La persecuzione degli omosessuali nella guerra in Siria

Tagliavano le teste delle persone con i coltelli, come si fa con un pesce o con un pollo“. Sami (nome ovviamente di fantasia) è un giovane ragazzo gay musulmano che vive nel nord della Siria. “E’ una città pericolosa, ma siamo al sicuro finché siamo vivi“. Sami dice di aver partecipato alle prime proteste pacifiche contro Assad, ma di aver cambiato idea quando la sua zona, mesi fa, era finita sotto il controllo di una milizia islamista, per essere poi “liberata” dall’esercito regolare. “Ammetto che Assad ha ucciso il suo popolo e ha fatto cose molto brutte, ma d’altra parte l’opposizione si diverte ad ammazzare le persone e ha lasciato che i terroristi controllassero le nostre vite: durante il periodo in cui eravamo sotto il loro controllo, per la prima volta dall’inizio degli eventi abbiamo iniziato a vedere persone uccise in modo atroce per l’unica colpa di essere a favore di Assad. Guarda, ci sono i video anche su YouTube“.

Con Assad le donne non sono obbligate a coprirsi i capelli, mentre per passare i check point dell’Esercito libero [le forze armate dell’opposizione; NdR] devono farlo: questa è la libertà che ci offre l’opposizione” continua a spiegare Sami. I miliziani qaedisti continuano a popolare i suoi incubi e lui ora è disposto ad accettare tutto purché non tornino. Anche i massacri, anche l’uso di armi chimiche da parte del regime. Però dei crimini di Bashar Al-Assad e dei suoi alleati preferisce non discutere. Accetta di parlare solo per denunciare le atrocità commesse dall’opposizione, perché “la maggior parte di voi non sa cosa sta succedendo davvero: solo la gente che vive qui conosce la verità“. “Davvero nessuno sa – spiega Sami per fare un esempio – che adesso il popolo in tutta la Siria intera appoggia Assad persino più di prima“.

E’ difficile capire chi, tra il presidente-dittatore e l’opposizione, stia guadagnando o perdendo più consenso popolare e di certo non sarà la farsa delle prossime elezioni a chiarire le cose. Sicuramente, però, aumenta il numero di siriani che hanno dei lutti per i quali nutrire odio nei confronti di Assad o dei suoi nemici. La testimonianza di Sami, per quanto importante, soffre di una parzialità che neppure lui nega. Sono le parole di un ragazzo di 23 anni con dei traumi che forse non potrà mai superare. La sua vita si è trasformata in un incubo. Il suo Dio buono in un mostro assetato di sangue. Le strade dei giochi della sua infanzia in mattatoi all’aperto dove si sgozzavano esseri umani. E la sua sessualità da non “ostentare” per ragioni di opportunità sociale in una sentenza di morte da nascondere nel buio del suo cuore.

Perché, persino nello strazio generale di una guerra che non sta risparmiando nessuno, agli omosessuali è riservato un destino particolare di violenza e di rifiuto: braccati tanto dai gruppi qaedisti anti-Assad quanto dall’esercito e dalle milizie filo-Assad, i gay siriani spesso non ricevono neppure la protezione delle proprie famiglie. E così, alle storie di persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) umiliate, malmenate, violentate o uccise (alcune sarebbero state decapitate, una transessuale perfino appesa per i seni e lasciata morire) dalle diverse forze armate in guerra, si aggiungono racconti di genitori che cacciano di casa i figli omosessuali, li minacciano di morte o li denunciano alle milizie. Human Rights Watch, ad esempio, racconta la storia di un insegnante in fuga dal fratello che avrebbe già ucciso il suo compagno (washingtonpost.com).

I più fortunati riescono a fuggire in Libano, dove alcune associazioni (Proud Lebanon, Helem, l’Associazione dei medici libanesi per la salute sessuale) offrono sostegno medico, psicologico e legale ai rifugiati LGBT, aiutandoli anche a trovare una casa e un lavoro. Tutto questo è possibile grazie ai finanziamenti dei Fondi europei per la democrazia (EED) e delle ambasciate olandese e canadese. Ma non basta, soprattutto perché, in un clima di forte tensione tra la popolazione libanese (poco più di quattro milioni di persone) e i profughi siriani (più di un milione), gli omosessuali sono particolarmente maltrattati, subiscono minacce, vivono nella paura di essere uccisi da chi, in Siria, ha promesso loro la morte (washingtonblade.com).

Non c’è nessuna speranza per la Siria, allora? Qualche osservatore, utopista o forse visionario, ci crede ancora. Secondo uno studio di  Noman Benotman e Jonathan Russell per quilliamfoundation.org, nei paesi a maggioranza musulmana, Siria compresa, la rete di Al-Qaeda non può vincere, anche se ha riacquistato forza militare: “Le manca il sostegno popolare per potere imporre la sua ideologia e diventare una forza di governo“.  Manhal Barish, del Consiglio nazionale siriano, concorda: “Credo che l’idea di imporre uno stato islamico in Siria sia folle. Penso che sia irrealizzabile: i siriani hanno chiesto la libertà e uno stato civile quando è iniziata l’insurrezione. L’idea di uno stato islamico sarà rigettata dai siriani” (now.mmedia.me).

L’opposizione laica, alla base delle prime proteste, potrebbe davvero infine prevalere? Difficile da credere, considerando l’avanzata e la ferocia dei gruppi islamisti. Le notizie e le analisi sulle tensioni e sugli scontri interni al fronte anti-Assad sono spesso contraddittorie: ad esempio, è più significativa la rottura che ha portato all’antagonismo tra l’islamista Stato islamico dell’Iraq e del Levante e il qaedista Fronte della vittoria (Jabhat an-nusra) o il fatto che quest’ultimo rimane alleato delle forze laiche?

