L’atteggiamento nei confronti delle persone transgender nel subcontinente indiano è spesso ambivalente: se da una parte la sottocultura hijra (chiamata anche “khwaaja sira” in Pakistan) è molto popolare e l’atteggiamento delle autorità è migliore di quanto non sia in Occidente, il comportamento di molti rimane di chiusura e rifiuto.
Aiuti in Kerala
I giorni del coronavirus manifestano bene quest’ambivalenza. Una settimana fa il governo della regione indiana del Kerala ha esteso alle persone trans (con circa mille beneficiari) la distribuzione di razioni gratuite per superare l’emergenza e la chiusura dei negozi. Aiuti simili sono stati offerti anche ai lavoratori migranti. Tale misura “è stata presa in considerazione della difficoltà che avrebbero dovuto affrontare per soddisfare i bisogni di base“, ha spiegato la ministra della sanità K.K. Shailaja.
Shyama S. Prabha, coordinatrice statale della cellula transgender che opera sotto il dipartimento di giustizia sociale, ha affermato che è la prima volta che uno stato fornisce aiuti alle persone transgender: “Il Kerala è il primo stato a fornire un tale contributo durante il blocco del coronavirus. Noi abbiamo fatto la richiesta al segretario e al direttore del dipartimento di giustizia sociale poiché molte persone trans non hanno risorse“.
Accuse in Telangana
Nello stesso tempo, però, a Hyderabad, capoluogo dello stato di Telangana, ignoti hanno affisso nelle stazioni della metropolitana (e in particolare alla fermata di Ameerpet) manifesti in cui si accusano le persone transgender di trasmettere il virus. In questi “avvisi” le persone sono invitate a scacciare le persone trans, impedire loro di avvicinarsi ai negozi o ad altre persone, picchiarle e chiamare la polizia per metterle in condizione di non nuocere.
L’attivista Meera Sanghamitra ha fatto appello alla polizia per agire immediatamente contro gli esecutori del gesto, che incitano alla discriminazione della comunità transgender, chiedendo che siano visionati i filmati delle telecamere di sorveglianza per scoprire i colpevoli. Intanto nel paese non mancano anche episodi di discriminazione razziale, dovuti a dicerie secondo cui gli stranieri sarebbero portatori del virus.
Michele Benini
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