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Secondo uno studio dell’IFOP, prestigioso centro di ricerca francese, il 44% degli uomini eterosessuali pratica l’autoerotismo almeno una volta a settimana, mentre per gay, bisessuali ed “etero curiosi” la percentuale esplode al 62%. Ma l’orientamento sessuale non è l’unica caratteristica fortemente correlata alla frequenza masturbatoria: altri aspetti più sorprendenti esercitano un ruolo persino maggiore. Per esempio, l’autoerotismo è una routine quotidiana per il 29% degli uomini con reddito più basso, ma solo per il 18% di quelli più ricchi. Come spiegano i ricercatori, la masturbazione è considerata come un surrogato del sesso e quindi è più frequente tra chi è “meno inserito nel mercato sessuale“.

L’esclusione sessuale ricalca in modo preoccupante l’esclusione sociale: i “meno inseriti” sono i bisessuali e i gay, i ragazzi più giovani, gli uomini appartenenti a minoranze etniche e culturali e quelli che vivono in campagna o nelle periferie delle grandi città. Queste persone sono anche quelle che consumano più pornografia online perché, come spiega François Kraus dell’IFOP, sulla rete “possono esprimere le proprie fantasie e vivere apertamente la propria sessualità, cosa che non succede sempre nella vita reale“. Tra siti porno, videochat e scambio di foto, internet offre più libertà, ma questo ha un costo: cresce il rischio di dipendenza e le possibilità di finire in situazioni spiacevoli. E in ogni caso non si realizza la “democrazia sessuale” di cui spesso si parla.

Questo studio, infatti, ribadisce quello che molti altri dati confermano: la sessualità continua a rispecchiare il sistema di potere e di discriminazione della società. Ritroviamo così la centralità di elementi che ci rifiutiamo di riconoscere come determinanti legittime (o come determinanti tout-court) dell’attrazione sessuale, come il colore della pelle, la nazionalità, il reddito, lo status sociale. E troppo spesso ce la si prende non con meccanismi che riproducono nella sessualità le oligarchie e le emarginazioni che respingiamo in ogni altro campo, ma con chi ci mostra questa realtà così lontana dalle belle favole che continuiamo a raccontarci.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì

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