicazione di questo articolo la procuratrice della repubblica cittadina, Sidonie Flora Oude, avvia le indagini e fa arrestare i due uomini, probabilmente perché nessuna legge del Gabon prevede matrimoni tra persone dello stesso sesso, sebbene non esistano norme discriminatorie nei confronti delle persone LGBT ed il paese sia uno dei pochissimi dell’Africa ad aver firmato una dichiarazione non vincolante dell’Onu in cui si chiedeva la decriminalizzazione dell’omosessualità a livello globale. I due “presunti sposi”, che non oppongono resistenza all’arresto, spiegheranno di non aver formalizzato un matrimonio, ma semplicemente la loro unione. La versione non convince la procuratrice, che li trattiene e dispone l’arresto di quattro altri invitati (gabonnews.com).

Mentre sono in corso le indagini, compare sui giornali una lettera scritta dal presunto organizzatore della festa (che riportiamo tradotta qui sotto): si accusa Echos du Nord di aver mentito spudoratamente su quanto avvenuto nel corso della serata e si annuncia l’intenzione dello scrivente – che si dichiara bisessuale – di costituirsi alla polizia, con la richiesta di lasciare liberi gli altri fermati, per i quali è disposto anche a sacrificare la propria vita. Ma si reclamano anche diritti per le persone che si amano, quale che sia l’orientamento sessuale che manifestano (gaboneco.com).

A pochi giorni di distanza, la coppia e gli altri arrestati vengono rilasciati: è acclarato che non abbiano celebrato le proprie nozze con un matrimonio tradizionale, perché questo prevede l’intervento delle due famiglie, mentre alla festa tutti gli invitati erano omosessuali e non parenti dei due protagonisti. “Se il matrimonio avesse avuto luogo, si sarebbe dovuto procedere a perseguire i partecipanti per oltraggio all’ordine pubblico” ha affermato la procuratrice, che ha anche invitato il Parlamento a provvedere a coprire il vuoto legislativo che non prevede norme che regolino (o vietino) le unioni omosessuali (gabonactu.com).

Purtroppo però un intervento politico sarà ben difficilmente favorevole alle persone LGBT. Le reazioni popolari e mediatiche e le credenze religiose della popolazione non fanno ben sperare: sebbene molti gabonesi sostengono che dovrebbero essere riconosciuti, almeno in parte, i diritti per i gay, la maggioranza pensa che il matrimonio omosessuale sarebbe un abominio e anche un rapporto del Dipartimento di stato americano sul paese reputa pericoloso fare coming out nel paese.

 

Michele
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Buongiorno,


quando riceverete questa lettera, io sarò già in prigione. Ormai sono due settimane che la polizia giudiziaria gabonese mi insegue a causa di un articolo pubblicato su Facebook da un pazzo che voleva farsi pubblicità.

La prima pagina di Echos du Nord con la notizia delle nozze
La prima pagina di Echos du Nord

E che ha ricevuto molta più attenzione di quella in cui sperava, dal momento che un giornalista si è affrettato a mettere l’articolo in un giornale, Echos Du Nord, i cui redattori sono degli oppositori che dicono sempre qualsiasi cosa gli vada pur di mettere sotto accusa il potere costituito. Ma ciò che ha reso questo caso lo scoop dell’anno è il fatto che il giornale ha fatto in modo di mettere in prima pagina un articolo con il titolo a caratteri cubitali sul presidente della repubblica gabonese [Ali Bongo Ondimba] e subito sotto un articolo titolato “Il primo matrimonio consuetudinario gay in Gabon”, senza neppure verificare la fonte di questa notizia inverosimile.


Vi spiego come sono andate le cose. Sono andato a trovare un amico a casa sua per chiedergli il permesso di organizzare una festa di fine anno. Lui ha acconsentito e la festa si è tenuta a Libreville la notte del 29 dicembre. E’ stata una festa organizzata tra amici nel quartiere “Le due scuole” tra Beau Séjour e PK8 [due altri quartieri orientali della città]. La festa si è svolta fino alle 4 del mattino, senza che nessuno si sia dato a eccessi e senza che nessuno si sia fatto del male.


