Secondo il sito di inchiesta The Intercept, nel 2012 l’associazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch (HRW) avrebbe accettato la somma di 470mila dollari USA dal magnate saudita Mohamed Bin Issa Al Jaber. Il finanziamento aveva come vincolo che l’organizzazione non facesse campagne a favore dei diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) in Medio Oriente e in Nord Africa.
Le accuse di The Intercept
L’articolo afferma che, due anni prima che venisse elargito questo finanziamento, HRW aveva fatto un’indagine sulle modalità di trattamento di alcuni lavoratori stranieri all’interno di un cantiere di un’impresa di costruzioni di proprietà dello stesso Al Jaber, la Jadawel International. Intervistati da HRW, gli operai avevano rivelato di essersi visti ritirare il passaporto, rimanendo così, per paura dell’arresto, senza alcuna tutela. Alcuni di loro avevano detto di non ricevere lo stipendio da mesi.
Secondo alcune mail che The Intercept sarebbe riuscito a ottenere, il direttore di HRW Kenneth Roth avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel cercare i contatti per ottenere questo finanziamento. L’intesa con Al Jaber per escludere i diritti LGBTQIA in Nord Africa e Medio Oriente dalle ricerche finanziate con quel denaro sarebbe stata firmata nel 2012. Esiste anche una foto di Roth e Al Jaber dell’anno successivo, scattata durante un incontro che si sarebbe tenuto, secondo le accuse, per celebrare l’anniversario dell’impresa.
La risposta di HRW
Un comunicato stampa di Human Rights Watch definisce “una decisione profondamente spiacevole” il fatto di aver “accettato un finanziamento che vedeva come requisito che i fondi non venissero usati per supportare i diritti LGBT in Medio Oriente e Nord Africa. Ci rammarichiamo anche che la donazione sia stata fatta dal proprietario di un’azienda che la stessa HRW aveva smascherato come complice nella violazione dei diritti sul lavoro”. “Questa decisione – prosegue il comunicato – è in netto contrasto con i nostri valori fondamentali e con il nostro impegno per i diritti LGBT come parte integrante dei diritti umani. Accettare quei soldi è stato un abominio contro il nostro impegno per la difesa dei diritti di tutte le persone”.
Human Right Watch ha annunciato di aver restituito la somma e di aver aperto un’inchiesta per sapere come sia stato possibile che possano essere stati elusi “i rigidi protocolli e le politiche sui finanziamenti”. D’altra parte, l’organizzazione per i diritti umani ha continuato per tutti questi anni a documentare la violazione dei diritti delle minoranze sessuali in Medio Oriente e in Africa settentrionale, nonostante le condizioni poste per la donazione di Al Jaber.
Alessandro Garzi
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