Musulmani, ebrei e cristiani uniti dall’orgoglio gay?

Neil Howard (CC)

Fleeing Homophobia: quant’è difficile l’asilo per i gay!
Diritti LGBTQ* in Uganda, un documentario a Milano
America, un nuovo organismo contro le discriminazioni
L’avventurosa vita di Holmes, pornografo e filantropo

MOI E’ iniziato ieri e si concluderà il 13 novembre l’emozionante viaggio in Israele e Palestina organizzato da HM2F (collettivo cittadino dei/lle musulmani/e di Francia), Beit Haverim (gruppo ebreo gay e lesbico di Francia) e David & Jonathan (movimento omosessuale cristiano). La potenza simbolica di questo evento sta tutta lì, nel riuscire a interpretare la diversità religiosa non come occasione di divisione e di scontro, ma come spunto di incontro e di confronto. In fondo, sono più gli elementi che uniscono i credenti dei tre monoteismi (il valore della pace e della solidarietà, lo spirito di accoglienza e di condivisione, l’amore per il prossimo e per un Dio che, se cambia nome nelle bocche dei suoi fedeli, non cambia la propria sostanza). Ad unire le tre associazioni francesi è anche la richiesta del rispetto dei diritti delle persone LGBTQ* e della loro spiritualità. Il viaggio, che ha ottenuto le lodi e il sostegno anche di Bertrand Delanoë, il sindaco dichiaratamente gay di Parigi (Beit Haverim), ci ricorda come la bandiera arcobaleno non simboleggi solo l’orgoglio di chi vive la propria sessualità liberamente, ma anche il desiderio di pace tra i popoli. Tocca a ciascuno di noi non dimenticarcene e non lasciare che qualche colore si spenga per colpa dei nostri silenzi (segui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

CRONACA Se è vero che ben il 15% dei richiedenti asilo in Italia chiede protezione a causa di discriminazioni legate all’orientamento sessuale (Il grande colibrì), non è da sottovalutare il progetto Fleeing Homophobia, promosso dalla Vrije Universiteit di Amsterdam e dall’associazione LGBTQ* olandese COC, in collaborazione con, tra gli altri, i giuristi italiani di Avvocatura per i diritti LGBT / Rete Lenford. Nell’ambito del progetto, è stato ora pubblicato un interessante studio (VU) che mostra come, purtroppo, nell’Unione Europea troppo spesso non vengano rispettate le convenzioni internazionali ed europee. In particolare, le domande di protezione internazionale delle persone LGBTQ* ricevono spesso una risposta negativa solo perché le decisioni delle istituzioni sono troppo intrise da stereotipi e pregiudizi o persino da assurdità, purtroppo molto diffuse, come l’idea che, per evitare di essere perseguitate, le persone LGBTQ* dovrebbero semplicemente nascondersi… Un ampio ventaglio di queste idiozie – idiozie pericolosissime – ce l’hanno offerto in questi mesi sopratutto i giudici del Regno Unito (Il grande colibrì).

MOVIMENTO Mercoledì 9 novembre, alle 19.30, il gruppo IO – Immigrazioni e Omosessualità di Arcigay organizza a Milano (via Bezzecca 3) la proiezione di “The Kuchus of Uganda” della svedese Mathilda Piehl. Il documentario racconta una delle comunità LGBTQ* più oppresse del mondo attraverso le testimonianze dei coraggiosi membri di Sexual Minorities Uganda (SMUG), una confederazione di quattro associazioni impegnate per il rispetto dei diritti delle persone LGBTQ*, che in Uganda, nonostante le rassicurazioni dei giudici inglesi (Il grande colibrì), rischiano di essere incarcerate o addirittura ammazzate come David Kato, attivista dello SMUG ucciso in circostanze ancora da chiarire… Ma niente paura, tra qualche tempo gli omosessuali potrebbero essere assassinati direttamente dallo stato: c’è anche la pena di morte tra i provvedimenti contro l’omosessualità proposti da un disegno di legge appoggiato con fervore dalle chiese cristiane (Il grande colibrì).

MONDO La Commissione Inter-Americana dei Diritti Umani (IACHR), organo autonomo e consultivo dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), ha deciso di istituire al proprio interno una Unità dei Diritti delle Persone LGBTI, per poter monitorare in modo più sistematico e approfondito le violazioni e le discriminazioni perpetrate in tutto il Nuovo Continente. La nascita dell’Unità è motivata dal gran numero di casi di persone licenziate, imprigionate, minacciate ed escluse, quando non violentate o uccise, a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. Nel corso degli anni la Commissione ha cercato di arginare questi fenomeni attraverso pubbliche denunce, attività promozionali, report e dossier, ma senza ottenere i risultati sperati, dal momento che sono ancora troppe le situazioni di grave crisi, dal bullismo omofobico dilagante negli Stati Uniti (Il grande colibrì) alle torture ecuadoregne per “guarire” il lesbismo (Il grande colibrì).

SESSUALITA’Arresti per oscenità, irruzioni dell’FBI, amori non corrisposti, dildo di onice, Studio 54, bordelli gay, Golda Meir, Sylvester, HIV, pannocchie di mais, Calvin Klein e un derivato della polvere d’angelo chiamato TT1. Roba che dà alla testa, senza dubbio“. E tutto questo nella vita di un solo uomo, Chuck Holmes, il fondatore dei Falcon Studios, una delle case di produzione pornografiche omosessuali che hanno maggiormente plasmato l’immaginario erotico dei gay di tutto il mondo. Ora il regista statunitense Michael Stabile vorrebbe raccontare l’incredibile esistenza di questo protagonista semi-sconosciuto della storia della sessualità, arricchitosi con i film erotici per poi donare gran parte delle sue ricchezze alla causa dei diritti LGBTQ*, in un documentario. Peccato che, dopo aver già raccolto numerose testimonianze, manchino ancora almeno 25mila dollari per far proseguire il progetto. E allora è partito il fund raising su Internet (Kickstarter).

 

Pier
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