Quando Ace mi ha comunicato che il suo ricorso era andato bene e che il Giudice ha deciso di concedergli lo status di rifugiato è partita subito una videochiamata per aggiungere un nuovo screenshot alla nostra collezione di facce felici.
Abbiamo conosciuto Ace due anni fa, ce l’aveva presentato il suo ragazzo poco prima della sua audizione in commissione, e non c’era stato il tempo materiale per prepararlo o per fare un report su di lui. E infatti la commissione aveva rigettato la sua richiesta, e lui c’era rimasto così male che hanno dovuto portarlo al pronto soccorso.
Poi ha cominciato a frequentare il nostro gruppo, e in questo modo abbiamo potuto scrivere un report su di lui (con foto annesse) e quando il Giudice ha chiesto di sentirlo io e Silvia lo abbiamo seguito a distanza, dedicandogli tre appuntamenti e almeno sei ore per aiutarlo a riordinare e spiegare meglio il suo percorso personale al Giudice.
Fare le cose a distanza è più difficile, e anche un po’ odioso, ma alla fine ne è valsa la pena. E a quanto pare stiamo imparando a preparare la gente anche in tempo di pandemia, per fortuna.
Comunque tante congratulazioni ad Ace, che al momento è in un’altra regione e vuole tornare a vederci di persona non appena finirà la zona rossa.
Lo sapevate che per un richiedente asilo non è affatto semplice esporre la propria storia personale?
A volte si dà per scontato che non ci sia niente di più facile che raccontare la propria vita, soprattutto se da quel racconto può dipendere il destino di una richiesta di asilo. Invece il più delle volte, per un richiedente asilo, può essere molto complicato.
Tante volte si tratta di persone con vite talmente complicate e tragiche che per loro è estremamente difficile fare mente locale, contestualizzare e spiegare nei dettagli quello che gli è successo. E se provengono da culture in cui si insegna a non esprimere i sentimenti e che per risultare credibili non bisogna assolutamente mostrare emozioni o guardare negli occhi chi si ha di fronte, o magari che è meglio dare risposte brevi e senza argomentare troppo, il disastro è assicurato.
Se volete rivolgere una domanda per i ragazzi del Nido, potete scrivere una mail all’indirizzo piacenza@ilgrandecolibri.com
Le risposte verranno pubblicate sulla pagina del Nido del Colibrì!


