I musulmani progressisti: “Allah benedica la Francia”

Questo è il messaggio che ha unito CALEM (Confederazione delle associazioni LGBT, euro-africane o musulmane), MPF (Musulmane progressiste e musulmani progressisti di Francia) e HM2F (Omosessuali musulmane e musulmani di Francia) dopo gli attentati a Parigi e in Francia.

Dopo gli attentati che non cessano di scuotere la Francia e di indignare il mondo intero, al di là di discorsi magniloquenti che il più delle volte ci lasciano sordi, vorremmo dare la parola ad alcune di quelle persone sconosciute tra le nostre e i nostri simpatizzanti che sempre più spesso sui social network stanno condannando ogni forma di dogmatismo religioso, che è un pensiero che non ha nulla a che spartire con quella tradizione spirituale pacifica che per noi è l’islam.

Alcune e alcuni tra noi si interrogano sul concetto del “vivere insieme” all’interno della Repubblica unica e indivisibile:

Questa sera sono Charlie. Anche se molto spesso non ero d’accordo con le caricature che facevano sul nostro Profeta Maometto (la pace e la benedizione su di lui), questo giornale non è altro che l’espressione di quella stessa libertà che mi permette di praticare la mia religione liberamente. Sono Charlie perché questo giornale, attraverso le sue critiche rivolte non all’islam, ma – bisogna sottolinearlo – ad alcuni musulmani, mi ha permesso di esaminare il modo in cui vivevo la mia religione, di esaminare la mia coscienza e il mio cuore domandandomi se fossi davvero vicino agli insegnamenti del Profeta, che ha insegnato il perdono, l’amore per coloro che lo maltrattavano e che vivevano nell’ignoranza dell’islam, la pazienza nei momenti difficili. Sono Charlie perché “l’inchiostro del sapiente è più sacro del sangue dei martiri“. Con grande emozione, voglio sostenere le famiglie delle vittime di atti di barbarie compiti nel nome di una religione che non è la mia.

Alcune e alcuni intellettuali condannano senza riserve questi attentati che non hanno nulla a che vedere con quella nostra tradizione spirituale pacifica che è l’Islam:

Quello che è successo a Parigi è angosciante. E’ stato compiuto nel nome dell’islam, ma questo non è il mio islam e non è neppure l’islam della stragrande maggioranza dei musulmani. Prima o poi dovremo riuscire a fermarci un attimo per posare le vere domande che danno fastidio! Per ora, dobbiamo gridare alto e forte che questi omicidi sono, da ogni punto di vista, ingiustificabili!

(Asma Lamrabet, famosa femminista islamica marocchina)

Altri cercano rifugio nel cuore delle teorie dell’educazione:

Qualche giorno prima di questo attacco che ci riunisce (o che ci allontana dagli altri), J.C. Amesein scriveva: “Ogni tipo di educazione dovrebbe essere un modo di ricordare che gli altri visi, le altre persone, le altre forme di comunicazione, gli altri modi di vivere sono tanto ricchi, ammirevoli e unici, tanto strani e meravigliosi quanto quelli che ci sono familiari. Ogni tipo di educazione, ogni tipo di cultura dovrebbe favorir lo sviluppo di quella che chiamiamo la teoria dello spirito o dell’empatia, cioè quella nostra innata e spontanea capacità di condividere la vita interiore degli altri e di metterci nei panni degli altri al di là del linguaggio, al di là delle parole, al di qua delle parole. E’ la capacità di vivere sé stessi come un altro, come un altro al tempo stesso simile e diverso da sé“.
(Paul Ricoeur)

Altri ancora interrogano Dio attraverso famosi teologici:

Uccidere un uomo – scriveva Castellion a Calvino dopo l’esecuzione di Servet – non significa difendere una causa, significa uccidere un uomo“. Il blasfemo non è colui che deride la religione, ma colui che uccide in suo nome. Il Dio a cui credo io chiede di rispettare e di servire la vita. Chi condanna e uccidere è diabolico e il dio che invoca si chiama Satana.

André Gounelle

Infatti

Il sogno di Dio è che voi ed io e ciascuna e ciascuno tra noi comprenda che siamo una famiglia, che siamo fatti per vivere insieme, per fare il bene e per provare compassione.

Desmond Tutu

Vogliamo infine aggiungere che le nostre associazioni sono riuscite a comunicare sempre meno e i più progressisti tra noi sono sempre meno ascoltati in mezzo a una cacofonia mediatica sempre più violenta. Con mezzi logistici e finanziari estremamente limitati, ci siamo concentrati sulla formazione di un numero crescente di imam inclusive e inclusivi, che affianchino i nostri membri fondatori. Abbiamo dato vita a un manuale di formazione di 400 pagine per le imam e gli imam, in collaborazione con le nostre associazioni sorelle a livello internazionale. Vogliamo credere che questo lavoro da formiche, fatto di compassione e di aiuto reciproco nelle comunità e tra le comunità all’interno della Repubblica, porterà presto i suoi frutti di pace e di amore. E, come dice molto bene il rapper francese Abd Al Malik, “che Allah benedica la Francia” [titolo del suo lungometraggio].

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