Uganda, buon proposito per il 2013: la caccia ai gay

A sorpresa, l’approvazione della legge anti-gay in Uganda è slittata a febbraio. Rebecca Kadaga, presidentessa del parlamento, l’aveva promessa come un “regalo di Natale” (Il grande colibrì), ma così non è stato. Che sia almeno il primo dei buoni propositi per il nuovo anno, hanno chiesto in coro i leader delle diverse confessioni cristiane: è impressionante la lista di vescovi e pastori ugandesi che hanno inaugurato il 2013 con una predica per invitare i parlamentari a “smettere di perdere tempo a discutere della legge e ad approvarla subito per salvare i bambini in età scolare, che rischiano di essere reclutati” (sic!). Ci mancava solo il reverendo Paul Schinners, arrivato dal Regno Unito a dar manforte agli omofobi: “Nessuna altra nazione al mondo ha un piano simile e per questo l’Uganda sarà benedetto” (Daily Monitor).

Non che prima di Capodanno i religiosi fossero stati tranquilli: ad esempio, Joseph Sserwada, che dirige il potente movimento cristiano integralista dei “Born Again”, ha chiesto che il governo dichiari persona non gradita Chris Mubiru (The Africa Report), dirigente sportivo, nel frattempo rifugiatosi negli USA, finito in prima pagina su un quotidiano nazionale con l’accusa, corredata da foto tanto esplicite quanto dubbie, di aver sodomizzato alcuni calciatori (Il grande colibrì). E se il vescovo anglicano Godfrey Makumbi ritiene che la lotta all’omosessualità non sia una priorità nazionale, lo fa con motivazioni decisamente poco friendly: “Realisticamente l’omosessualità non fa parte della nostra cultura, perché i valori sessuali di noi africani sono completamente eterosessuali“. Lui, dice, di gay in Uganda non ne ha mai visti… (The Observer)

Tutti i pastori e i preti che la pensano così dovrebbero stare zitti: la religione non è odio e l’odio non è religione!” commenta con comprensibile concitazione R., attivista ugandese in contatto con Il grande colibrì: “Questi non sono cristiani, sono solo persone piene di odio, perché un vero cristiano non si comporterebbe mai così! Gesù ha detto di amare tutti, perché siamo tutti figli di Dio!“.

Intanto, le parole diventano azioni: durante la notte di Natale, ignoti si sono introdotti nella sede dell’organizzazione Minoranze sessuali d’Uganda, rubando numerosi oggetti e vandalizzando il resto (O-blog-dee-o-blog-da). Se la matrice omofobica dell’episodio non è certa, il raid sembra proprio un piccolo “regalo di Natale”, per usare le parole di Kadaga. Intanto, tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, la polizia ha arrestato prima Joseph Kawesi, fondatore dell’associazione giovanile LGBTQ* Youth on Rocks (O-blog-dee-o-blog-da), e poi un suo collega (O-blog-dee-o-blog-da): sono entrambi accusati di “conoscenza carnale” (cioè di aver avuto rapporti omosessuali) e di “reclutamento della gioventù nell’omosessualità“.

La situazione in Uganda si sta aggravando ogni giorno di più, anche perché la società sta dimostrando poca solidarietà nei confronti delle persone LGBTQ*, diventate il capro espiatorio quasi per ogni problema del paese africano. Lo dimostra, ad esempio, il commento di un noto tifoso alla vicenda del dirigente sportivo vittima di outing: “Ci chiedevamo perché la nostra nazionale di calcio non avanzava nelle competizioni continentali. Ora sappiamo che Chris Mubiru sodomizzava alcuni giocatori dopo averli pagati. I giocatori sodomizzati non possono giocare a calcio con successo” (The Africa Report). Intanto, solo dopo mesi e decine di segnalazioni Facebook ha chiuso la pagina “Kampala svelata: voci e fatti”, in cui venivano pubblicati nomi e foto di presunti gay della capitale ugandese, con insulti e minacce.

