Skip to main content

L’emergenza COVID-19 diventa in Uganda un utile strumento per attaccare la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e i gruppi più vulnerabili. Il giudice dell’Alta corte di Kampala ha rifiutato una cauzione per 19 persone attualmente in carcere. Si tratta di alcuni senzatetto, membri della Children of the Sun Foundation (Fondazione Figli del sole), un rifugio per le minoranze sessuali nella città di Kyengera. L’arresto è avvenuto il 29 marzo, giorno in cui la polizia ha fatto irruzione nella struttura che gli offriva ospitalità, arrestando 23 persone, di cui 4 rilasciate per motivi di salute.

Il COVID-19 è stato usato come scusa per farli rinchiudere in prigionedichiara a VOA Adrian Juuko, avvocato per i diritti delle minoranze sessuali. Se la polizia afferma di averli arrestati perché, vivendo tutti insieme nel rifugio, rappresentavano un pericolo per la diffusione del virus, gli attivisti denunciano l’evidente volontà di colpirli in quanto LGBTQIA. E infatti, dopo l’arresto, al danno si è aggiunta la beffa: per raggiungere la stazione di polizia, i 23 arrestati hanno dovuto affrontare una specie di “sfilata della vergogna”, camminando per le strade del villaggio mentre i cittadini li aggredivano fisicamente e con insulti omofobi.

Una volta in carcere, una serie di comportamenti controversi non stanno permettendo ai prigionieri di difendersi, allungando i tempi di una soluzione della vicenda. In sostanza, non solo nessuno ha potuto vedere i propri avvocati a causa delle norme sul distanziamento sociale, ma soprattutto – e senza giustificazioni – non hanno potuto contattarli telefonicamente né uscire dal carcere sotto cauzione. Sempre a causa dell’emergenza sanitaria, la scorsa settimana il magistrato e il procuratore non si sono presentati in tribunale per discutere del caso. Gli avvocati confidano in una nuova data, il 12 maggio, fissata da un tribunale inferiore, ma sperano anche di poter incontrare prima i prigionieri, così da preparare al meglio la loro difesa.

mascherina medica uomo coronavirusGli anglicani: “Sì ai condom”

Ma, come si dice, non tutto il male vien per nuocere (o quasi!). In tempi di COVID-19, Kazimba Mugalu, il nuovo arcivescovo anglicano dell’Uganda, ha parlato favorevolmente dei contraccettivi, come mai prima d’ora, in un sermone televisivo davanti a tutto il paese. La preoccupazione di Mugalu è che le donne possano avere gravidanze indesiderate in questo periodo di lockdown. Vorrei sottolineare che ne ha parlato come se solo le donne dovessero prendere provvedimenti, fare attenzione e difendersi, e come se gli uomini fossero mossi da istinti sessuali non controllabili: “Agli uomini non importa, voi donne dovete stare attente!“.

Non dimentichiamoci però che Mugalu, che è stato a capo della commissione sull’HIV dell’Inter-Religious Council of Uganda (Consiglio inter-religioso d’Uganda; IRCU), recentemente ha discriminato esplicitamente la comunità LGBQTIA, ribadendo che la Chiesa d’Uganda “non accetterà mai i matrimoni gay“. Inoltre, il nuovo arcivescovo dovrà continuare l’implementazione del “Piano strategico provinciale 2016-2025″, che prevede, tra altre cose, la liberazione del paese “dall’immoralità e dalla perversione sessuale”.

Come c’era da aspettarsi, comunque, la posizione di Mugalu ha diviso i fedeli. Alcuni membri della comunità anglicana hanno definito immorali le sue affermazioni. E critiche sono arrivate anche dalle altre confessioni cristiane: “La posizione della chiesa cattolica è chiara: nessun uso artificiale della contraccezione!” ha precisato John Baptist Odama, arcivescovo metropolita di Gulu.

Ginevra Campaini
©2020 Il Grande Colibrì
immagini:  Il Grande Colibrì

Leave a Reply