Quello che è successo a fine gennaio a Bamako, capitale del Mali, è poco chiaro e forse non si capirà mai con precisione: i media riportano informazioni non solo contraddittorie, ma soprattutto insensate. L’unica certezza è che 15 minori “omosessuali”, tra i 13 e i 17 anni, sono stati arrestati in una retata di polizia. Secondo le forze dell’ordine, questi giovani si sarebbero venduti per cifre che andavano dai 5mila ai 50mila franchi CFA (da 8 a 80 euro) a una rete di adulti che li avrebbe portati in alcune cliniche della città per sottoporli a “terapie di conversione“: con compresse, gel e punture, li avrebbero fatti diventare gay e poi li avrebbero violentati. Nonostante l’assurdità della storia, i media hanno festeggiato lo “smantellamento di una rete di omosessuali“.
Gli articoli di giornale sostengono che almeno 100 adulti approfittavano dei servizi sessuali dei ragazzini, eppure nessun adulto è stato arrestato, nonostante si parli di reati gravi (stupro, corruzione di minori, omosessualità, tratta di persone, istigazione alla dissolutezza…). Solo i ragazzini hanno attirato l’attenzione della polizia e dei media, che non hanno esitato a pubblicare nomi, cognomi e fotografie (per questo non linkiamo le fonti della notizia). Insomma, sono molti gli elementi che fanno pensare che si tratti di una semplice operazione per distrarre un po’ la popolazione dai veri problemi del paese (come l’incapacità del governo a contenere le crescenti violenze dei gruppi jihadisti) con una storia montata ad arte su una “rete di froci pedofili” nella capitale.
Appartamenti a ore
Fatto sta che da una decina di giorni i siti maliani continuano a parlare della vicenda e a lanciare improbabili inchieste. Niarela, per esempio, pubblicato una lettera che, grazie a ben due testimonianze (di cui una consiste nella frase: “Ho visto cose di cui è meglio non parlare“), assicura che a Bamako sarebbe in corso una vera e propria emergenza legata agli appartamenti ammobiliati affiatati ad ore. Anche molti ragazzini prenderebbero queste camere per bere alcol e fumare sigarette, poi, visto che vizio porterebbe a vizio, inizierebbero a dedicarsi alle gioie dell’omosessualità. E così “questi bordelli sono diventati la riserva e il rifugio degli omosessuali, non solo per ingannare la vigilanza delle autorità, ma anche per sfuggire al linciaggio popolare“.
L’autore dello scoop, per dimostrare che “l’omosessualità è tra le nostra mura“, lascia la parola a un testimone: “Per errore ho bussato alla porta sbagliata, che per sfortuna non era chiusa. E così ho visto due ragazzi che si baciavano. Mi sono quasi messo a vomitare. Da quel giorno, ho paura di tutto quello che i visitatori possono fare negli appartamenti. Avevo già sentito parlare di omosessualità, ma confesso che non pensavo che davvero due persone dello stesso sesso potessero dedicarsi a questa pratica satanica“. Negli stessi giorni i gruppi jihadisti hanno continuato a fare strage di soldati, ma per i media l’importante è rinfocolare l’omofobia: quello di cui i maliani devono avere davvero paura sono i giovani che si baciano tra loro…
Pier Cesare Notaro
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