Russia: violenze anti-LGBT, ma la legge è rinviata

Paese che vai, omofobia che trovi. E’ certo che in molti paesi ex-comunisti, e specialmente in alcune delle repubbliche che furono sovietiche, la situazione stia peggiorando. Così come, del resto accade in parecchi stati africani. Ma se ci fosse un collegamento? Non ci sono elementi per pensare che ci sia un’internazionale anti-gay. Tuttavia c’è almeno chi sostiene l’omofobia ovunque e comunque si manifesti. E’ per esempio il caso del pastore evangelista Tim Todd, che visita frequentemente la Russia, cercando di convincere i sudditi di Putin a “non commettere lo stesso errore dell’America” e a “bandire l’omosessualità” (OneNewsNow).

Naturalmente non è una missione impossibile, considerando che circa un terzo dei russi continua a considerare l’omosessualità come una malattia e le restrizioni nei confronti dei gay sono sempre maggiori, in linea con le leggi varate per vietare la “propaganda gay“, ma anche grazie a nuovi controlli e restrizioni come quella che bandisce dalle forze armate chi abbia tatuaggi assimilabili alla cultura gay (Mail Online).

E anche se la legge nazionale contro la cosiddetta “propaganda omosessuale” è stata rimandata, dopo aver già subito più di un ritardo sulla tabella di marcia (RT), l’intolleranza per gli omosessuali continua a manifestarsi in modo frequente e violento. Nei giorni scorsi, in particolare, sono stati attaccati violentemente diversi attivisti LGBTQ* che sfilavano pacificamente, preoccupati dell’imminente discussione della legge, per cui non era stato ancora deciso il rinvio. E’ accaduto nel sudovest del paese, a Voronezh, dove centinaia di persone contrarie ai diritti per i gay hanno preso il sopravvento colpendo gli attivisti dapprima con palle di neve, poi con pugni e calci quando erano ormai a terra (Ria Novosti).

E non è andata certo meglio ai manifestanti di Mosca, circa una trentina, che si sono riuniti davanti alla Duma per un “giorno del bacio” e sono stati attaccati (inizialmente con ketchup e uova, poi con pugni) da contromanifestanti ortodossi (The Moscow Times). La violenza è stata documentata anche attraverso un filmato trasmesso da Euronews, in cui si vedono i militanti ortodossi prendere a pugni e testate i pacifici baciatori, giustificando poi il proprio intervento a “salvaguardia delle persone normali e sane“.

Del resto non se la passano meglio le due Pussy Riot che, in nome dei diritti umani e dell’uguaglianza delle persone, sono condannate ai lavori forzati: benché siano diventate delle eroine all’estero, come dimostra il documentario presentato in questi giorni al Sundance Film Festival, anche in carcere non possono dirsi sicure della propria incolumità e hanno ricevuto minacce di morte (The Telegraph).

E se la legge nazionale è rinviata, dopo Pietroburgo ed altre zone (Il grande colibrì) proprio ieri anche la regione di Kaliningrad ha dato la propria approvazione alla norma che vieta la cosiddetta “propaganda omosessuale” con il “nobile scopo” di salvaguardare i bambini dalla perversione, dal momento che si considera l’omosessualità come un comportamento che si può indurre (The Moscow Times).

Le cose non vanno molto meglio se ci si sposta in Lituania. Anche qui qualcuno ha proposto in Parlamento di varare una legge sulla falsariga di quella che da Pietroburgo si sta espandendo nei paesi dell’ex-URSS. Si tratta in questo caso di una vecchia conoscenza: è Petras Gražulis, colui che organizzò le proteste contro il Baltic Pride del 2010 a seguito delle quali diciannove persone, con simboli nazisti e comportamenti violenti, furono arrestate. Ora torna alla carica per impedire che si svolga a luglio la “marcia per l’uguaglianza“, organizzata dalla Lega gay lituana e lo fa da rappresentante della maggioranza di governo (The Lithuania Tribune). Quindi c’è decisamente di che preoccuparsi.

Del resto, proprio dalla Lituania abbiamo la conferma che ci sono omofobi di professione, che portano ai quattro venti il loro verbo di odio e intolleranza. Fin dal 2007 il fanatico cristiano Scott Lively, ispiratore di molte leggi anti-gay in Africa, e in particolare di quella attualmente in discussione in Uganda (Il grande colibrì), cerca di convincere il popolo lituano, di persona e con la propaganda, a difendere le famiglie e a non tollerare l’associazionismo gay e gli omosessuali in genere (Defend the Family).

Perché è vero: paese che vai, omofobia che trovi. Ma per chi odia, tutto il mondo è un paese. Unico, piccolo e mentalmente ristretto.

 

Michele
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AGGIORNAMENTO. Poche ore fa la Duma, il parlamento russo, ha adottato a sorpresa in prima lettura il disegno di legge che criminalizza la “propaganda omosessuale”. Tuttavia, la Commissione per gli Affari della famiglia, delle donne e dei bambini ha criticato l’eccessiva indeterminatezza dell’espressione “propaganda omosessuale” e ha raccomandato di definirla in modo più chiaro e dettagliato. Dunque, il provvedimento probabilmente sarà riscritto prima del voto in seconda lettura. Attualmente, sono previste multe dai 400mila ai 500mila rubli (10-12mila euro circa) per le organizzazioni che divulghino informazioni su omosessualità e transgenderismo o che manifestino a favore dei diritti LGBTQ* (RAPSI).

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2 commenti

    • Caro anonimo, avessi magari letto fino in fondo avresti visto l'aggiornamento. Non avendo la sfera di cristallo, era un po' difficile prevedere l'approvazione di una legge di cui era annunciato il rinvio. Se ci lasci un recapito la prossima volta ti consulteremo, visto che sembri onniscente…

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