Con un intento ben più nobile, Advocate pubblica le fotografie, scattate da D. David Robinson, di alcuni attivisti LGBTQ* ugandesi, che raccontano anche le loro vite e lanciano un messaggio: “Noi siamo qui. Noi siamo ugandesi. Noi non saremo ridotti al silenzio“. Sono dodici donne e uomini. Dodici, come i lunghi mesi dell’anno appena iniziato che il loro coraggio dovrà illuminare di speranza. Come illumina di speranza la notizia che lunedì inizierà in Massachusetts il processo per crimini contro l’umanità contro Scott Lively, uno dei fondamentalisti cristiani statunitensi più attivi nel promuovere la pena di morte contro gli omosessuali in Uganda (Queerty): il religioso era stato denunciato a marzo proprio dall’associazione Minoranze sessuali d’Uganda (Il grande colibrì).

ALTRE NOTIZIE DALL’AFRICA

Se l’Uganda vuole inasprire le pene contro gay e lesbiche, in Nigeria il parlamento ha deciso di prendersela con i matrimoni omosessuali… anche se nessuna organizzazione li stia reclamando! Un disegno di legge, già approvato dal Senato e che dovrebbe ottenere a breve il via libera anche della Camera, prevede 14 anni di carcere per tutte le coppie dello stesso sesso, oltre a pesanti pene per chi faccia attivismo in pubblico o in privato a favore dei diritti LGBTQ* e per chi non denunci i propri familiari gay o lesbiche. Un servizio della BBC racconta le paure della comunità omosessuale locale.

E per delle leggi che purtroppo verranno probabilmente approvate in Uganda e in Nigeria, ecco una legge che purtroppo probabilmente non verrà approvata in Malawi: poco più di un anno fa il governo di questo stato aveva annunciato un provvedimento per depenalizzare l’omosessualità (Il grande colibrì), ma ad ottobre la presidentessa Joyce Banda, forse spaventata dalla reazione furiosa del Consiglio delle Chiese, aveva annunciato un sostanziale passo indietro (Il grande colibrì). Ora Banda torna sull’argomento, per lavarsene pilatescamente le mani: ogni decisione dovrà essere presa dal parlamento e lei non si esprimerà sul tema finché il popolo non deciderà qualcosa (Nyasa Times).

Il quartiere di Daroukhane a Guédiawaye è sotto shock. Due suoi abitanti sono stati sorpresi in posizione inequivocabile, cioè mentre commettevano atti contro natura. Dopo una serata di bevute, i due froci (pédés), Mouhamadou Lamine Ndour e il suo amante Pape Diop, hanno deciso di entrare in azione“: l’incipit dell’articolo di Senxibar, noto giornale online del Senegal, è un capolavoro di omofobia. Per la cronaca, i due giovani omosessuali sono stati scoperti e malmenatifino all’inverosimile” dai parenti, prima di riuscire a scappare non si da dove…

 

Pier
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RASSEGNA STAMPA
Cronaca. Padova, l’ospedale riconosce le mamme lesbiche con  i braccialetti con scritto “partner”.
Mondo. Israele, gruppo di ebrei ortodossi prende a sassate una ragazza lesbica vicino a Tel Aviv.
Movimento. Gillette e Tel Aviv Gay Vibe annunciano una maratona LGBT nella città israeliana.
Politica. Prima pagina di Minute, giornale di destra francese: “Lobby gay nel Fronte Nazionale?”.
Sessualità. Raul Bova in un nudo bisessuale sulla copertina di Chi “per combattere l’AIDS”.

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3 commenti

  • io non celò contro nessuno, ma neanche andrei in piazza a manifestare è gridare in pubblico a dire di essere gay o lesbica è una cosa vergognosa, matrimoni gay, lesbiche, ma chi arrivata qua Sodoma è Gomorra QUESTA è LA VERA FINE DEL MONDO

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