A questo quadro difficile da comprendere, bisogna aggiungere le tensioni altrettanto forti, anche se meno visibili, che scuotono il fronte pro-Assad. Se spesso la guerra siriana viene raffigurata semplicisticamente come lo scontro tra un dittatore laico e delle forze di opposizione sempre più caratterizzate dall’integralismo religioso, in realtà non solo sopravvivono istanze laiche nell’opposizione, ma soprattutto il fanatismo islamista è molto forte anche tra gli alleati del presidente: a fare da contraltare ai gruppi estremisti sunniti legati o ispirati da Al-Qaeda, infatti, ci sono i miliziani libanesi del Partito di Dio (Hezbollah) e gli altri gruppi integralisti sciiti finanziati dall’Iran. E tra il laico Assad e i suoi alleati religiosi starebbe crescendo la competizione sulla guida della guerra e sulla sua connotazione politica e/o religiosa.

Queste tensioni recentemente sarebbero diventate particolarmente evidenti nella cittadina cristiana di Maalula, vicino al confine con il Libano, dove sono stati uccisi tre giornalisti della tv Al-Manar (Il faro), legata a Hezbollah: sebbene la versione ufficiale abbia attribuito la colpa all’opposizione, secondo molti osservatori sarebbero invece stati giustiziati dall’esercito di Assad. Bissan Ash-Shaykh scrive su alqurtasnews.com: “I sostenitori siriani del Baath [il Partito della rinascita di Assad] sono irritati con Hezbollah per gli scritti sulla ‘vittoria divina‘ e per la celebrazione dei jihadisti [sciiti]. Dal punto di vista di Hezbollah, invece, non si apprezza per nulla il discorso ‘laico’ del regime di Damasco“.

Intanto una lettera di oppositori al regime di Teheran su naameshaam.org spiega come anche nell’opinione pubblica iraniana possano emergere forti linee di rottura tra laici e integralisti religiosi sul giudizio sulla guerra in Siria: i più conservatori sono scettici sull’opportunità di sostenere Assad, non solo laico ma anche appartenente alla minoranza “eretica” alawita, mentre i progressisti sono contrari alla caratterizzazione sempre più fanatica e anti-sunnita data dai gruppi finanziati dal governo iraniano.

C’è chi crede che potremmo assistere nel prossimo futuro a una molteplicazione delle coalizioni, tutte in guerra tra loro, che, molto schematicamente, si potrebbe riassumere così: l’esercito di Assad, sostenuto dalla Russia e da parte delle minoranze religiose siriane; Hezbollah e i gruppi integralisti sciiti, organizzati dall’Iran e sempre più autonomi rispetto ad Assad; le milizie integraliste sunnite, appoggiate dal Qatar; l’opposizione laica, finanziata dall’Arabia Saudita. Se sarà questo lo scenario futuro e, soprattutto, cosa cambierà davvero per i milioni di cittadini della Siria e dei paesi confinanti è molto difficile dirlo anche per gli osservatori più esperti. Ma ancora più difficile è essere ottimisti.

 

Pier
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3 commenti

  • Quello che non capisco, che stride e che è un palese controsenso, è come la sinistra italiana sia pro islam; Vendola a Milano durante le celebrazioni per l' elezione di Pisapia: "abbracciamo i nostri fratelli musulmani", oppure durante il gaypride di Roma dove sventolavano bandiere palestinesi e bruciavano quelle di Israele (uno stato, per inciso, molto gay-friendly). Qualcuno dovrebbe spiegare a questa ala della sinistra italiana che i gay in Iran li impiccano su delle gru nel nome di allah nelle piazze pubbliche del mercato. L' islam è la pseudo religione più ottusa e violenta al mondo dove ogni diritto umano e civile viene sempre e comunque calpestato. Sarebbe bello che la sinistra "intellettuale" italiana si disinnamorasse e la finisse di difendere l' islam dietro l' ipocrita difesa delle tradizioni "culturali" ed iniziasse a definirlo (e a combatterlo) per quello che è REALMENTE.

    • E' Islam la religione professata dagli integralisti di Hezbollah e del Fronte An-Nusra, è Islam la religione professata dalle loro vittime siriane, è Islam la religione professata dai gruppi che aiutano i profughi siriani, è Islam la religione di chi fa la guerra, è Islam la religione di chi costruisce la pace. Considerare tutto significa definire l'Islam per quello che è realmente. Considerare solo una parte significa definire l'Islam per quello che dovrebbe essere ideologicamente. E chi lo fa dovrebbe assumersi le proprie responsabilità sulle definizioni ideologiche che vorrebbe trasformare in realtà.
      Allo stesso modo è assai ideologico e ben poco collegato con la sfera del reale equiparare un saluto alle persone musulmane con il bruciare una bandiera o con l'appoggiare il regime iraniano.

    • E' la prima volta che colgo una sintesi sulla guerra Siriana molto esaustiva!
      L'Islam intransigente come il cattolicesimo intransigente e tuttre le religioni altrettanto intransigenti sono i veri nemici dell'omosessualità, nel tempo a questa innterminabile massa di "belve umane" è stato ingegnato e inciso nel profondo dei loro cervelli che l'omosessualità è il peggior peccato che Dio non perdonerà mai!

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