“Morte ai gay”: il Malawi giudica il politico omofobo

protesta contro le leggi anti-gay in Malawi
Manifestazione contro le leggi anti-gay in Malawi

Alla fine del 2015 la questione dell’omosessualità in Malawi sembrava che stesse per prendere una svolta positiva. Uno degli elementi che portarono il governo malawiano a rimettere in discussione le proprie leggi fu un episodio del dicembre precedente: una squadra di sorveglianza svaligiò la casa di due uomini e accusò questi ultimi di sodomia, costringendoli a sottoporsi ad esami per l’HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili.

Il governo del Malawi ribadì allora che era in vigore una moratoria sulle leggi contro l’omosessualità, in attesa di decidere se abrogare o meno la legislazione in materia e adeguarsi alle richieste avanzate dalle Nazioni Unite. Lo riportò il ministro della Giustizia, Samuel Tembenu, il quale aggiunse che sarebbe stato consultato anche il popolo del Malawi e che, nel frattempo, ordinò il rilascio dei due uomini. Molti cittadini malawiani si dichiararono contrari alla decisione, temendo che il loro Paese potesse non essere più considerato una “nazione di Dio”, e vari leader religiosi esortarono il governo a non cedere alla pressione occidentale [Il Grande Colibrì].

Ken Msonda del Democratic Progressive Party (Partito progressista democratico; DPP), un personaggio decisamente influente nella politica omofoba malawiana odierna, paragonò gli omosessuali ai cani e scrisse che “andrebbero uccisi uno per uno” [Il Grande Colibrì]. Le sue dichiarazioni erano, in particolare, un attacco a Peter Mutharika, presidente del Malawi dal 2014, che si era dimostrato aperto a un dialogo con le comunità LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) del paese.

In seguito a queste affermazioni le Nazioni Unite espressero il loro dissenso: “Siamo preoccupati che questo episodio possa dare un messaggio pericoloso e che possa indurre terzi a uccidere persone gay, in particolar modo quando legittimate dalle autorità che a tutti gli effetti incoraggiano attacchi e reazioni violente nei confronti delle comunità gay e lesbiche del Malawi”. Rupert Colville, portavoce delle Nazioni Unite, si appellò al codice penale malawiano secondo cui uccidere è contrario alla legge.

Ma già nel febbraio 2016 un giudice di Mzuzu incitò la polizia a riprendere ad arrestare chiunque avesse rapporti “contro natura” e dichiarò la moratoria illegale [Il Grande Colibrì].

Domani la Corte suprema ascolterà la decisione del giudice Andrew Nyirenda, che decreterà se le dichiarazioni di Msonda sulla necessità che gli omosessuali paghino con la vita siano di sua competenza: due dei principali attivisti del Malawi per i diritti delle minoranze – Gift Trapence e Timothy Mtambo – hanno fatto richiesta alla corte per una revisione giurisdizionale, dopo che il direttore della pubblica accusa ha sospeso la questione.

I due attivisti hanno esposto alla corte il post su Facebook e la trascrizione di un’intervista radiofonica con Joy Radio in cui Msonda dice ripetutamente che gli omosessuali non hanno (e presumibilmente, non debbano avere) diritti in Malawi e che meritano di essere uccisi. L’avvocato che rappresenta i due attivisti, Mwiza Nkhata, ha dichiarato che il giudice certificherà se la questione sia effettivamente un affare costituzionale; questione che deve essere gestita da un collegio di tre giudici.

Dopo il post su Facebook di Msonda, la Malawi Law Society (Società giuridica del Malawi; MLS) ha rilasciato una dichiarazione che richiede alle autorità di indagare sulle sue “osservazioni”. Il corpo degli avvocati ha chiesto alla Malawi Human Rights Commission (Commissione per i diritti umani in Malawi) e alla polizia di investigare la questione e prendere provvedimenti adeguati. Inoltre, MLS ha asserito che le osservazioni di Msonda costituiscono incitamento all’odio e all’omofobia. Ma il politico ha ripetuto: “Confermo quel che ho detto e lo ripeterò davanti al giudice: gli omosessuali non hanno diritti in Malawi e per questo devono essere arrestati” [Nyasa Times].

Attendiamo i risvolti di questa faccenda scabrosa, confidando che certe politiche omofobe non vengano più assecondate.

 

Shamsa e Sveva Basirah
©2017 Il Grande Colibrì

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