A scuola, tra punizioni ai gay e piani contro il bullismo

In Malesia non bastavano i manuali e i corsi per evitare che i bambini crescano gay, con consigli allucinanti come il dito puntato sulle magliette con il collo a V (ilgrandecolibri.com). Non bastava neppure il ritiro di un libro che, per un errore di stampa, raffigurava la famiglia ideale con due papà (ilgrandecolibri.com). Ora il ministero dell’educazione vuole passare alle maniere forti e in una circolare propone che i bambini effeminati, oltre che gli adolescenti che si prostituiscono, siano puniti con tre bacchettate sul sedere. Ma, come sempre, questi atteggiamenti trovano per fortuna la ferma opposizione di una parte della popolazione. Ecco allora l’importante organizzazione delle Sorelle nell’islam (SIS) che ricorda come non solo la violenza non è uno strumento educativo, ma anche che riferirsi all’effeminatezza come a un comportamento negativo “è degradante” (therakyatpost.com).

Per fortuna altrove qualcuno immagina nuove strade per includere meglio, e non per escludere, gli studenti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender): in un Regno Unito che ancora dibatte sulla bufala, ripresa da innumerevoli giornali e media anche gay in tutto il mondo, della creazione di una scuola aperta esclusivamente alle minoranze sessuali (in realtà è stata finanziata una indagine per capire quali azioni si potrebbero intraprendere per aiutare gli studenti LGBT; lgbtyouthnorthwest.org.uk), il ministro ombra dell’educazione dell’opposizione laburista, Tristram Hunt, ha promesso che un eventuale governo di centro-sinistra renderà obbligatori dei corsi contro il bullismo omofobico per tutti gli insegnanti e dei corsi di educazione sessuale e affettiva per tutti gli studenti.

Di fronte ai numeri clamorosi di una recente ricerca dell’associazione LGBT Stonewall (il bullismo anti-gay causerebbe la bocciatura di 52mila studenti e cattivi risultati scolastici per 70mila, mentre in 37mila rinunciano ai propri progetti per il futuro), Hunt promette un “approccio da tolleranza zero” contro l’omofobia nelle scuole. Il governo attuale, guidato da conservatori e liberal-democratici, risponde ricordando di aver approvato recentemente un piano anti-bullismo da 2 milioni di sterline (più di 2,6 milioni di euro) e sottolineando i risultati ottenuti negli ultimi anni (“Gli insegnanti ora riportano tassi di bullismo omofobico più bassi rispetto a cinque anni fa e una maggiore fiducia in sé stessi nell’affrontare questo tipo di bullismo“; theguardian.com).

Le associazioni LGBT riconoscono che ci sono stati progressi, ma ricordano che non sono ancora sufficienti. E a confermarlo ci pensa il desolante quadro che emerge da una ricerca dell’Unione nazionale degli studenti: le lezioni di educazione sessuale non solo non sono obbligatorie in tutte le scuole, ma sono troppo spesso inutili e deludenti. Nella maggior parte dei casi ci si limita a dare nozioni sull’anatomia, sulla salute sessuale e sulla contraccezione, mentre le relazioni e il tema del consenso sono affrontati raramente. In meno di un caso su cinque, inoltre, si parla di orientamento sessuale e identità di genere. Due terzi degli studenti ritengono che queste lezioni siano completamente slegate dalla loro vita concreta – e anche così si spiega come mai la pornografia sia il principale strumento usato dai giovani per capire qualcosa sulla sessualità (news.tes.co.uk).

Intanto anche l’Irlanda deve affrontare il problema del bullismo omofobico: l’Organizzazione nazionale irlandese degli insegnanti (INTO) e la Rete per l’uguaglianza di gay e lesbiche (GLEN), con l’appoggio del ministero dell’educazione, hanno appena presentato una guida (glen.ie) per fronteggiare il pregiudizio anti-omosessuale nelle scuole primarie. A questi temi doveva essere dedicata anche la terza edizione di un workshop in una scuola cattolica di Dublino, ma all’ultimo momento il preside ha annullato l’iniziativa a causa delle lamentele di alcuni genitori, preoccupati che non fosse previsto il contraddittorio con “l’altro lato” (sic!), in pratica con chi ritiene che sia giusto discriminare, maltrattare e opprimere dei ragazzini (bbc.com). Semplicemente assurdo.

E che dire allora dell’istituto superiore in Canada che prima ha autorizzato una propria studentessa a realizzare un murale che rappresenta un bacio tra due ragazzi maschi e poi, una settimana dopo, ha scoperto che la sua pittura era stata nascosta da un tabellone? “Mi sono sentita tradita” ammette la ragazza, anche se è orgogliosa di avere avviato un grande dibattito sull’uguaglianza e sulla censura nella sua scuola e in tutto il paese (globalnews.ca). In fondo nelle scuole non c’è solo bullismo: c’è anche tanta voglia di migliorare il mondo. Ed è questa voglia che dovrebbe essere coltivata…

 

Pier
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