Samir, difficoltà e sogni dal Marocco (MOI Voices 5)

Samir (nome di fantasia) è un ragazzo trentenne che non passa inosservato, per la sua bellezza e per l’ottimo gusto che dimostra nel vestirsi, con uno stile molto personale, vivace e disinvolto, sensuale, ma mai volgare. Samir è soprattutto un ragazzo dolce, gentile, alla mano. Ci racconta la sua storia volentieri, senza reticenze, nella speranza che possa essere utile a tanti altri ragazzi come lui.

Dove sei nato?

Sono nato in Marocco, in una città portuale che si chiama El Jadida. E’ una città piccola ma molto bella. Sono cresciuto in una famiglia semplice, ma molto numerosa. Purtroppo ho avuto una vita molto travagliata, con un padre che non è mai stato presente, era un semplice alcolista con un unico pensiero: avere una bottiglia di vino fino alla fine della serata. E così le sere erano piene di litigi con mia madre, a volte anche di botte, perché spendeva tutto il suo guadagno per poi lasciare noi figli e nostra madre senza una lira. Continuavo a sperare che un giorno la nostra situazione familiare migliorasse, ma i momenti di calma duravano poco. Mia madre era l’unica forte e faceva dei salti mortali per non farci mancare niente e soprattutto per farci studiare. Io sono il più grande e quello che si ricorda di tutto, anche dei minimi dettagli.

Quando e come hai preso coscienza di essere omosessuale?

La mia omosessualità non l’ho scoperta, ma l’ho vissuta sapendo che qualcosa non andava in me: ero quello che giocava sempre con le ragazze invece che con i ragazzi ed ero sempre preso per il culo dai maschi. Ma ero un lottatore, se si passava alle mani, quindi sapevo difendermi bene. Da piccolo, tutti mi raccontavano che ero bellissimo e quindi, secondo me, ero sempre una preda facile per qualche pedofilo in cerca di una vittima oppure di un ragazzino che voleva provare le sue prime esperienze sessuali. Sai, allora era molto difficile trovare una ragazza e quindi reputo che tutti i marocchini sono dei bisex, ma quello attivo è sempre un uomo, mentre il passivo è un gay oppure una femminuccia… A volte qualcuno andava a raccontare a tutti che mi aveva scopato e si vantava, anche se a quell’età non è che facevo un rapporto come si deve. Alla fine sono diventato il gay del quartiere, quello che tutti prendevano per il culo anche a scuola.

Come andavi a scuola?

Ero molto bravo a scuola, ma solo perché sono andato a vivere con mia nonna e lì potevo godere di un’atmosfera serena che mi ha aiutato a studiare bene fino all’università. Ho scelto la facoltà di lettere francesi, ma ho fatto solo un anno perché poi ho deciso di venire in Italia.

E i rapporti con la famiglia? Recentemente abbiamo raccontato la storia di un ragazzino marocchino, Toufik, che ha uno zio gay… (MOI Answers 7)

Anche un mio zio è gay, ma, sai, da piccolo non mi rendevo conto. Solo quando sono arrivato al liceo, è cominciata la guerra tra me e lui: mi picchiava spesso perché rientravo tardi o perché vedeva che ero in compagni di gay molto effeminati della mia età. All’inizio non lo capivo, solo dopo un paio d’anni abbiamo fatto una bella chiacchierata sul fatto che, siccome aveva passato una vita molto difficile e aveva vissuto la sua omosessualità nel peggiore dei modi, non voleva che io soffrissi come lui. Infatti stare in compagnia dei gay attirava solo l’attenzione degli altri che poi spargevano la voce nella città e quindi rendevano la mia vita un inferno. Insomma, mio zio voleva che, in un modo o nell’altro, vivessi la mia omosessualità di nascosto, per rendermi le cose facili. Ora abbiamo un bel rapporto e ci vogliamo molto bene.

E con il resto della famiglia?

Credo che sanno tutti che sono gay, compreso mio padre, anche se del suo parere non me ne frega niente. Penso che la cosa non li fa stare così male, lo sanno e accettano la cosa. Solo mia madre ogni tanto mi fa la battuta: “Quando vedrò i tuoi figli?“, ma non me lo fa pesare più di tanto perché mi ama più di tutti e quindi vuole farmi stare bene. Ti assicuro comunque che non ci sono problemi: mi rispettano e mi vogliono tutti bene.

Non hai mai pensato di parlarne apertamente?

Se mi dovessi trovare nella situazione di dirgli che sono gay, non mi tirerei indietro, ma, sai, la mia famiglia è molto intelligente e non credo che mi ritroverò in una situazione del genere.

Come mai sei venuto a vivere in Italia?

