La legge resta sessuofoba e bigotta: il Marocco protesta

coppia nella ville nouvelle di rabat in marocco
Coppia marocchina nella Ville Nouvelle di Rabat

Yassine*, 25enne marocchino, agente di sicurezza in un residence per turisti di Agadir, e Alex*, canadese di 35 anni residente in Marocco, si conoscono, si frequentano, fanno sesso, forse si innamorano. Poi un brutto giorno, mentre stanno amoreggiando, Alex decide di riprendere tutto, per avere un ricordo di quegli incontri sessuali. Yassine non vuole, ma l’uomo canadese non sente ragioni. Il ragazzo marocchino va nel panico, ha paura che quelle scene di sesso in cui è facilmente riconoscibile finiscano su internet. E per neutralizzare il presunto pericolo non gli viene in mente niente di meglio che andare a denunciare Alex, accusandolo di averlo violentato. La polizia marocchina, però, non gli crede e in poco tempo scopre la verità: ora entrambi i giovani sono finiti davanti ai giudici, con l’accusa di dissolutezza e di registrazione e possesso di video pornografici [Le360].

La triste vicenda sta alimentando il già vivace dibattito sulla proposta di riforma del codice penale avviato con la pubblicazione di una prima bozza sul sito del ministero della giustizia di Rabat, perché per le forze progressiste questo arresto è l’ennesima dimostrazione di quanto sia scorretto che lo stato metta il naso nelle relazioni sessuali dei suoi cittadini e le riforme proposte non risolvono affatto questo problema.

La bozza del nuovo codice penale non è priva di buone notizie, come il ricorso molto meno esteso alla pena di morte, il pieno riconoscimento delle molestie sessuali come reato o la criminalizzazione del matrimonio forzato, ma è assolutamente deludente per chi sperava in un reale ammodernamento del diritto marocchino. Continuano ad essere considerati reati penali, ad esempio, la bestemmia, la rottura senza giustificazione del digiuno del Ramadan e il tentativo di convertire un musulmano. E anche i rapporti sessuali extraconiugali (anche se le pene sono drasticamente ridotte: la condanna massima passa da un anno di carcere a tre mesi) e i rapporti omosessuali (che restano punibili con il carcere da sei mesi a tre anni e con un’ammenda fino a 20mila dirham, quasi 1900 euro).

Sui social network si sono subito levate le proteste: l’hashtag #Code_Penal_No_Pasaran (con il suo corrispondente in arabo #القانون_الجنائي_لن_يمر) è diventato subito virale su Twitter, mentre su Facebook la pagina “No al progetto di codice penale marocchino”, nata per “opporsi agli articoli che gli internauti giudicano liberticidi o retrogradi”, ha raccolto quasi 8mila follower in pochi giorni. I commenti sono impietosi contro una classe politica additata come reazionaria e lontana dall’evoluzione della società marocchina: “Nel 2015 è lo stato a dover dettare i comportamenti sessuali di adulti consenzienti?”. C’è anche chi ricorre a toni iperbolici, come l’editorialista del sito Goud che paragona la proposta di riforma all’azione dei fondamentalisti del gruppo terroristico Stato islamico.

Per Mounir Bensalah, fondatore del Movimento Anfass democratico, il progetto di legge “contiene disposizioni passatiste e incompatibili con la società marocchina, soprattutto con la sua evoluzione segnata dalle rivendicazioni del 2011, e con le disposizioni costituzionali, legali e istituzionali che ne sono derivate. Riteniamo che sia un ennesimo tentativo di imbavagliare le legittime rivendicazioni delle forze del progresso in questo paese”. E Yassine Bezzaz, coordinatore dell’Istituto Prometeo per la democrazia e i diritti umani, giudica la proposta “scioccante: c’è una battuta d’arresto sulla libertà di espressione e di credo, oltre al mantenimento di vecchie leggi incompatibili tanto con le convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dal Marocco quanto con la costituzione del 2011” [Libération].

E persino l’importante portale di informazione economica Médias 24 pubblica un editoriale in cui il direttore Naceureddine Elafrite espone tutta la propria delusione: “Sul piano delle relazioni sessuali, il progetto di legge è meno liberale di quanto avessimo sperato e a volte è francamente anacronistico: perché criminalizzare qualsiasi relazione omosessuale, anche se privata e consenziente, con l’aggravante dell’ammenda, senza contare il mantenimento della pena carceraria?”.

Intanto un aiuto alle posizioni dei progressisti è arrivato a sorpresa dalla Tunisia. Rashid Ghannushi, il presidente del potente partito islamista Ennahda, in un intervista al canale francese iTele ha affermato di essere contrario alla criminalizzazione dell’omosessualità: “Quello che fate a casa vostra, sono affari vostri, è una vostra scelta e nessuno ha il diritto di intromettersi e di vietarvi questo o quello. Ognuno vive come vuole ed è responsabile davanti al suo creatore”. Ghannushi continua a considerare i rapporti tra persone dello stesso sesso come un grave misfatto, ma difende il loro divieto solo nell’ambito della sfera pubblica.

Farhat Othman, uno dei sociologi e giornalisti tunisini più famosi, ha subito rilanciato, chiedendo che Ennahda traduca in azioni concrete questa presa di posizione e presenti un progetto di legge per depenalizzare i rapporti omosessuali. Per Othman i paesi magrebini non possono “sostenere di costruire uno stato di diritto senza abolire le leggi che criminalizzano l’omosessualità”. Inoltre, sostiene che l’omofobia è profondamente anti-islamica e aggiunge: “Se vogliamo togliere i nostri giovani dai sentieri della guerra e del rifiuto dell’altro, dobbiamo incoraggiare un regime dell’amore abolendo tutte le leggi che alimentano subdolamente l’esclusione di chi è diverso. Insomma, l’omofobia è una delle fonti del terrorismo che alberga nelle nostre teste” [Al Huffington Post Maghreb].

Le parole di Ghannushi, in ogni caso, dimostrano come nei paesi maghrebini il dibattito sui diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) si stia sviluppando molto più di quanto traspaia dal silenzio dei media tradizionali, legati al potere e portavoce di visioni conservatrici della società. Le forze progressiste sembrano finalmente prendere posizione, anche se ancora timidamente, mentre alcune aperture arrivano persino da alcuni conservatori moderati. Il lavoro sotterraneo e coraggioso degli attivisti omosessuali e transgender sembra finalmente iniziare a dare qualche frutto. Intanto il movimento LGBT di Marocco, Algeria e Tunisia, dopo il sostanziale successo dei Pride di Tunisi [Il Grande Colibrì], si prepara a nuove importanti evoluzioni già per la fine di questo mese…

* nomi di fantasia

 

Pier
©2015 Il Grande Colibrì
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