Africa omofoba, piccole speranze in Tunisia e Marocco

Che l’omosessualità debba, in molti paesi africani, fare i conti con legislazioni molto dure nei confronti dei rapporti considerati “contro natura” è piuttosto risaputo. Così come si è soliti riconoscere nel sentire popolare un’avversione nei confronti di chi li pratica o dimostra inclinazioni omosessuali. Eppure, accanto a notizie di arresti e di condanne di attivisti o semplici cittadini sospettati di questo “crimine“, sta diffondendosi una corrente di tolleranza che investe tanto la cittadinanza quanto parte della politica. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la terribile esperienza di un ragazzo tunisino, sospettato di omicidio, che – assolto da questa imputazione – è stato riconosciuto colpevole di essere omosessuale, dopo essere stato sottoposto a un invasivo e inutile test anale [ilgrandecolibri.com].

Di nuovo c’è che, oltre a numerosi comuni cittadini, anche il ministro della giustizia del paese magrebino, Mohamed Salah Ben Aissa, ha preso una dura posizione contro l’articolo 230 del codice penale, che punisce la “sodomia”: “Questo articolo, che si oppone al rispetto della privacy e delle libertà civili, dovrebbe essere modificato o abrogato, come altre leggi che minacciano i diritti personali ed individuali” [webdo.tn].

Purtroppo però Larbi Guesmi, uno dei maggiorenti del partito islamista Movimento della rinascita (Ennahda), ha subito ribattuto con una dichiarazione pubblicata su facebook.com in cui, oltre a chiedere le dimissioni del ministro, ha insultato quest’ultimo apertamente: “Tu, creatura malvagia, puoi fare quello che vuoi del tuo sedere, ma non in pubblico e senza imporlo alla società musulmana tunisina“.

Intanto in Marocco, dove pure nei mesi scorsi si sono ripetuti arresti di persone omosessuali [ilgrandecolibri.com], tre persone sono finite in carcere a Casablanca per aggressioni omofobiche, l’ultima delle quali ai danni di un ragazzo di 17 anni che indossava intimo femminile [voaafrique.com], anche se qui le autorità chiariscono che con questa severità nei confronti degli aggressori si intende spiegare ai cittadini che non devono sostituirsi alla legge. In Egitto, invece, la situazione non accenna a migliorare e ad ogni occasione utile il governo post-golpista di Abd Al-Fattah Al-Sisi fa arrestare qualche omosessuale (undici negli ultimi giorni) superando in moralismo i suoi predecessori [dailynewsegypt.com].

Anche in Kenya la situazione delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) non è affatto facile, come dimostrano i numerosi attacchi documentati dall’osservatorio di Human rights watch, che ha anche denunciato come il governo non protegga nemmeno gli attivisti che affiancano la comunità omo e transessuale del paese [hrw.org].

Sempre in Kenya, intanto, potrebbe avere effetti dirompenti nella Chiesa anglicana la sospensione imposta a cinque sacerdoti sospettati di condotta omosessuale: marce di protesta e funzioni alternative stanno dividendo sempre più la comunità, con i sostenitori dei sacerdoti incriminati che ritengono che la sospensione sia stata tattica [standardmedia.co.ke]: il reverendo John Njogu Gachau, infatti, avrebbe rischiato di diventare ancor più popolare e di puntare a poltrone troppo importanti, per cui la sua sospensione avrebbe il sapore del complotto per conservare il potere da parte dei vertici attuali [76crimes.com].

E mentre in molti paesi del continente si discute, uno dei più titolati ambasciatori dell’intolleranza per i diritti LGBT africani è volato a New York, anche se il suo discorso alle Nazioni unite è stato un po’ oscurato dagli interventi di Putin, Obama e papa Francesco: il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha comunque ribadito che i paesi occidentali non devono impicciarsi di come vengono rispettati i diritti umani in Africa e non hanno diritto di insegnare niente agli stati che non vogliono accettare l’omosessualità. Il campione omofobico, famoso per aver detto che i gay sono peggio dei cani e dei maiali, ha però usato parole concilianti con i paesi occidentali, invitandoli a sanare i conflitti che li dividono dallo Zimbabwe [zimdaily.com].

 

Michele
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