Cina, mamme al parco a caccia di partner per i figli LGBT

genitori cinesi cercano partner gay per i figli
Genitori cinesi al parco per trovare partner ai figli LGBT

In Cina è ormai abitudine consolidata che gruppi di genitori s’incontrino nei parchi e nei giardini pubblici alla ricerca di un futuro coniuge per i propri figli. Madri e padri s’aggirano con foto e scheda sintetica dei propri scapoli a casa e studiano attentamente quanto gli altri genitori hanno da offrire. Se c’è comunione d’intenti (ok aspetto e ok età), le domande diventano più precise e profonde.

Domande per le nozze

La domanda più importante è: “Dove ha la residenza?”. Avere la residenza a Shanghai o a Pechino può portare dei vantaggi incredibili in termini di istruzione e assistenza sanitaria che i residenti di altre città si scordano. Ottenere una residenza in queste metropoli, però, non è facile affatto: o la propria famiglia è in maniera comprovata autoctona della città in questione, o bisogna conseguire titoli e meriti eccelsi, oppure bisogna ottenerla in maniera indiretta, con lungimiranza: convolare a nozze con un indigeno della città e farci un figlio (il figlio, infatti, avrà diritto alla preziosa residenza).

“Quanto guadagna?” è la seconda domanda in ordine di importanza nella valutazione della progenie altrui in cerca di marito o di moglie, domanda seguita poi da domande sulle proprietà immobiliari, sulla grandezza e l’ubicazione di queste proprietà, sul grado di istruzione e sulla disponibilità o meno di un veicolo motorizzato.

“AAA cerco marito gay di buona casta per mio figlio”

Ho chiesto a mia moglie, che è una fortunata indigena shanghaiana, se i genitori di uno chiedono mai della bontà del carattere ai genitori dell’altro. “No”, mi ha risposto: questi genitori fanno da filtro, operano una scrematura sociale direi, e poi la compatibilità emotiva e caratteriale è faccenda a carico dei figli. In Cina, si dice, il matrimonio è fra due famiglie, non solo fra due persone.

“Un diritto dei genitori”

Qualche settimana fa un gruppo di genitori di persone omosessuali, armati di ombrelli arcobaleno, ha deciso di presentarsi nel parco Renmin Gongyuan (Parco di Piazza del popolo) di Shanghai e di cercare apertamente un compagno o una compagna dello stesso sesso del proprio figlio. Sorprendentemente molti passanti hanno dichiarato che quello fosse loro diritto, mentre altri presenti sul posto hanno manifestato la loro condanna nei confronti dell’omosessualità, definendola una malattia da tenere nascosta, un’offesa ai tradizionali valori della Cina o qualcosa che li schifava.

Quei genitori coraggiosi, tuttavia, hanno replicato pacificamente che il loro solo intento era quello di trovare un compagno per i loro figli e che quell’intento era un loro diritto di genitore. Una mamma ha ripetuto ai passanti: “A me non interessa che a lui piaccia un uomo o una donna, io voglio solo che lui sia felice: per me è sufficiente. Se noi non li supportiamo, non pensiamo che la loro vita sarà più triste?”.

Ad un certo punto, nella folla, è apparsa una guardia del parco con i suoi sottoposti, ordinando loro bruscamente di andarsene. Tuttavia parte della folla è accorsa in difesa di questi genitori con gli ombrelli dei colori dell’arcobaleno, opponendosi vivacemente alla guardia e ai suoi metodi: c’è chi ha empatizzato con i loro desideri di genitori, c’è chi ha raccontato di avere amici o colleghi omosessuali. Per sedare gli animi, è comparso anche un poliziotto, che tuttavia non ha preso provvedimenti. La guardia infine ha trovato il modo di fare sloggiare il gruppo scomodo di genitori: li ha accusati di non aver chiesto l’autorizzazione per svolgere quell’attività in luogo pubblico. In poco tempo, così, gli ombrelli arcobaleno sono stati chiusi e hanno lasciato il parco di Piazza del popolo a Shanghai.

Alcuni dati sulla folla

Della folla che ha attorniato il gruppo di genitori di persone omosessuali:
90% erano persone over 50 anni, la maggior parte di loro genitori alla ricerca di matrimonio per i figli.
10% erano persone con meno di 50 anni.
20% hanno detto di non sapere dell’esistenza dell’omosessualità.
50% hanno detto che gli omosessuali non possono avere figli e che l’omosessualità è una perversione.
10% erano curiosi di come gli omosessuali facciano sesso.
10% hanno detto che li rispettano, ma non li accetterebbero se facessero parte della loro cerchia famigliare.
5% hanno detto di sapere cos’è l’omosessualità e di comprenderla.
5% hanno detto di appoggiare gli omosessuali.

 

Benedetta
©2017 Il Grande Colibrì

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