In Africa si discute, ma le riforme puniscono i gay

Il continente delle attese deluse. Così potremmo, senza grande tema di smentite, definire l’Africa in rapporto ai diritti LGBTQ*. Le ragioni sono naturalmente molteplici, ma basta il dato ricordato da Linda Villarosa nel suo blog sull’Huffington Post, che evidenzia come l’omosessualità stessa sia illegale in circa 40 stati, a dare un quadro della spinosità della situazione. Tuttavia la giornalista racconta il suo sgomento nell’arrivare nello Zambia e leggere sul quotidiano locale Zambia Daily Mail un articolo contro i diritti dei gay: nel paese l’omosessualità non è punita dalla legge, ma la Costituzione vieta gli atti sessuali tra uomini.

Apparentemente non c’è alcuna ragione quindi di pubblicare un articolo sul tema, ma essendo in vista una revisione costituzionale, ed avendo le nazioni africane subito forti pressioni occidentali per rendere legale non solo l’essere omosessuale ma anche le unioni tra persone dello stesso sesso (Voice of Russia), l’argomento può diventare d’attualità.

E’ successo così in Liberia, per esempio, dove tuttavia il dibattito sviluppatosi negli ultimi due mesi sulla possibile legalizzazione del matrimonio omosessuale ha portato molto lontano rispetto alle speranze ed alle attese della comunità internazionale e degli omosessuali locali: anziché procedere ad un riconoscimento per le nozze gay infatti, la presidente Ellen Johnson Sirleaf (sempre più dubbio il merito del premio Nobel per la Pace ricevuto) ha promulgato una legge che rende illegale la pratica dell’omosessualità nel Paese (The Informer). La Johnson ha avuto nel corso del dibattito un atteggiamento ambiguo, tanto da essere stata accusata da più parti e a più riprese di voler favorire ora una, ora l’altra posizione.

Alla fine, probabilmente, a pesare sulla sua scelta sono stati i legislatori di credo cattolico e le posizioni della Chiesa, che le chiedeva una posizione chiara e decisa.

Del resto i cristiani (non solo cattolici) si danno un gran daffare in Africa per contrastare i diritti degli omosessuali, sia dove c’è il rischio che essi vengano concessi, sia dove ci sono già, come in Sudafrica. Grazie all’appoggio economico delle potenti lobbies religiose statunitensi, vengono infatti promosse – ovunque ce ne sia “necessità” – campagne contro i diritti LGBTQ* oppure contro l’aborto, i due temi forti con cui, nel nome di Cristo, questi delicati ecclesiastici mandano all’inferno tutti quelli che non la pensano come loro (Boston.com).

Qualche vescovo, come l’anglicano Julius Kalu in Kenya, si spinge perfino a dire che i gay sono più pericolosi dei terroristi che – neanche un mese fa – uccisero diciassette cristiani a Garissa, facendosi irridere persino dalla stampa locale (The Star) che gli fa notare come i gay non facciano del male a nessuno, mentre i terroristi uccidono.

Comunque, visto il risultato del dibattito in Liberia, non si sa se considerare una buona notizia la richiesta, fatta dalla Commissione di revisione costituzionale del Ghana alla Corte suprema del Paese, di pronunciarsi sulla eventualità di legalizzare le pratiche omosessuali (Gay Star News). Anche se è fuor di dubbio che quasi ovunque, sia pure con molti pregiudizi e paure, l’argomento cominci ad essere trattato. E questo, alla lunga, non potrà non portare qualche frutto.

 

Michele
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