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Non è facile essere queer in Cina. Lo stigma sociale e la difficoltà ad accedere a cure e supporto psicologico rendono molto dura l’esistenza delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), che spesso sono costrette a nascondersi e a vivere in solitudine.

Dai 25 ai 29 anni è la fascia di età in cui i gay cinesi si sentono maggiormente soli e vittime di pregiudizio. Lo ha stabilito una recente ricerca svolta dalla University of Hawaii at Manoa, in collaborazione con la Myron B. Thompson School of Social Work. Lo studio, che è stato pubblicato all’interno dell’International Journal of Environmental Research and Public Health, ha visto coinvolti 367 giovani uomini, che hanno risposto alle domande dei ricercatori mediante un questionario. I dati raccolti hanno permesso di evidenziare le difficoltà e il senso di solitudine che rende ancora più complessa la vita degli intervistati, che lamentano di essere vittime di una grande pressione da parte della società e delle famiglie di origine.

Il consenso dei genitori

Non se la passano meglio le persone transgender, per le quali la vita in Cina si sta facendo sempre più dura. Lo ha messo in luce Amnesty International, che in un rapporto intitolato “I need my parents’ consent to be myself” (Ho bisogno del consenso dei miei genitori per essere me stesso) ha denunciato la difficile situazione dei transessuali cinesi, costretti a subire le politiche discriminatorie ed escludenti adottate dal governo centrale. Classificando le persone trans come “affette da malattia mentale”, Pechino le obbliga di fatto all’invisibilità e alla solitudine.

Come se non bastasse, la legge prevede che, per accedere alla procedura chirurgica per la rettificazione del genere, si debba ottenere il consenso della famiglia di origine. Questo ulteriore ostacolo spinge molte persone a cercare soluzioni tanto alternative quanto pericolose: si va dall’acquisto di medicinali su Internet fino al tentativo di “operarsi” autonomamente, con il rischio gravissimo di incorrere in infezioni ed emorragie mortali.

Le leggi e le politiche discriminatorie hanno lasciato molte persone transgender in un angolo, costrette per poter trovare sé stesse a ricorrere a operazioni estremamente pericolose o a cure ormonali acquistate sul mercato nero” ha commentato Doriane Lau, ricercatrice sulla Cina per Amnesty International, che ha anche invitato il governo a rimuovere “le barriere che le persone transgender affrontano quando cercano di accedere a trattamenti sicuri per l’affermazione di genere”.

Nicole Zaramella
©2019 Il Grande Colibrì
foto: cc

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