L’Europa sta diventando sempre più omofoba. In particolar modo assistiamo ad un graduale ma insistente regresso nei diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) nel Vecchio continente. L’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Associazione LGBTI internazionale; ILGA) ha chiaramente mostrato questo andamento nella decima Mappa arcobaleno d’Europa, pubblicata qualche giorno fa.
La mappa arcobaleno
La mappa è uno strumento molto utile che ogni anno classifica i 49 paesi europei a seconda di leggi e politiche volte a favorire l’uguaglianza o la discriminazione della comunità LGBTI. Per la prima volta in dieci anni i paesi in questione stanno facendo passi indietro: è una situazione molto allarmante e preoccupante che denota come in generale l’ostilità verso la comunità LGBTQIA stia crescendo, di pari passo con governi sempre più chiusi e autoritari.
La classifica dell’ILGA non è stata stilata tenendo in considerazione soltanto la presenza o meno del matrimonio per persone dello stesso sesso. Infatti la mappa arcobaleno dell’Europa vuole evidenziare l’interconnessione di diversi fattori che influenzano il godimento dei diritti umani, tra cui le leggi antidiscriminatorie, il riconoscimento dell’identità di genere, l’integrità fisica, la tutela dalle minacce e dalla violenza e i diritti della famiglia. Tutti questi fattori vengono considerati come essenziali affinché la comunità LGBTQIA possa godere appieno dei diritti umani.
L’ILGA afferma che il retrocedere della situazione dei diritti in Europa è dovuto al fatto che molte leggi che tutelavano i diritti sono state annullate. Ad esempio, la Polonia non concede più la procreazione medicalmente assistita alla madri single e la Bulgaria ha eliminato tutte le procedure legali e amministrative per il cambiamento dell’indicazione del genere nei documenti per le persone trans.

Violenza in aumento
Se da un lato la mancanza di tutele legali è una delle cause più evidenti di questa regressione, dall’altro lato gli episodi di violenza contro gli omosessuali sempre più frequenti in Europa raccontano anche un’altra faccia della medaglia, cioè una forma di omofobia “culturale” che accomuna tutti i paesi. Ad esempio in Francia le aggressioni ai danni della comunità LGBTQIA stanno aumentando e questo ci fa capire come in realtà le cause di questa regressione non siano soltanto di natura legale.
Sebbene ci mascheriamo con leggi all’avanguardia e tutele, la cultura rimane ancora fortemente diffidente e in questo periodo di crisi, in cui le identità nazionali si sentono minacciate da tutti i fronti, la presunta minaccia omosessuale non è che una delle tante minacce fittizie all’integrità della società, idee ingannevoli che nascono, come tutte le fobie sociali, della paura del diverso.
L’Italia peggiora
Al primo posto nella classifica dell’ILGA abbiamo Malta, che nella scala del rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza ottiene il 90%, seguita da Belgio e Lussemburgo. All’ultimo posto l’Azerbaijan, preceduto dalla Turchia. L’Italia è al 34esimo posto, come l’Ucraina. Quest’anno l’Italia ha ottenuto il 22%, tornando al livello che aveva nel 2015, in forte diminuzione rispetto al punteggio dell’anno scorso (27%).
La domanda che dunque sorge spontanea a questo punto è: che cosa c’è da aspettarsi? Dove arriveremo? Forse è arrivato il momento non solo di aprire gli occhi, ma di agire concretamente contro questa generale inversione di tendenza. Perché non è accettabile che i diritti di milioni di cittadini siano calpestati e ignorati solo a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere.
Antonella Cariello
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foto: Il Grande Colibrì / myrockethasnobrakes (CC BY-SA 2.0)


