Scandalo Netanyahu: il premier d’Israele è revisionista

Le notizie di questa settimana:
1. Scandalo Netanyahu: il premier d’Israele è revisionista
2. Stati Uniti e Australia, basta silenzio sull’islamofobia
3. La Libia nel caos rimpiange Gheddafi e subisce l’ISIS
4. La vita dei rifugiati siriani in Libano nelle foto di Imam
5. Siria, la Francia cerca una soluzione politica alla guerra

Scandalo Netanyahu: il premier d’Israele è revisionista
Hitler voleva solo espellere gli ebrei, ma poi il gran mufti di Gerusalemme lo convinse a sterminarli: il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso queste fantasie gravissime tanto dal punto di vista storiografico (sono false e sono già usate dai negazionisti per tacciare la Shoah come “invenzione sionista“) quanto da quello politico (minimizzano le colpe naziste e isolano Israele). Per questo storici e politici israeliani sono in prima fila a condannarle [ynetnews.com]. Intanto alhayat.com, condannando il comportamento “ingiustificabile” del gran mufti, accusa Netanyahu di ricercare lo shock a tutti i costi per nascondere le difficoltà e “demonizzare i palestinesi“. Per electronicintifada.net, “i movimenti nazionalisti dei paesi colonizzati dai britannici, compreso quello indiano, hanno avuto simpatie per la Germania nazista non per affinità ideologica, ma per odio verso il colonizzatore“.

Stati Uniti e Australia, basta silenzio sull’islamofobia
Il candidato democratico alla Casa Bianca Bernie Sanders ha ricordato in un comizio alla George Mason university le proprie origini ebraiche e la morte dei genitori in un campo di concentramento, ma nel farlo ha abbracciato una studentessa musulmana promettendo di lottare contro il razzismo e l’islamofobia che appestano gli USA da troppi anni [thehill.com]. Intanto in Australia un esperimento condotto dalla professoressa Bianca Farmakis dell’Università di Sidney ha evidenziato come la maggioranza della comunità esterna al campus reagisse con sospetto alla presenza di ragazze velate, ma ha anche fatto emergere molta solidarietà da parte di altri studenti e di attivisti [thebigsmoke.com.au].

La Libia nel caos rimpiange Gheddafi e subisce l’ISIS
Quattro anni dopo l’uccisione di Gheddafi, la Libia non è sicuramente un posto migliore dove vivere: imperversa la guerra civile, i servizi pubblici non funzionano e perfino andarsene dal paese è difficile, perché quasi tutte le ambasciate e i consolati stranieri sono stati chiusi, rendendo necessario recarsi in Tunisia per ottenere un visto per un viaggio legale all’estero [thenational.ae]. Intanto aumenta l’influenza del gruppo terrorista Stato islamico, che fino a poco tempo fa si avvaleva anche della propaganda di tre donne, probabilmente britanniche, che sui social network invitavano i musulmani occidentali a unirsi all’ISIS in Libia perché “è più facile venire qui che viaggiare in Turchia” [theguardian.com].

La vita dei rifugiati siriani in Libano nelle foto di Imam
Omar Iman è un fotografo di origine siriana che vive a Beirut e che ha documentato come vivono i suoi connazionali fuggiti in Libano a causa della guerra civile che insanguina la Siria da oltre quattro anni. Il suo progetto “Vita, Amore, Rifugiato” parla delle difficoltà di vivere in un nuovo paese e del desiderio di continuare a sentirsi umani: “Ho fatto fotografie complesso, simboliche e surreali, per affrontare la situazione psicologica dei miei soggetti. Volevo distruggere le aspettative del pubblico” [arabdocphotography.org].

Siria, la Francia cerca una soluzione politica alla guerra
Malgrado Vladimir Putin stia dando qualche segno di cedimento nel suo appoggio incondizionato a Bashar Al-Assad, lo sforzo bellico russo in Siria aumenta ogni giorno. Ma tra le novità più recenti c’è il ritorno sulla scena della Francia: il ministro degli esteri Laurent Fabius ha riunito Stati Uniti, Regno Unito, Turchia, Germania ed Arabia Saudita a Parigi per cercare di elaborare una soluzione politica al conflitto e una strategia che impedisca al regime di Assad di bombardare i civili [alquds.co.uk].

 

Michele e Pier
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