Terrorismo: nel mondo islamico proteste e alternative

Le notizie di questa settimana:
1. Terrorismo: nel mondo islamico proteste e alternative
2. Occidente contro Daesh? Ecco tre proposte d’azione
3. Dopo Parigi è boom di attacchi islamofobici in Europa
4. Mali, ancora un attentato in un paese destabilizzato
5. Tunisia, il terzo grande attentato dall’inizio dell’anno

Terrorismo: nel mondo islamico proteste e alternative
L’immagine non corrisponde agli stereotipi e quindi non è stata mostrata dai media: l’11 novembre, due giorni prima degli attentati a Parigi, le strade di Kabul, la capitale afgana, si sono riempite di persone di tutte le etnie e di tutte le correnti islamiche per manifestare contro il terrorismo e a difesa della minoranza sciita hazara [scroll.in]. Non corrisponde agli stereotipi neppure la società aperta senegalese, che pure potrebbe diventare un modello per tutto il mondo islamico [enqueteplus.com]. Come scrive middleeasttransparent.com, “finché non creeremo nel mondo arabo stati di diritto che rispettino gli individui, che considerino la loro appartenenza alla nazione attraverso la cittadinanza e che offrano opportunità di promozione sociale, il modello dominante sarà Daesh [l’ISIS]“. Ma sottovalutare gli elementi positivi nel mondo arabo-musulmano non aiuterà a sviluppare modelli alternativi.

Occidente contro Daesh? Ecco tre proposte d’azione
1) Difendere la libertà: “In Francia come in Israele, certi commentatori considerano i diritti umani un ostacolo alla lotta contro il terrorismo e fanno pressioni per sopprimere ogni barriera legale. Sarebbe l’errore più grande: se si riduce la democrazia in nome di questa lotta, vincerà il terrorismo, perché il suo obiettivo è proprio uccidere lo spirito di libertà” [haaretz.com]. 2) Accogliere i rifugiati: “Hanno paura di ‘Refugees welcome’, perché mina la loro insistenza sulla radicata ostilità dell’Occidente contro i musulmani” [theguardian.com]. 3) Riconoscere che sono più le cose che uniscono i popoli rispetto a quelle che li dividono: “Quando si dice che è stato colpito il nostro ‘modo di vivere’, si sottintende che ‘loro’ vivono in altro modo… come se non ci fossero bar a Damasco o al Cairo! Il rischio è che ci si polarizzi contro un modo di vivere percepito come totalmente diverso” [Mathias Enard su letemps.ch].

Dopo Parigi è boom di attacchi islamofobici in Europa
In Francia, dopo gli attentati di Parigi, l’Osservatorio nazionale contro l’islamofobia ha registrato 34 crimini contro musulmani, tra cui profanazioni di un luogo di culto o percosse a donne velate. Comunque sono stati meno di quelli che si verificarono dopo l’attentato a Charlie Hebdo, quando in 4 settimane ci furono 147 episodi di intolleranza [ladepeche.fr]. Le cose non vanno molto meglio in Italia: a Bologna alcune donne musulmane sono state attaccate verbalmente e fisicamente. Fatima, studentessa universitaria, chiarisce di essere stufa “di dovermi continuamente dissociare da qualcosa che né io né la mia religione condividiamo”. “E’ come dopo l’11 settembre”, racconta il coordinatore della comunità islamica Yassine Lafram [ilfattoquotidiano.it]. Ma i numeri più preoccupanti vengono dal Regno Unito, preda dell’estremismo di destra: qui i crimini d’odio verso l’Islam sono cresciuti del 300% [middle-east-online.com]

Mali, ancora un attentato in un paese destabilizzato
I 19 morti della strage all’Hotel Radisson Blue di Bamako, in Mali, immediatamente successiva a quella di Parigi, pongono interrogativi sulla partecipazione degli stati europei (e non solo) nei conflitti locali nei paesi a maggioranza musulmana: come nell’attentato di marzo, la capitale maliana è stata colpita ancora in un ritrovo di turisti occidentali [maliweb.net]. La situazione del Mali è comunque molto incerta da anni, da quando le popolazioni tuareg hanno iniziato a combattere insieme a gruppi che, più dell’autonomia locale di qualche territorio, avevano lo scopo di destabilizzare uno stato in cui le cose sembravano andare piuttosto bene [ledjely.com]. Nell’ultimo attentato ha colpito anche la calma e la facilità con cui il commando ha agito, senza incontrare resistenza ma anche senza mostrare la minima emozione: i giovanissimi terroristi hanno colpito indifferentemente maliani e stranieri [nytimes.com].

Tunisia, il terzo grande attentato dall’inizio dell’anno
Dopo i 23 morti al museo del Bardo a marzo ed i 39 morti a Sousse a giugno, un nuovo grande attentato ha colpito la Tunisia: un kamikaze si è fatto esplodere contro un autobus della guardia presidenziale uccidendo 11 persone. I terroristi, in un momento in cui l’allerta è al massimo e tutte le misure per la sicurezza sono all’opera, hanno voluto dimostrare di poter colpire un corpo d’élite [businessnews.com.tn] noto per la sua efficienza e per il suo “grande attaccamento, leale e indipendente, alla repubblica” [leaders.com.tn]. Kapitalis.com, in una lettera aperta al presidente Beji Caid Essebsi, punta il dito apertamente con il partito islamista Ennahdha: “Signor Presidente della Repubblica, tutti nel nostro paese sanno chi sono i terroristi, lei per primo. Nessuno dubita che lei sia profondamente attaccato alla patria, ma per calcoli politici lei non vuole denunciarli e agire contro di loro“.

 

Michele e Pier
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