“Solo italiani“, “no extracomunitari“, “i neri hanno un odore strano“, “gli asiatici ce l’hanno piccolo“, “degli arabi non mi fido“… Nelle chat e nelle app per incontri di sesso per gay e bisessuali (stile Grindr, per intenderci), frasi del genere sono tutt’altro che rare, come altri messaggi che prendono di mira gli uomini effeminati, quelli sovrappeso, quelli che superano un limite arbitrario di età e che addirittura hanno l’ardire di contattare utenti più giovani. Per alcuni sono semplici espressioni di “preferenze personali” ed è sempre e solo un caso se una grandissima parte di queste preferenze corrisponde ai pregiudizi razzisti (in altre parole: i bianchi sono desiderabili, gli altri no).
Farlo notare è considerato un attentato alle libertà individuali: “Volete decidere con chi dobbiamo andare a letto?“, tuonano in molti, generalmente inconsapevoli che pure questa idea vittimistica secondo cui invitare a pensare significa imporre qualcosa corrisponde a un classico della retorica razzista (“Se apre un nuovo kebabbaro non potremo più mangiare la polenta“, “Spiegano ai bambini che esiste la transessualità perché vogliono obbligarli a cambiare sesso“). Altri invece denunciano una vera e propria cultura di esclusione: è la discriminazione sessuale su base razziale.
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La scala
Le ricerche hanno mostrato che spesso l’uso delle chat e delle app crea sentimenti di vergogna e di umiliazione, con un impatto negativo sull’autostima e sulla salute psicologica degli utenti. Questi effetti sembrerebbero ancora più forti sugli uomini appartenenti alle minoranze etniche. Ma la colpa è davvero di un ambiente poco accogliente e pieno di pregiudizi o forse sono le presunte vittime a immaginarsi tutto e a non essere abbastanza sportive da accettare con serenità le “preferenze personali” altrui? Per qualcuno la risposta era già evidente, ma due professori, Gary W. Harper dell’Università del Michigan e Ryan Wade di quella dell’Illinois, hanno deciso di affrontare la questione da un punto di vista scientifico.

Per loro era essenziale riuscire a capire se esiste davvero una generale discriminazione sessuale su base razziale e quanto sia forte. Per farlo hanno costruito una scala per catalogare e misurare le esperienze su chat e app su quattro dimensioni: esclusione, rigetto, degradazione e oggettivazione erotica. Hanno poi testato la loro scala attraverso un progetto che ha coinvolto 2mila giovani neri gay e bisessuali di età compresa tra i 18 e i 29 anni che utilizzano siti e applicazioni di incontro per soli uomini.
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La ricerca
La scala teorica è stata presentata in un articolo pubblicato a ottobre dall’American Journal of Community Psychology, mentre i risultati empirici della ricerca sono ancora in fase di revisione. Wade ha comunque anticipato che – sorpresa! – la discriminazione sessuale su base razziale esiste. Le sue manifestazioni più evidenti, con messaggi di rifiuto o di denigrazione, sono comuni e nonostante questo sono al tempo stesso solo la punta dell’iceberg. Gli utenti “non bianchi” continuano a vedersi costantemente attribuiti ruoli sessuali, desideri e attributi fisici sulla base di stereotipi e pregiudizi, mentre tutti considerano evidente che tra gli uomini bianchi ci siano attivi e passivi, “tradizionalisti” e feticisti, piselli minuscoli e altri giganteschi.
Va detto che nella maggior parte dei casi i messaggi di rigetto o di oggettivazione sessuale sono scritti da uomini bianchi e colpiscono persone percepite come di altre etnie, ma a volte alcuni utenti fanno propri i pregiudizi generali e li usano per colpire e allontanare ragazzi con il loro stesso colore della pelle. Durante una serie di focus group, molti hanno descritto questa esperienza come ancora più dolorosa e svilente e per questo Harper e Wade hanno deciso di tenerne particolarmente conto nella loro scala. Nella speranza di far riflettere tutti, indipendentemente dal colore della pelle, sull’ambiente in cui sviluppiamo la nostra vita sociale e sessuale: cosa c’è di eccitante nell’ipocrisia di nascondersi dietro un dito e nella paura di affrontare sé stessi?
Pier Cesare Notaro
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