Nepal, niente elezioni per il candidato trans comunista

manifestazione del partito comunista del nepal
Una manifestazione del Partito Comunista del Nepal

Il Nepal, come l’India, è molto aperto verso le hijra (persone con un corpo biologicamente maschile, ma che, identificandosi in un “terzo sesso”, adottano abbigliamento e comportamenti tipicamente femminili) e ha sviluppato nel corso dell’ultimo decennio leggi per incoraggiare l’inserimento e la protezione delle persone transgender nella società: dal 2007 si può autodeterminare il proprio sesso e dal 2011, per chi non si identifica nei due sessi binari, è possibile inserire come genere il cosiddetto “terzo sesso”. Ma certamente tutto questo non basta a eliminare le discriminazioni nei confronti delle persone trans.

“Né maschio né femmina: niente elezioni”

Il Nepala Kamyunista Parti – EMaLe (Partito Comunista del Nepal – Marxista-Leninista Unificato; CPN – UML) ha offerto a Badri Pun la candidatura a vice-presidente di Annapurna, la sua città natale, nel distretto di Myagdi. Pun ha 40 anni ed è un transessuale FtM (dal femminile al maschile). Per questo motivo non ha potuto candidarsi alla carica che gli è stata offerta: l’ufficiale Kedar Archaya ha respinto la sua candidatura sostenendo che non poteva ammetterla perché Pun non è né maschio né femmina e le regole della commissione elettorale non prevedono la nomina di una persona appartenente al terzo sesso (cioè transgender).

Le regole dell’alternanza dei generi, sostiene Archaya, richiedono che, se il CPN – UML candida a presidente un uomo, la carica di vice-presidente dovrà essere assegnata a una donna: Pun “avrebbe dovuto parlarne con il suo stesso partito”, taglia corto l’ufficiale. Pun non rimarrà in silenzio e non passerà sopra l’accaduto. Ha promesso di combattere: porterà alla Corte di Pokhara i nomi di altre città in Nepal dove le persone trans si sono candidate a cariche politiche [My República].

“Includere le persone trans nella società”

I membri della comunità transgender in Meghalaya (stato nel nord-est dell’India), invece, hanno ricevuto una promessa: l’impegno da parte di chi si occupa dei servizi legali e di altri soggetti del governo di proteggerli e sostenerli. La decisione è maturata durante un workshop statale, organizzato da Solidarity and Action Against the HIV Infection in India (Solidarietà e azione contro le infezioni da HIV in India; SAATHII) e da un’alleanza che punta a migliorare la vita e le esperienze delle persone trans, la All Manipur Nupi Manbi Association (Associazione transgender di tutto il Manipur; AMANA), in collaborazione con l’Autorità per i servizi legali dello stato del Meghalaya (MSLSA).

“Le persone transgender in Meghalaya e nel mondo sono estremamente vulnerabili alle molestie, alla discriminazione, alla violenza e alla violenza sessuale, con conseguente violazione dei loro diritti umani”, dice Santa Khurai, segretaria di Amana [The Times of India]. Parlando a nome dell’Autorità per i servizi legali del Meghalaya, W. Diengdoh ha affermato che l’agenzia vuole portare i cittadini a conoscere i problemi delle persone transgender e anche rendere le persone trans consapevoli dei loro diritti.

Santa Khurai, segretaria dell’Amana, Ramakrishnan, vicepresidente di SAATHII, e Biswa Bhusan Pattanayak, sempre di SAATHII, hanno richiesto congiuntamente che le persone transgender siano incluse nella società attraverso misure specifiche, come la formazione di un consiglio per il loro benessere che elimini il bullismo nelle scuole.

“Diritti indipendentemente dal sesso assegnato”

Questa richiesta è in linea con il giudizio della Corte suprema richiesto dall’Autorità indiana per i servizi legali nazionali (NALSA) nell’aprile 2014, che riconobbe la necessità di concedere la piena cittadinanza e la protezione dei diritti indipendentemente dal sesso assegnato alla nascita.

Tra i diritti riconosciuti c’erano l’identità di genere come maschio, femmina o come terzo genere sulla base dell’autoidentificazione, il sostegno alle classi più povere per il percorso di transizione, il tenere in conto i problemi che le persone transgender devono affrontare (come per esempio paura, vergogna, disforia di genere, pressione sociale, depressione, tendenze suicide e stigma sociale) e infine misure adeguate per fornirgli assistenza medica negli ospedali, migliorare gli ammortizzatori sociali e aiutarle a ritrovare il rispetto e un posto nella società.

 

 

Ginevra
©2017 Il Grande Colibrì

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