Il silenzio dei docenti: la scuola maestra di omofobia

Essere un insegnante e vivere ogni giorno tra le mura di una scuola, mi porta a credere che questo nuovo ombelico del mondo della querelle omofoba incentrato nella scuola italiana non sia una forzatura dei media ma una realtà tangibile e terribilmente vera. In molti casi non vi sono posti più escludenti, discriminanti, volgari della scuola. Inutile sorprendersi. La colpa? Assolutamente non degli adolescenti che, anzi, si prestano a voler percepire ciò che li circonda, ma dei professori che continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi. Per alcuni non si può trattare nessun tema che sfiori tutto ciò che accade al di sotto della cintura dei pantaloni. Incuranti dell’ignoranza che serpeggia in tema di malattie sessualmente trasmissibili e dell’aumento delle gravidanze non desiderate, fanno finta che tutto vada bene.

Il calendario va avanti verso il 2015, mentre alcune mentalità restano ferme ai tempi del libro “Cuore”. E poi giammai sia nominata la parola “preservativo” in un discorso. Giammai! Per poi ritrovarsi ad avere allievi malati o allieve in attesa.

Questa forma di ostinato e colpevole silenzio su certi temi, che invece rientrano a pieno titolo nello sviluppo a 360 gradi di ogni giovane membro della collettività, è aggravata dal continuo riferimento a quella distinzione marcata tra ruolo maschile e femminile, in quella esaltazione di ciò che è da uomini o meno. Non soffermatevi nei licei, andate in tutte le scuole tecniche e soprattutto professionali, immaginate cosa significhi essere omosessuale o percepirsi tale in certi contesti. Provate a manifestare in certi luoghi un desiderio di travalicare il proprio genere alla ricerca di una nuova identità in classi dove si combatte quotidianamente affinché si raggiunga uno sviluppo dell’ormone pari alla quantità di becchime assunto da tante galline che razzolano in un cortile.

Inutile sperare in un cenno da parte della maggior parte dei professori di turno. Niente di niente. La cronaca recente ci rimanda alla campagna promossa da Forza Nuova a Milano per segnalare tutti gli insegnanti che dissertano sulle tematiche del gender (repubblica.it), per non parlare dell’aggressione ad Assisi subita da un quattordicenne da parte di un docente dopo che il primo sarebbe stato additato come conoscitore della questione omosessuale. Per aver risposto il giovane sarebbe stato brutalmente malmenato (giornaledellumbria.it). E se non bastasse pensiamo alla docente di religione di Torino che ha sostenuto che l’omosessualità si può curare (repubblica.it), per poi giungere a qualche diocesi (e non solo) che vorrebbe monitorare tutte le scuole dove si continua ad affrontare la questione pericolosa del gender (repubblica.it).

Insomma – mentre le scuole cadono a pezzi, in alcune province nelle classi si resta al freddo e al gelo per mancanza di fondi, noi docenti viviamo la condizione di classe lavoratrice meno considerata a livello planetario, si fanno i conti con la carta e quella igienica sparisce nel momento del bisogno – si combatte solo per negare agli studenti informazioni basilari che invece testimonierebbero che davvero una vita è sempre possibile. Si impedisce di credere che si possa amare una persona dello stesso sesso non perché si è malati e che contro l’amore non c’è pillola che tenga per guarire ma solo l’amore e l’accettazione verso se stessi.

E si condanna la battaglia di alcuni pionieri tra noi contro l’uso di abusati termini dispregiativi oppure contro le frasi “è da femminuccia” o “un maschio non farebbe così“, retaggi arcaici che non fanno altro che aumentare un disagio che non termina nelle aule scolastiche, ma spesso si trascina in persecuzioni via web e tramite social network. Le iniziative di discussione, spesso avviate grazie ad associazioni o alla volontà dei singoli, sono poi osteggiate proprio da quei gruppetti di docenti che della rigidità mentale hanno fatto l’unico vessillo in nome dell’elasticità con la quale accettano che certe vite possono essere spente lentamente.

Con la stessa lentezza che impiega l’insetto che, sbattendo violentemente contro un vetro chiuso, impazzisce sempre più, chiedendosi, mentre spira abbandonato su se stesso, perché, pur vedendo il cielo, non riesce più a sentire l’odore della libertà.

 

Gianfranco
Copyright©2014ilgrandecolibri.com

 

More from Il Grande Colibrì

Crescere trans in Algeria: Estelle, tra dolori e speranze

La transessualità è il tema scelto dai militanti algerini per inaugurare “El...
Leggi di più

1 commento

  • Bel post! Grazie per questo post che oltre ad essere scritto bene ha anche per me il merito speciale di soffermarsi su un tema ignorato da quasi tutti: quella dell'omofobia sociale diffusa e quotidiana che in Italia é quasi omnipresente, é data per scontata e della quale nessuno parla…eppure quell'omofobia banale e apparentemente “innocente” avvelena vite e talvolta uccide.

    Per me l'italia non é rimasta al libro cuore, semmai é tornata al libro cuore (Questo paese ha sperimentato una straordinaria regressione negli ultimi 20 anni che é arrivata a punti per me inimmaginabili….sinceramente mai mi sarei immaginato che le cose andassero così male)…

    Se la situazione è questa non è ovviamente un caso ed é importante anche soffermarsi sulle cause di questa situazione e in particolare sulle politiche educative dei governi degli ultimi 20 anni in generale e di quelli di quella che viene chiamata "sinistra" in particolare. questo elenco che traggo da un post dell'Uaar mi pare in questo senso utile:

    “Luigi Berlinguer, in carica quando fu varata la famigerata legge sulla parità scolastica; Letizia Moratti, nota per aver tentato di escludere l’evoluzionismo dai programmi scolastici; Giuseppe Fioroni, patrono degli insegnanti di religione entrati in ruolo; Mariastella Gelmini, paladina della Bibbia a scuola; Francesco Profumo, potenziatore dell’Irc; Maria Chiara Carrozza, avversaria del referendum bolognese; l’attuale Stefania Giannini, che difese le paritarie piemontesi quando posero il veto all’apertura di nuove scuole statali” (fonte: http://www.uaar.it/news/2014/10/28/una-buona-scuola-possibile-basta-volerlo/)

    quando leggevo il post di Pier su Israele l'altro giorno mi ha sorpreso pensare quanto quel post descrivesse bene la siturazione vaticaliana: la scomparsa della sinistra, la laicità come parola ormai vuota, l'isolamento di laici e lgbt, la debolezza o assenza della società civile, il controllo politico (su cui l'eurispes ha scritto nei suoi rapporti parole illuminanti) , la forza della destra, gli attacchi virulenti contro ogni opposizione, media in cui manca pluralismo (e su questo imando al bel post che avete pubblicato pochi giorni fa), il potere dei religiosi…

    e purtroppo io non vedo possibilità che la situazione migliori .

    Ogni bene e tutta la mia solidarietà nella sua, vostra, battaglia contro l'omofobia, per una scuola e un paese migliori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *