MigraBO’, un aiuto per i migranti LGBT di Bologna

MigraBO’ LGBTQI è un gruppo nato a Bologna nel 2012 con lo scopo di aiutare ed assistere le persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender, queer e intersessuali) immigrate in Italia e provenienti da qualsiasi paese nel loro processo di integrazione nella comunità “arcobaleno”. Il gruppo è costituito da una rete di associazioni che operano a Bologna e in provincia sulle tematiche del genere e della migrazione. MigraBO’ LGBTQI offre supporto e assistenza a chi intenda presentare nel nostro paese una domanda di asilo basata sul proprio orientamento sessuale o sulla propria identità di genere in tutte le fasi, in particolare nella compilazione della domanda. Inoltre il gruppo si occupa di accoglienza e inclusione delle persone migranti LGBTQI attraverso occasioni di socialità, confronto, ascolto e sostegno psicologico. Tutti questi servizi sono gratuiti e garantiscono il massimo anonimato. Li abbiamo incontrati.


Come vi è venuta l’idea di creare un gruppo che si rivolge esclusivamente agli immigrati LGBTQI?

L’idea principalmente era nata grazie a due dei fondatori che all’epoca erano volontari dell’Arcigay di Bologna. Per tanto tempo ci avevano pensato, ma senza mai trovare il modo di realizzare un progetto di questo genere. Con le ultime rivoluzioni nel mondo arabo e in Africa e le loro implicazioni per i diritti delle persone LGBT, hanno pensato che era giunta l’ora di intraprendere questa strada. D’altronde, in una città come Bologna, nota per la sua storia di lotta per i diritti in generale e per i diritti degli omosessuali in particolare, sembrava insensato non avere ancora nessun interesse verso i migranti LGBTQI, nonostante esistessero già numerose associazioni che si occupano di immigrazione e altre di genere, ma mai delle due tematiche insieme

Quindi avete cercato di collegare le realtà di volontariato che già operavano nella provincia di Bologna?

Esattamente. Con la nascita del gruppo abbiamo cercato di creare una rete che collegasse tutte queste realtà per offrire un appoggio e un punto di riferimento a persone emarginate dalle loro comunità e dalla comunità LGBT stessa. Ci teniamo ad essere riconoscenti in particolare al Cassero, l’Arcigay di Bologna, per l’ospitalità che ci ha dato nei primi mesi e senza la quale il progetto MigraBO’ non sarebbe potuto venire alla luce.

Dal 2012 fino ad ora, cosa è riuscito a fare MigraBO’?

Innanzitutto, la prima cosa che abbiamo pensato di fare è stata l’organizzazione di un ciclo di formazione di cinque incontri, per formarci sulle questioni basilari che un volontario in questo campo dovrebbe sapere, partendo dall’importazione del modello omosessuale inglese in Italia e in Europa fino allo studio delle varie tipologie di domanda di asilo politico e delle questioni legate all’ottenimento dello status di rifugiato, delle diverse tipologie di permesso di soggiorno per stranieri non comunitari, del diritto alla salute per gli immigrati regolari e non. Poi, per concludere, abbiamo affrontato il discorso tanto complesso dell’accoglienza degli immigrati.

E dopo questo ciclo di formazione?

Abbiamo seguito alcuni casi di richiedenti asilo, che però alla fine si sono tirati indietro per problemi personali e/o familiari. Poi, nell’autunno del 2012, abbiamo organizzato un nuovo ciclo di formazione di tre date, concentrandoci su protezione internazionale, salute dei migranti e transgenderismo. Inoltre abbiamo presentato, con grande successo, in collaborazione con la biblioteca Cabral il primo libro scritto in lingua italiana sull’omosessualità nelle culture e nelle letterature arabe e persiane. A maggio di quest’anno, invece, abbiamo presentato un libro di racconti brevi di testimonianze di alcune decine di migranti. Durante i mesi precedenti all’estate alcuni di noi hanno avuto la possibilità di assistere altri richiedenti asilo provenienti da Pakistan, Iran, Egitto e Algeria.

Quali sono le difficoltà che avete affrontato nel vostro percorso?