Ma quello che riempie di rabbia il sistema giuridico gabonese in tutto questo è il fatto che l’articolo parla del matrimonio tra due persone dello stesso sesso. E l’articolo descrive il maschio della coppia come un uomo sui quarant’anni, cosa che non è vera. I miei amici sono stati arrestati per colpa di questo giornalista corrotto e della leggerezza di questo giornale, Echos du Nord. Io stesso non mi sono reso subito conto che si stava parlando della nostra serata, perché quello che il giornale riferisce è il contrario della verità.


Se mi chiedete: “Gli invitati a questa serata erano gay, bisessuali e lesbiche?”, io vi rispondo di sì. E io sono bisessuale? Sì, vi rispondo, e allora? E’ reato che delle persone che condividono la stessa visione delle cose siano amiche e celebrino insieme il nuovo anno in un posto chiuso dove non fanno altro che mangiare, bere e ballare? Abbiamo passato una serata insieme, mi dispiace! I miei amici sono finiti in carcere e io, attraverso internet, vorrei informare l’opinione pubblica nazionale e internazionale.


Mi hanno telefonato per dirmi che il procuratore della repubblica ha chiamato ieri sera [8 gennaio] per sapere se ero stato catturato dalla polizia. Io ho dormito sotto un ponte e stamattina vi chiedo: fino a quando faremo finta di non sapere che esiste davvero una comunità omosessuale in Gabon e che questa comunità è ancora stigmatizzata dalla popolazione? Tutti hanno dei diritti, anche il più criminale dei sociopatici ha dei diritti. E ci si accanisce contro delle persone di una classe sociale modesta perché non hanno santi in paradiso. Non tutti sono nati con i denti d’oro e con una famiglia corazzata fino all’osso.


Il direttore di questo giornale deve rendere conto e pagare un prezzo elevato per il suo articolo. Io riconosco tutto, dal momento che è per causa mia che i miei amici sono detenuti. Rilasciateli e uccidete me perché sono quello che sono: un bisessuale! Sì, ho detto proprio “bisessuale”, dal momento che ho una fidanzata.


Io non provo disgusto per me stesso e non mento davanti al mio Dio, dal momento che Lui mi conosce fin dal seno di mia madre. Non si possono mobilitare così tante forze dell’ordine per me e per i miei amici, come se avessimo preso a schiaffi la repubblica. Dimenticate che siamo nati tutti uguali? Avete insozzato il mio nome, il nome di mio padre, lo avete gettato nel fango in questo modo: e le prove dove sono? Eccoli i giornalisti dei canali tv che prendono la parola per lanciare accuse contro i figli degli altri affinché vengano uccisi!


Pensate che tutti i gay e tutte le lesbiche che vedete in tutto il mondo abbiano deciso di testa propria di essere quello che sono? Io non voglio più abbassare lo sguardo davanti a tizio o a caio, perché noi abbiamo gli stessi diritti e siamo venuti al mondo allo stesso modo di tutti. Ho scritto a Radio France Internationale, a Africa24 [canale tv globale], alle associazioni per i diritti umani, all’ONU, alla Corte internazionale per far conoscere a tutti la mia esasperazione.


Non mi toglierò la vita, sarebbe troppo facile. Sono un uomo, non un frocio. Da più di vent’anni mi nascondo per non dispiacere quelli che non nascondono il loro odio estremo contro gli omosessuali. Ma non dimenticate che ogni famiglia nasconde il suo gay o la sua lesbica. Non facciamo ai figli degli altri quello che non vorremmo che fosse fatto ai nostri figli.


Chiedo che qualcuno mi dica che cosa mi rimproverate, però rilasciate i miei amici, dal momento che sono in carcere senza motivo. E chiedo che gli istigatori di questa follia giudiziaria e mediatica siano incriminati. Io invece vado a costituirmi alla polizia giudiziaria. Se siete a Libreville, venite all’ingresso del commissariato: mi vedrete entrare.

 

Dayenic Purcell
traduzione di Pier
Scritto da
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