Skip to main content

La giudice Małgorzata Nowik, della corte distrettuale di Praga-Północ, frazione di Varsavia, ha deciso di non procedere contro Kaja Godek, personaggio molto noto per le sue campagne contro la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e contro l’interruzione volontaria di gravidanza. Lo scorso anno Godek aveva partecipato a una trasmissione sul canale Polsat News che affrontava le accuse di molestie sui minori all’interno della Chiesa cattolica. In quella circostanza aveva affermato: “La pederastia è il primo passo verso la pedofilia. Adesso gli omosessuali vogliono adottare i bambini. Sapete perché? Perché vogliono violentarli, così stanno le cose“. A causa di queste affermazioni, sette uomini avevano denunciato Godek per diffamazione.

Leggi anche: “Lezioni di sesso gay”: le fake news della TV russa sull’UE

Sentenza assurda

Godek si è difesa affermando che gli accusatori non hanno nessuna prova per affermare di essere gay. “Devono provare – ha dichiarato nuovamente a Polsat – di avere un collegamento diretto con quello che ho affermato. Non so come possano fare a dimostrare di essere gay, ma questo non è un mio problema“. Accettando in pieno queste argomentazioni, la giudice Nowik ha aggiunto che non ci sarebbero prove che Godek conoscesse le persone diffamate.

Secondo Konrad Dulkowski, rappresentante dell’Ośrodek Monitorowania Zachowań Rasistowskich i Ksenofobicznych (Centro per il monitoraggio delle attività razziste e xenofobe), si tratta di una decisione “assurda ed offensiva, per la quale “le persone LGBTQIA non hanno, in pratica, nessun modo per difendere la propria dignità“. L’attivista ha promesso di portare il caso fino alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU).

polonia costituzione unioni gayLicenziato da IKEA

Nello stesso giorno la stessa corte distrettuale invece ha deciso di procedere nei confronti di un manager di un negozio IKEA di Cracovia. Lo scorso anno, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (IDAHOBIT), il negozio aveva fatto circolare nella propria rete interna un documento contro la discriminazione. Un impiegato, Thomasz K., aveva citato in risposta alcuni versi della Bibbia secondo i quali le persone omosessuali andrebbero uccise, aggiungendo: “L’accettazione e la promozione dell’omosessualità è scandalosa“.

L’impiegato, in linea sia con la politica del colosso svedese sia con il codice del lavoro polacco, è stato licenziato per aver promosso la discriminazione sessuale. Lo scorso agosto lo stesso ispettorato del lavoro non aveva trovato nessun problema in questo provvedimento.

Leggi anche: “Con l’atlante dell’odio denuncio i comuni polacchi omofobi”

Strumentalizzazioni

Sulla questione, però, è intervenuto il ministro della giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, del partito di destra nazionalista Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia; PiS) al potere in Polonia, definendo il licenziamento “inaccettabile” e aggiungendo che “si tratta di violenza legale ed economica verso chi non condivide i valori degli attivisti pro-LGBT“. Il viceministro Marcin Romanowski si è messo sulla stessa linea, accusando IKEA di “promuovere l’ideologia LGBT, che è una rivoluzione aggressiva nei confronti delle nostre tradizioni” e chiedendo all’azienda di scusarsi con i polacchi per questo.

Secondo il portavoce dei procuratori, Marcin Saduś, il licenziamento di Thomasz è stato dovuto al “pregiudizio del manager nei suoi confronti, dopo che aveva fatto riferimento ai valori cristiani“, evidenziando come i versi citati della Bibbia (che chiedevano l’omicidio per le persone omosessuali) non fossero un attacco specifico contro singole persone, ma piuttosto “una risposta al proprio datore di lavoro“. Questo tipo di sentenze, l’ostilità dei politici e della Chiesa e le politiche messe in atto hanno fatto sì che la Polonia sia stata classificata come ultimo paese dell’Unione Europea per i diritti delle persone LGBTQIA in un recente rapporto di ILGA-Europe.

Comuni omofobi in Polonia, firma l’appello

Alessandro Garzi
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Il Grande Colibrì

Leave a Reply