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Lo scorso luglio sono apparsi in tutta l’Ungheria manifesti che rappresentavano diverse coppie con una bottiglia di Coca Cola in mano, e lo slogan “Love is love. Niente zucchero, niente pregiudizi”. Tra le coppie, figuravano anche due uomini abbracciati e due ragazze innamorate. Il gruppo CitizenGo aveva subito denunciato la campagna, sostenendo che per la prima volta qualcuno stava “pubblicizzando apertamente l’omosessualità. Le proteste si sono poi levate da tutto il mondo ultraconservatore al potere a Budapest, a cominciare da alcuni deputati di Fidesz, il partito nazionalista del primo ministro Victor Orbán. E c’è chi ha lanciato petizioni online e boicottaggi contro la bibita.

E ora, dopo tutte le polemiche, l’autorità per la protezione dei consumatori ha multato la Coca Cola proprio per questa campagna. Quello che preoccupa, più che la multa in sé da mezzo milione di fiorini (circa 1.500 euro, una cifra che non farà certo passare il sonno all’azienda), sono le sue motivazioni: quella campagna, infatti, secondo l’autorità “nuoce allo sviluppo fisico, spirituale e morale dei bambini e dei giovani”.

Per l’associazione per i diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) Háttér Társaság (Società background), una delle più grandi del paese, la condanna nei confronti della Coca Cola è discriminatoria e viola il diritto alla libera espressione, oltre che varie leggi dello stato e alcuni principi costituzionali.  Da parte sua, la multinazionale ha ribadito quelli che sono i propri principi in un comunicato stampa: “Lo scopo della campagna era veicolare i valori ai quali l’azienda crede da molto tempo: la diversità e l’uguaglianza tra le persone senza distinzione di nazionalità, religione, genere, età, etnia, lingua che parlano, hobby e opinioni. Questi valori sono rappresentati nelle nostre pubblicità”.

Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: le pubblicità della Coca Cola

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