Trattando tematiche legate alla sessualità, la più grande difficoltà che abbiamo trovato è stata quella di imparare il modo più adatto per approcciarci a persone con background, culture e tradizioni diverse da quelli italiani. Anche se al nostro gruppo collaborano anche persone migranti, non siamo ancora riusciti a superare le barriere che dividono, da tanti anni, le varie comunità dei migranti da quella italiana. Bisogna ammettere che il discorso dell’integrazione tocca entrambe le parti, da un lato perché la maggioranza delle comunità “minoritarie” tende a rinchiudersi, per tanti motivi, e dall’altro perché la società italiana sta ancora imparando ad accettare ed accogliere ciò che per lei è estraneo, visto che il fenomeno migratorio è considerato abbastanza recente nel nostro paese.

E la burocrazia?

Per quanto possa sembrare banale, la burocrazia amministrativa costituisce un vero ostacolo per tutti, ma per un immigrato “regolare” nuovo arrivato che a malapena riesce a capire quel che gli viene detto… Sappiamo quanto sia difficile poter sopravvivere a giornate intere di file indiane per un documento, figuriamoci quando si tratta di stranieri non comunitari irregolari!

Quali sono, secondo voi, i bisogni principali degli immigrati?

Al primo posto viene il lavoro. E quando si parla di crisi economica, diciamo che tocca a tutti soffrirne. Crediamo che, partendo dal presupposto che la maggior parte degli italiani ha una famiglia o amici che possono dar loro anche solo un piccolo aiuto, un migrante soffra di più quando rischia di perdere il suo tetto perché non può permettersi il costo di un posto letto. Al secondo posto mettiamo il diritto alla salute. Tanti migranti che abbiamo incontrato non si facevano visitare da un medico per paura di non poter affrontare le spese di un’eventuale cura. Purtroppo c’è mancanza di informazione: crediamo che i canali utilizzati per arrivare alle comunità migranti non siano del tutto efficaci.

L’integrazione sta al terzo posto. Il sentirsi parte di una società accogliente potrebbe apparire non tanto significativo per alcuni, ma la verità è che l’appartenenza ad una comunità offre delle opportunità di crescita che l’esclusione e la separazione non possono dare. Per questo, uno dei pilastri sui quali è stato creato il nostro gruppo è proprio l’integrazione. Questi tre punti possono rappresentare, secondo noi, l’inizio del percorso verso una società più aperta mentalmente, più accogliente e più solida, dove il migrante può sentirsi a casa dando il meglio di sé e partecipando alla crescita del paese.

E per quanto riguarda la specifica categoria dei migranti LGBT?

Crediamo che la comunità LGBT italiana non debba imporre il modello omosessuale ormai prestabilito a persone che si rifiutano di classificarsi ed etichettarsi in questo modo. Vogliamo che il mondo LGBT accolga i migranti omosessuali per come sono, senza discriminazioni di genere, identità sessuale o di religione. Speriamo di poter assistere al giorno in cui una leader o un portavoce omosessuale sarà un persona migrante, come già possiamo osservare in altri paesi europei.

Con l’emergenza Nord Africa dello scorso anno, si è parlato di “falsi” omosessuali che avrebbero richiesto protezione internazionale. Voi come volontari, che principalmente offrite assistenza nella compilazione delle domanda d’asilo politico a chi ha intenzione di presentarla, come agireste di fronte a un eventuale “approfittatore”?

Non è nostro interesse fare una “caccia all’approfittatore”. In fondo è assolutamente normale aiutare delle persone in buona fede, se poi qualcuno se ne approfitta questo non sminuisce il nostro scopo.

E con la probabile nuova emergenza proveniente dal Medioriente, come pensate di operare? Avete già un piano per l’accoglienza di nuove richieste di asilo politico da persone LGBT?

Purtroppo siamo ancora un gruppo piccolo, con pochi volontari, e non possiamo permetterci di fare tanto, tuttavia siamo e staremo in contatto con le varie associazioni e i diversi enti operanti sul territorio bolognese e in altri paesi, pronti ad accogliere qualsiasi richiedente per dare assistenza e fare tutto quello che possiamo.

Come si possono contattare i volontari di MigraBO’?

Innanzitutto, abbiamo una pagina su facebook.com. E poi abbiamo anche una mail: migrabolgbt@gmail.com.

 

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