Sono arrivato in Italia nel 2002, dopo un pericoloso viaggio con una carretta del mare, perché non avevo più voglia di studiare e mi piaceva molto l’Italia, anche perché avevo dei parenti che erano già in Italia. Purtroppo l’unico modo per arrivare era quello di rischiare la vita pagando una bella somma di denaro. A quel punto mia madre non aveva scelta, ha raccolto il denaro facendoselo prestare dai parenti più stretti e dagli amici. Sono partito dalla Tunisia, ma il viaggio era già organizzato dal Marocco da una specie di mafia. Con mio cugino e altri tre che non conoscevo siamo stati presi all’aeroporto da due persone e messi in una casa in affitto per un mese. Ho saputo che c’erano altri gruppi sparpagliati per la città, ma ci siamo trovati solo il giorno della partenza: 150 persone su due barconi. Il viaggio è durato due giorni, senza mangiare né bere… E ci è andata bene, perché non abbiamo perso la rotta verso l’Italia! Non ti sto a raccontare i dettagli, perché ci vorrebbe un’altra intervista!

Negli ultimi giorni i giornali hanno raccontato episodi di razzismo molto gravi, in particolare l’omicidio di due senegalesi a Firenze: pensi che l’Italia sia un paese razzista? E se lo è, chi ne è maggiormente vittima?

Il razzismo è una brutta malattia che colpisce quando non te l’aspetti: che tu sia gay o musulmano o immigrato non c’entra niente, perché il razzismo è come un cammello cieco che non vede che ti può venire addosso in qualsiasi momento. Poi a pagarne le conseguenze sono soprattutto i gay, i musulmani, gli immigrati, i soliti… Ed è peggio ancora quando sei gay, musulmano e immigrato, insomma quando hai tutte le qualità che cerca il razzista. Comunque credo che non si possa dire chi sia più colpito di tutti, posso dire solo che quando ti tocca ti tocca, anche se sei solo del sud.

Come vivi la tua fede?

Allora… Sono musulmano, sono nato in una famiglia tutta musulmana. Alcuni parenti sono praticanti e alcuni no, ci unisce comunque tutti il mese di Ramadan, perché quello è tassativo e nessuno può farne a meno – anche se con il passare degli anni qui non lo faccio più, non perché ho scoperto di avere la sclerosi multipla, ma perché già due anni fa ho smesso di farlo, dicendomi: “O si fanno le cose come si deve oppure niente“. La fede nel mio dio, Allah, ha alti e bassi, a volte nei momenti di difficoltà me la prendo con lui e invece quando tutto va bene lo scordo proprio. Non riesco a definire il mio rapporto con Dio, so solo che sono un peccatore perché non seguo nessuno dei pilastri dell’Islam, anche se non faccio niente di male a nessuno e quando posso aiutare la gente lo faccio volentieri. E Dio dice di essere Perdonatore e Misericordioso…

 

Pier
Copyright©2011PierCesareNotaro
Scritto da
More from Pier

Matrimoni gay e Islam: ci sono tanti punti di vista…

Sembra la scena di un film o di uno spot e invece...
Leggi di più

5 commenti

    • caro lyas non bucciare le tappe arriva il momento oportuno di dicchiararti non avere fretta e poi io con la mia famiglia non ho detto nulla l'hanno capita da soli e anche tramite voce del mio quartiere ma si mi devono fare la demanda a quel punto diro di si ma sai perche e la mia vita e nessuno deve mettere bocca ma prima di tutto deve esssere indipendendente per non trovarti per la strada comunque non afrettare non credo che ti faranno il teste della verginita e quindi stai calmo e concentrati sugli cose importante nella vita la salute il lavoro e il resto verra dopo in bocca a lupo e baci

  • CIao samir,
    Ogni tanto su facebook mio padre mi lascia dei commenti sui video e frasi che scambio col mio compagno, e dato che si sono parlati in più di un'occasione credo che mio padre sospetti della nostra, così tanto profonda, amicizia. Quindi oramai, in ciascun volta che ci sentiamo o mi scrive, associa il mio nome a quello del mio fidanzato tipo: "ma quand'è che venite a trovarci? che fate stasera? cosa pensate di fare a pasqua?…" sarebbe bello potermi dichiarare con i miei, ma non sono sicuro di poter essere accettato come lo sei stato tu in famiglia (secondo quel che hai raccontato)… grazie per aver condiviso un parte di te con tutti noi 🙂

  • bravoo samir apprezzo e mi piace moltooo la tua storia samir complimenti sopratutto nel modo aperto in cui racconti la tua storia io invece sono molto timido e la tua storia veramente mi spinge e mi da coraggio per non continuare piu a fare il timidoo, io sono di carattere troppo timidoo 🙁 mi fara piacere conoscerti samir e avere un amico GAY e WELD LEBLED sono due aggettivi che non riesco ancora a unire qui in europa fare conoscenza avere amici gay come me e arabi weled lebled come me 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *