I miei ramadan, mia madre e Rachid O.

sera nella piazza principale di fes in marocco
Persone in piazza di sera a Fès, città del Marocco

Madre mi chiama per ricordarmi che il 27 maggio inizia ramadan. Il mese, e per la precisione il nono mese del calendario islamico, dedicato al digiuno. Da buona donna berbera, del sud del Marocco, è preoccupata perché sarà il primo ramadan lontano da casa, per via dell’università. “E cosa mangerai? Ritornerai tutto sciupato a mamma tua”. Ma lei non sa che ho smesso di digiunare dai miei 14 anni. Madre, temo che mi toccherà una vita di coming out con te.

Ramadan. Un mese particolarissimo, non come gli altri 11 dell’anno. Un mese di purificazione del corpo, della mente e, per chi ci crede, anche dell’anima. È un mese dove non ci si astiene solo dal cibo e dall’acqua, ma anche dal sesso. Il digiuno, e non solo, si rompe al tramonto. Una vera liberazione dei sensi. Iniziai a 13 anni – solitamente si inizia nel periodo della pubertà – e ricordo come furono faticosi i primi giorni, dove mi dimenticavo continuamente di essere in stato di digiuno religioso e di tanto in tanto mi capitava di mangiare qualcosa, sputando il cibo dalla bocca subito dopo.

Sensi di colpa? Non direi! Madre, tutto sommato sono un apostata felice. Quante altre cose non sai! Dopo “Le mie prigioni” di Silvio Pellico, ti dedico “I miei ramadan”, un aneddoto per ogni anno passato a cibarmi con i miei fratelli, lontano dai tuoi occhi. Iniziamo da un fatto che ti farà sicuramente ridere, credo.

Ramadan in Italia, così diverso dai ricordi d’Algeria

Madre, ricordi quel politico che padre derideva continuamente per l’orecchino? Sì, esatto, Vendola… Ecco, nel 2013, se ricordi, vi costrinsi a votarlo alle primarie e alle elezioni politiche. Madre, invece ricordi tutti quei viaggi fra Ancona, Fano, Roma e Bologna? Ecco… hai finanziato la mia formazione e il mio attivismo gaio.

Madre, durante il mese di ramadan dei miei 16 anni, quando padre mi costringeva ad andare con lui in moschea per la preghiera (no, non mi hanno maltrattato, tranquilli: ho subito lo stesso pressing religioso che subite anche voi per Pasqua o per la messa di Natale), ecco, non ho fatto le mie abluzioni per un mese intero e cantavo “The edge of glory” di Lady Gaga dentro me. Da qui deriva il mio essere un apostata, per l’appunto, felice.

Ma ritorniamo a noi. Lasciamo mia madre a dopo.

Questo mese ha un senso tutto particolare, se passato in un paese musulmano. Era il 2012 e passai il mio primo mese di ramadan in Marocco. Non c’è una data precisa, fissa, canonica di inizio del ramadan, non è come il Natale. Tutto dipende della luna, perché il calendario islamico è lunare.

Un mese di clima spirituale, di incontri, di enormi pasti condivisi nella tua enorme famiglia. Un mese delicato. Un mese dove, teoricamente, tutti sono più gentili e si pone fine a lotte e diverbi.

Un mese di morte giornaliera apparente, per via del caldo afoso, e di una vivacità estrema durante la notte. Passeggiavo con le mie cugine per il lungomare di Casablanca, con la maestosa moschea di Hasan II completamente illuminata alle nostre spalle, mentre davanti a noi una massa di fedeli era in cammino verso la moschea. Un’esplosione di avances e di sguardi lascivi. Una fermentazione sessuale latente che è durata per tutto il giorno e che, ora, pretende le sue ore. E vedevo loro, le mie cugine, intente a destreggiarsi con i diversi ragazzi. Una visione particolarissima. Un mese in cui gli appetiti dominano, soprattutto quelli sessuali.

La legge resta sessuofoba e bigotta: il Marocco protesta

Lo scrittore gay marocchino Rachid O., mi perdonerà se prendo in prestito un piccolo pezzo del suo romanzo biografico “Il bambino incantato” (Playground 2006, 11€, 122 pp.), per sottolineare ancora meglio cosa intendo dire, quando parlo di mese promosso al sesso.

Per le ragazze è il mese in cui possono uscire di più. Non so bene perché, ci sono un sacco di pretesti, escono tutti, è una festa, i bar sono aperti, è una scusa per andare dalle amiche, passeggiare con loro, direi che è il mese in cui le ragazze sono più libere. Per il resto dell’anno di sera non escono, la sera, una volta terminati i mestieri, le ragazze possono uscire, trovarsi con le amiche e fare quel che gli pare, sono molto più libere, e stranamente proprio di sera. Una cosa mi ha sempre fatto ridere, c’era un mio amico, superdonnaiolo, uno che ci provava con tutte le ragazze, una volta ne incontrò una di sera durante il ramadan, incontra questa ragazza e la ragazza gli dice: “Io con te ci vengo, ma solo se hai un phon”. E lui non capiva perché. Lei gli fa: “Se vengo con te, se facciamo l’amore, dopo devo lavarmi, devo fare le abluzioni per purificarmi”. Se non si fosse lavata non avrebbe potuto fare il ramadan, perché sarebbe stata impura. E se si fosse lavata da capo a piedi, come andava fatto, dopo avrebbe avuto i capelli tutti bagnati, chiunque se ne sarebbe accorto, perciò doveva asciugarseli, e quel tipo doveva avere un phon. Altrimenti, se l’avessero vista con i capelli bagnati, tutti quanti avrebbero capito. Sfortuna vuole che il phon non ci fosse. Perciò non fecero l’amore. […] Secondo me le sere di ramadan sono le più sensuali dell’anno. La sera c’è solo quello, non vedi altro, tutto è supersensuale, supersessuale, tutti che puntano tutti. Per il resto dell’anno, se uno non fa l’amore per un paio di giorni pazienza, è la vita. Durante il ramadan, per il fatto che c’è un appetito fisico proibito, un’astinenza obbligatoria, di sera la gente va a caccia di quello” [pp. 103-104].

Un mese che sottolinea l’attesa verso il piacere, sia quello del palato sia quello delle lenzuola.

Ma ritorniamo a te, Madre, che stai diventando sempre più la protagonista dei miei articoli per Il Grande Colibrì. Una musa.

Madre, tu non lo sai, ma ho fatto coming out con te decine di volte, mentre stavi preparando la cena e io ti davo una mano. Mi raccontavo in italiano, in francese e in inglese. Ma tu non capisci queste lingue. Madre, sei analfabeta, ma conosci cose che altri ignorano totalmente. Madre, non sono l’unico in famiglia! Madre, non ti ho mai ringraziato per avermi fatto conoscere meglio la cultura arabo-berbera e la tua ostinazione mi ha portato a studiare Antropologia, religioni e civiltà orientali. Madre, sei stata una scuola di pazienza. Madre, la libertà passa anche per le vie più ordinarie, come mangiare un kebab con un bicchiere di vino durante il mese di digiuno. Ah, sì… E in tutto questo, sono anche gay. Ma tu, forse, lo sai già.

Buon ramadan a mia madre e a chi crede!

 

Anes
©2017 Il Grande Colibrì

Scritto da
More from Anes

Noi, arabi e atei, sosteniamo “Allah Loves Equality”

Anes è marocchino. Mohamed è italoegiziano. Anes è nato e cresciuto in una...
Leggi di più

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *