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La speranza dell’Uganda per liberarsi di Yoweri Museveni, presidente del paese africano dal 1986, si chiama Bobi Wine. O meglio questo è lo pseudonimo con cui è conosciuto il musicista Robert Kyagulanyi Ssentamu, che ha deciso di sfidare Museveni alle presidenziali del 2021. Prima della scelta di dedicarsi alla politica, nel 2017, Bobi Wine era conosciuto soprattutto per le sue canzoni aggressive e violente, in cui se la prendeva anche con gli omosessuali (un brano, per esempio, chiedeva di “bruciare tutti i gay“). Dal 2016, dopo un incontro con alcuni esponenti del movimento LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), il cantante ha preso un po’ le distanze da quelle posizioni, ma non ha mai chiarito del tutto cosa pensi.

Intervistato da una TV sudafricana, il politico-musicista ugandese ha spiegato che non ama le minoranze sessuali, ma che vuole rispettare i loro diritti: “Credo che abbiamo la responsabilità di difendere i diritti di tutti i cittadini, tanto di quelli che sono come noi quanto di quelli che non sono come noi. Credo che a un leader come me sia richiesto un alto livello di tolleranza per avere la certezza che la nazione avanzi unita“. La risposta suona insoddisfacente, eppure è in realtà molto coraggiosa se si pensa a un contesto in cui l’attuale governo punta moltissimo sull’omofobia e sta cercando di far passare il movimento di Bobi Wine come un’organizzazione terrorista “associata alle persone LGBT“, per usare le parole del ministro della sicurezza Elly Tumwine.

Reazioni negative

Il coraggio di Bobi Wine si coglie bene se si leggono le reazioni raccolte dal sito PML Daily: sono molto rare le reazioni positive (“Bobi sa che ci sono gay in Uganda, tra di noi, alcuni li conosciamo, ma non tocca a noi giudicarli: tocca a Dio. Hanno fatto la loro scelta e ne risponderanno a Lui“), che spesso lasciano trasparire un’immagine tutt’altro che favorevole alle minoranze sessuali (“Se vuoi cambiare una persona, non devi scappare via da lei, ma starle vicino. Credo che potremo cambiarli con il sostegno di Dio e di preghiere costanti, non isolandoli, ma mostrandogli la retta via“). E c’è chi sintetizza la risposta di Bobi Wine così: “Bisogna avere rispetto anche dei propri nemici“.

La maggior parte dei commenti, però, sono di condanna, anche da parte di chi in generale sostiene il musicista. O lo sosteneva: c’è chi sostiene di aver abbandonato il suo movimento perché le dichiarazioni di Bobi Wine sarebbero la prova del fantomatico complotto occidentale per “omosessualizzare” l’Uganda e conquistarlo. “Non posso accettare di essere sodomizzato” scrive assurdamente qualcuno, mentre altri usano un linguaggio estremamente violento: “I gay dovrebbero essere uccisi per lapidazione, punto e basta. Non esiste che io li rispetti. Se ne troveremo in Uganda, li uccideremo lapidandoli. Le parole di Bobi Wine mostrano quanto sia un ingenuo sostenitore dei gay. Chi sostiene i gay dovrebbe fare la loro stessa fine“.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

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