Arcobaleno daltonico: sguardi etnici sulle priorità gay

“Paese che vai, urgenze che trovi”: potremmo adattare anche alle questioni LGBT la saggezza popolare e non ci apparirebbe strano che in alcune nazioni siano sentite di più necessità che altrove sembrano superate. E’ ovvio per ciascuno, per esempio, che in Scandinavia alcuni diritti siano dati per acquisiti mentre in gran parte dell’Africa si lotti ancora per non essere discriminati. Ma perfino all’interno di una stessa nazione ci appare naturale che non tutte le zone del paese abbiano lo stesso grado di accettazione e le stesse priorità: le città sono generalmente più tolleranti delle campagne, le zone ricche danno normalmente meno problemi di quelle disagiate economicamente, le regioni con un’impronta più religiosa sono aperte in minore misura di quelle più laicizzate.

Tutto giusto, tutto vero. Ma a volte ci sono anche realtà diverse all’interno dello stesso luogo, o letture diverse della realtà, o modi di viverla (e di subirla). Soprattutto se all’interno di uno stato esistono comunità o etnie che, benché la legge garantisca ormai l’uguaglianza, sperimentano quotidianamente un impari trattamento da parte di quello che li circonda. Si spiega così il risultato dell’interessante sondaggio proposto dal Black youth project (blackyouthproject.com) a 1.500 giovani americani bianchi, ispanici e neri nello scorso giugno: questi risultati mettono infatti in evidenza alcune differenze importanti di cui le organizzazioni LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) dovrebbero fare tesoro. E non solo negli USA.

Si scopre allora che ci sono urgenze più sentite da una comunità etnica piuttosto che da un’altra e che ci sono sensibilità maggiori laddove ci sono meno garanzie. Per esempio, se i giovani bianchi sono più sensibili al tema del matrimonio omosessuale, per gli ispanici l’urgenza maggiore è il bullismo mentre i ragazzi neri sono ancora allarmati dalla diffusione di AIDS e HIV.

Ma anche nell’individuare le persone discriminate tra i gruppi la percezione è molto diversa. Per i bianchi a subire disparità di trattamento sono principalmente i musulmani americani, le persone transgender e gli omosessuali, secondo gli ispanici i più colpiti dalle discriminazioni sono principalmente le persone omosessuali, seguite da trans e musulmani, mentre i giovani neri individuano ancora come principali vittime delle discriminazione gli afroamericani, seguiti da trans e musulmani. Da notare che tutti i tre gruppi individuano come meno vittime di differente trattamento, tra i gruppi proposti, le donne eterosessuali.

Al di là delle distanze, è comunque possibile trovare una chiave di lettura comune: per esempio, nonostante le percentuali molto diverse (64% per i bianchi, 74,9% per gli ispanici e addirittura 80,2% per i neri) i giovani oggetto della ricerca ritengono che l’attenzione data al matrimonio egualitario, pur importante, abbia distolto la comunità da altre importanti istanze che coinvolgono le persone LGBT.

Ma le strade tornano a dividersi se si valutano le istanze promosse dalle organizzazioni LGBT rispetto a quelle percepite dalle comunità etniche a cui appartengono i ragazzi intervistati: secondo la maggioranza dei bianchi (57,3%) e degli ispanici (54,1%) c’è consonanza tra le battaglie portate avanti dal movimento gaylesbico, mentre il 58% dei neri ritiene che le istanze siano molto diverse.

E se è vero che per tutti (con piccole differenze) è importante che le organizzazioni LGBT si occupino di garantire maggior forza alla prevenzione e alla cura di HIV e AIDS e alle lotte per eguali diritti di lavoro alle persone LGBT, i bianchi si dimostrano meno sensibili di neri e ispanici nel difendere i diritti delle persone transgender sia a livello di coperture assicurative che per quanto riguarda la sensibilizzazione delle forze di polizia sulle loro problematiche e a favorire le organizzazioni che offrono servizi ai giovani LGBT. E all’opposto si dichiarano più sensibili sul tema dell’adozione da parte di coppie omosessuali e su quello del matrimonio, rispetto a quanto non lo siano ispanici e, soprattutto, neri.

A chiusura della presentazione del sondaggio, Jon Rogowski e Cathy J. Cohen di Black youth project osservano che i dati offrono un aiuto alle organizzazioni LGBT americane perché, dopo un decennio di grande attenzione al tema del matrimonio omosessuale, costellato da grandi vittorie sia in termini di riconoscimenti legali sia per come si è modificata l’opinione pubblica sull’argomento, siano ora capaci di prestare attenzione anche ad altre tematiche che i giovani, specie di colore, richiamano all’attenzione: “Molto è stato fatto negli ultimi dieci anni, soprattutto attraverso il movimento per l’uguaglianza del matrimonio. Ma, come i giovani di colore ci hanno ricordato, la lotta è tutt’altro che finita“.

 

Michele
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