In questo periodo di isolamento, molti sognano di uscire all’aperto per rilassarsi un po’. E cosa ci può essere di più rilassante di un bagno alle terme, magari in un luogo magnifico e affascinante come Gunung Panjang? In questa località turistica di Giava Occidentale, a una manciata di chilometri a sud-ovest della capitale indonesiana Giacarta, l’acqua termale sulfurea sgorga in alcuni piccoli crateri, formando piscine di acqua calda giorno e notte.
È proprio qui che nella notte tra sabato e domenica si è ritrovato un gruppo di uomini provenienti da Giacarta e da Tangerang, una città di 2 milioni di abitanti ormai inglobata nella capitale. Qualcuno che abita vicino alle terme ha chiamato la polizia, che è intervenuta e ha arrestato 16 uomini, accusati di aver violato le norme di distanziamento sociale che sono state introdotte anche in Indonesia per contrastare la pandemia di COVID-19. Nel grande stato del sud-est asiatico il nuovo coronavirus ha finora contagiato quasi 7mila persone e ha provocato quasi 600 morti.
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Un outing traumatico
Fin qui, niente di particolare da segnalare, ma gli agenti hanno iniziato a sospettare che gli arrestati fossero gay e così hanno deciso di controllare il contenuto dei loro cellulari, trovando alcuni video con scene di sesso tra uomini. I 16 arrestati, a quel punto, hanno “confessato” la propria omosessualità, tutto questo nonostante i rapporti gay non siano un reato in Indonesia (a parte nella provincia autonoma di Aceh). E se è vero che la polizia si è limitata a far firmare una dichiarazione in cui gli uomini si sono impegnati a non ripetere più assembramenti durante l’emergenza sanitaria e poi ha liberato tutti, la violazione della privacy è stata ingiustificata.
Come se non bastasse, stanno girando foto e video dell’arresto (avvenuto con un assembramento, tra arrestati, poliziotti e curiosi, di decine di persone…) in cui si vedono chiaramente i volti di alcuni dei 16 omosessuali, che così hanno subito un outing traumatico che potrebbe metterli in pericolo ed esporli a discriminazioni. Secondo Yulianus Rettoblaut, un attivista trans cattolico, lo stesso arresto sarebbe stato motivato da omofobia (ma questa conclusione è rigettata non solo dalla polizia, ma anche da Andreas Harsono, ricercatore di Human Rights Watch).
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Le foto del poliziotto
Molto più rumore ha fatto, tanto in Indonesia quanto all’estero, la vicenda di un poliziotto di Giava Orientale, forse perché la notizia poteva essere corredata da immagini più utili ad attrarre la curiosità morbosa del pubblico. La vicenda ruota tutta intorno a queste fotografie pubblicate su Facebook e che mostrano un agente con un altro uomo, mentre si abbracciano a petto nudo e si danno baci molto pudici. Nel testo, un anonimo che si presenta come l’uomo ritratto con il poliziotto (ma su cui non ci sono prove della sua identità), accusa l’agente di averlo indotto a iniziare una relazione omosessuale in cambio di un aiuto mai arrivato a entrare nelle forze dell’ordine.
Il portavoce della polizia ha assicurato che si sta indagando sulle accuse di inganno nei confronti dell’agente, ma anche sulle sue “attività sessuali“: anche in questo caso l’azione delle forze dell’ordine partono da accuse giustificate, ma poi si spostano indebitamente sull’orientamento sessuale delle persone. E così, anche se l’omosessualità non è un reato, la polizia riesce a perseguitare comunque le minoranze sessuali.
Pier Cesare Notaro
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