Skip to main content

I premi Oscar sono noti per la loro mancanza di diversità e per la celebrazione del maschio bianco eterosessuale, ma forse bisogna sottolineare che quest’anno in ben due categorie ci sono solo candidate donne: la migliore attrice protagonista e la migliore attrice non protagonista. A parte le battute, l’annuncio delle candidature ha mostrato un deciso passo indietro rispetto alle timide aperture delle ultimissime edizioni: se è vero che le donne candidate sono 62 (il più alto numero della storia del premio), è ancor più vero che sono quasi tutte candidature di secondo piano.

La prova più eclatante è rappresentata dai candidati per la miglior regia: sono tutti e cinque uomini. Tra le nove opere che si disputeranno il titolo di miglior film, solo una è diretta da una donna (“Piccole donne” di Greta Gerwig) e la maggioranza riserva ai personaggi femminili ruoli decisamente secondari. Non va meglio per quanto riguarda la diversità etnica: le 20 candidature per gli attori sono un desolante muro bianco, rotto solo da Cynthia Erivo, attrice inglese di origini nigeriane, che concorre come migliore attrice protagonista per “Harriet”.

E sicuramente le quattro persone vincitrici di un premio per la loro interpretazione attoriale saranno tutte eterosessuali, dal momento che non è stato candidato nessun artista LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali): ci si può consolare con il fatto che il miglior attore protagonista potrebbe essere Antonio Banderas (che interpreta un regista gay in “Dolor y gloria”) o che la statuetta per la miglior attrice non protagonista potrebbe andare a Margot Robbie (una pia ragazza conservatrice che finisce a letto con una donna in “Bombshell”)? O con la candidatura di “Dolor y gloria”, del regista gay spagnolo Pedro Almodóvar, a miglior film internazionale?

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da kalhh (CC0)

Leave a Reply