Gli omosessuali perseguitati nei paesi post-sovietici

Manifestazione contro i diritti LGBT in Armenia

Trovare un lavoro in un paese povero come l’Armenia può essere scoraggiante anche nelle migliori circostanze, ma diventa persino più difficile se sei gay: la maggior parte dei datori di lavoro condivide con la società in generale gli stessi pregiudizi omofobici e non ci sono leggi che proteggano gli omosessuali dalle discriminazioni. E in ogni caso la discriminazione lavorativa è solo uno degli ostacoli che devono affrontare i gay in Armenia e negli altri paesi ex sovietici. Gli omosessuali devono sopportare il disprezzo della famiglia, degli amici e della società e la condanna del governo e dei leader religiosi. Le leggi anti-gay che alcuni stati hanno introdotto (o cercato di introdurre) hanno inasprito il clima di odio. Ma il peggior incubo per gli omosessuali nella regione è la possibilità di essere picchiati, torturati o uccisi: la violenza è sempre più diffusa, secondo gli attivisti per i diritti gay.

LEGGI CONTRO LA “PROPAGANDA GAY”

Considerando i tanti episodi di cronaca che raccontano attacchi contro gli omosessuali in Russia e il fatto che questo paese ha recentemente approvato leggi anti-gay, per molte persone sarà sorprendente scoprire che la Russia pre-sovietica era più tollerante nei confronti degli omosessuali rispetto all’Europa occidentale. I ruoli si sono invertiti quando il dittatore sovietico Joseph Stalin ha reso l’omosessualità un crimine. Anche se gli stati ex sovietici per la maggior parte hanno cancellato il reato dopo essere diventati indipendenti nel 1991, era già stato fatto un danno a lungo termine per quanto riguarda il peggioramento nel modo di giudicare gli omosessuali.

Vladimir Putin, che ha iniziato la sua carriera come funzionario sovietico, ha ovviamente abbracciato l’idea che l’omosessualità sia una devianza, forse un crimine, di sicuro un peccato. Putin ha giocato un ruolo chiave nel promuovere nella regione l’attuale atteggiamento omofobico: ha fatto dichiarazioni contro l’omosessualità e ha promosso la legge contro la “propaganda gay” del 2013 che ha vietato la diffusione di informazioni sulla sessualità “non tradizionale”. Nello spazio post-sovietico, la Russia detta ancora la linea e quindi non c’è nulla di sorprendente nel fatto che funzionari di altri paesi abbiano criticato l’omosessualità e che i loro parlamenti abbiano cercato di approvare copie della legge russa contro la “propaganda gay”.

LA POLITICA DIFENDE GLI OMOFOBI

Anche se nella regione il maltrattamento degli omosessuali è comune, la maggior parte delle persone non lo considera un problema, l’approva o non se ne interessa. Ma ogni tanto la questione emerge in modi così drammatici che il pubblico non può ignorarla.

Nella capitale dell’Armenia, Yerevan, un locale frequentato da gay è stato incendiato nel 2012. I politici dell’Hayastani Hanrapetakan Kusaktsutyun (Partito repubblicano di Armenia; HHK), al potere, e dei partiti dell’opposizione hanno inviato un messaggio sulla natura deviante degli omosessuali in cui si difendevano i fratelli arrestati per il crimine. “Sono certo che questi giovani abbiano agito in accordo con la nostra ideologia pubblica e nazionale e che abbiano agito in modo corretto” ha affermato Artsvik Minasyan, parlamentare dell’Hay Heghapokhakan Dachnaktsoutioun (Federazione rivoluzionaria armena; HHD).

OMOFOBIA VIOLENTA IN UCRAINA E RUSSIA

A marzo di quest’anno in Ucraina dei teppisti omofobi mascherati hanno circondato un hotel di Leopoli dove stava per svolgersi un festival gay, urlando: “A morte, a morte, a morte!”. Temendo per la propria sicurezza, gli organizzatori hanno cancellato l’evento e sono scappati dalla città.

Molti omosessuali ucraini nel 2014 a Kiev hanno partecipato alle proteste di Euromaidan con cui si è deposto il presidente filo-russo Viktor Janukovyč, che aveva cercato di ingraziarsi Putin facendosi promotore di una legge anti-gay in Ucraina. Gli omosessuali, come gli altri che protestavano, hanno partecipato correndo un grosso rischio, perché la polizia è arrivata a uccidere più di cento manifestanti. I gay si sono uniti alla rivolta sperando che un nuovo governo ucraino a favore dell’Unione Europea avrebbe garantito quelle protezioni di cui godono gli omosessuali in UE. Ma le cose non sono andate così: il pregiudizio omofobico in Ucraina è rimasto forte come prima.

In Russia tre uomini sono stati arrestati a Volvograd nel 2013 per l’omicidio brutale di un amico che aveva ammesso di essere gay mentre bevevano una cosa insieme. La polizia ha trovato il cadavere nudo della vittima in una piazza della città. I suoi assalitori avevano abusato sessualmente del ragazzo con delle bottiglie di birra e poi gli avevano fracassato il cranio. Per dare una misura dell’odio che i gay suscitano in alcuni russi, si tenga conto che la vittima e i suoi assalitori erano amici non da poco, ma da molti anni.

IL FALLIMENTO DEL COMING OUT IN TV

Un’altra storia di attacco omofobico che ha fatto molto discutere in Armenia è quella di un giovane che quest’anno ha deciso di discutere in televisione di quanto sia difficile essere un gay dichiarato in questo paese. Il principale motivo per cui Edgar Nahapetyan è apparso in un talk show era la speranza che in questo modo avrebbe potuto trovare un lavoro più facilmente: tutti i datori di lavoro che aveva contattato avevano rifiutato la sua candidatura dopo aver scoperto la sua omosessualità, un fatto comune nell’ex Unione Sovietica.

Non solo la sua apparizione in TV non lo ha aiutato a trovare un lavoro, ma gli altri ospiti dello show lo hanno sottoposto a un orribile attacco anti-gay e gli omofobi lo hanno aggredito sui social network. Alla fine il gruppo per i diritti gay PINK lo ha aiutato a trovare un lavoro da bidello, ma Nahapetyan è ancora scosso dalla reazione violenta che ha dovuto affrontare dopo essere andato in televisione. Intanto gli attivisti per i diritti umani considerano questo episodio come l’ennesima prova che il percorso verso i diritti gay nell’ex Unione Sovietica sarà lungo e straziante.

 

Armine Sahakyan
attivista armena per i diritti umani
articolo scritto per Huffington Post, tradotto da Pier
©2016 Huffington Post – Il Grande Colibrì
More from Il Grande Colibrì

Gay, vino e laicità: ah, se in Iraq tornasse il califfato…

All’attenzione dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) Capisco che voi...
Leggi di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *