Qualche anno prima dell’inizio dell’era volgare, l’imperatore Ai si stava godendo una pennichella pomeridiana. Era nel suo palazzo a Chang’an (l’attuale Xi’an), una città dell’entroterra cinese, a centinaia di chilometri dal mare, e indossava una tunica tradizionale a maniche lunghe. Steso su una delle sue maniche, dormiva un ragazzo ventenne, Dong Xian. L’imperatore lo amava così teneramente che, quando dovette alzarsi, non lo svegliò, ma tagliò la manica della tunica. La storia della manica tagliata si diffuse in tutta la corte e i cortigiani dell’imperatore iniziarono a tagliare una manica della propria tunica in segno di omaggio.
L’aneddoto, che è sopravvissuto nel tempo e ancora ha un’influenza, è alla base dell’espressione cinese “la passione della manica tagliata“, un eufemismo per indicare l’intimità tra due uomini.
L’imperatore Ai non è stato certamente l’unico imperatore cinese ad avere avuto apertamente un compagno, anzi: la maggior parte degli imperatori della dinastia occidentale Han (206 a.C. – 220 d.C.) avevano sia compagni che mogli. In “Passions of the Cut Sleeve: The Male Homosexual Tradition in China” (Passioni della manica tagliata: la tradizione omosessuale maschile in Cina), lo storico Bret Hinsch afferma che tutti i dieci imperatori che governarono nei primi due secoli della dinastia Han (Ai fu il decimo) erano “apertamente bisessuali“. Ognuno di loro aveva un “favorito”, indicato nello Shiji (Memorie di uno storico) [scritto da Sima Tan e Sima Qian verso il 100 a.C.; ndt] e nell’Hanshu (Libro degli Han) [scritto da Ban Biao e Ban Gu e terminato nel 111 d.C.; ndt].
Leggi anche: Storia dei matrimoni gay in Asia: 1. Cina medievale e moderna
Amore e potere
Hinsch cita lo Shiji: “Coloro che hanno servito il sovrano e sono riusciti a deliziarne le orecchie e gli occhi, coloro che hanno catturato la fantasia del loro signore e ne hanno vinto il favore e l’intimità, ci sono riusciti non solo attraverso il potere della lussuria e dell’amore: ognuno di loro eccelleva in alcune abilità“. Hinsch cita un altro brano di Sima Qian (che ha scritto anche “Le biografie dei favoriti degli imperatori”): “Non sono solo le donne a riuscire a usare il proprio aspetto per attirare gli sguardi del sovrano: anche i cortigiani e gli eunuchi possono giocare a quel gioco. Furono molti gli uomini dei tempi antichi che ottenere il favore [dell’imperatore; ndt] in questo modo“.
Jiru era il favorito dell’imperatore Gao, Hongru quello dell’imperatore Hui, Zhou Pen dell’imperatore Jing. E Jin Shang era il favorito dell’imperatore Zhao. Sebbene questi sovrani fossero sposati con donne, anche i loro compagni maschi erano parti importanti della loro vita. Grazie a documenti dettagliati sopravvissuti a due millenni, sappiamo che questi favoriti ricevettero grandi privilegi e poteri in cambio della loro intimità.
Ai conferì a Dong Xian i titoli più importanti, oltre a 10mila picul [unità di peso storica cinese; ndt] di grano all’anno. Tutti i familiari di Dong Xian beneficiarono dell’appoggio dell’imperatore, che nominò il padre del suo amore marchese del Guannei. Nella casa di Dong Xian tutti, compresi i suoi schiavi, ricevettero denaro. Dong Xian, sua moglie e i suoi figli si trasferirono all’interno del parco del palazzo imperiale per vivere con l’imperatore Ai e la sua sposa.
La pesca morsicata
Secondo un articolo dell’antropologo medico Vincent E. Gil sul Journal of Sex Research, la Cina ha avuto “una lunga storia di omosessualità dinastica” prima della rivoluzione del 1949: “L’amor cortese tra sovrani e sudditi dello stesso sesso era elevato a nobile virtù“. Gil afferma che la letteratura cinese di quel periodo che è sopravvissuta ai millenni “indica che l’omosessualità era accettata dalle corti reali ed era un’usanza diffusa tra la nobiltà“. In un articolo sul Journal of the History of Sexuality, James D. Seymour concorda sul fatto che i rapporti tra uomini erano “ampiamente accettati e talvolta formalizzati con il matrimonio“, e aggiunge che “quasi tutti gli imperatori degli ultimi due secoli a.C. avevano dei favoriti“.
Ci sono prove di amori omosessuali anche prima della dinastia Han. Risalgono alla dinastia Zhou (1046-256 a.C.) due leggende che hanno dato vita a espressioni usate per migliaia di anni, come quella della manica tagliata. Han Fei scrisse a proposito di Mizi Xia, un uomo che anelava l’amore del duca Ling di Wei (534-493 a.C.).
L’articolo di Bret Hinsch cita questo passaggio: “Un altro giorno Mizi Xia passeggiava con il sovrano in un frutteto e, mordendo una pesca e trovandola dolce, smise di mangiarla e ne offrì la metà che rimaneva al sovrano perché ne godesse. ‘Quanto è sincero il tuo amore per me! – esclamò il sovrano – Hai dimenticato il tuo stesso appetito e hai pensato solo a darmi una cosa buona da mangiare!’“. In seguito il duca avrebbe voltato le spalle a Mizi Xia, ma grazie a questo aneddoto sia “pesca morsicata” che “Mizi Xia” sono diventate espressioni che tipicamente in cinese si riferiscono all’amore gay.
Leggi anche: Cina, il coming out di massa batte la censura: ecco le foto
Il cuscino condiviso
Un’altra storia sopravvissuta ai secoli è quella dell'”albero del cuscino condiviso”. Hinsch cita la storia tra due uomini, Wang Zhongxian e Pan Zhang, tratta da “Chengzhai zaji” di Lin Zaiqing: “Si innamorarono a prima vista ed erano legati da affetto come marito e moglie, condividendo la stessa coperta e lo stesso cuscino con un’intimità senza limiti per entrambi“. La storia racconta che morirono insieme e furono sepolti insieme su una montagna dove cresceva un albero. I rami dell’albero “si abbracciarono” e la gente “lo considerava un miracolo“.
Gli occidentali che visitarono la Cina nel corso dei secoli rimanevano scioccati e sconvolti da ciò che il frate portoghese Gaspar da Cruz definì “uno sporco abominio [a cui i Cinesi] sono molto legati” nel suo “Trattato sulle cose della Cina” del 1569. Un altro viaggiatore portoghese del XVI secolo, Galeote Pereira, riferì in “Alcuni rapporti sulla provincia della Cina” che “la più grande colpa che troviamo è la sodomia, un vizio molto comune“.
Tempi accoglienti
Ma non era solo la Cina ad accettare la bisessualità. Mentre il cristianesimo europeo promuoveva l’omofobia (insieme al sessismo e al razzismo), prima del colonialismo gran parte del resto del mondo celebrava una varietà di modi di amare, di manifestare il proprio genere e di fare sesso. La bisessualità era la norma non solo in Cina, ma anche in gran parte dell’Asia, raggiungendo i confini dell’Europa. Conquistatori come Alessandro Magno e imperatori romani come Nerone sono due dei tanti esempi antichi di sovrani che avevano relazioni intime con uomini e donne.
Secondo Hinsch, “non solo l’amore tra uomini era accettato, ma ha permeato il tessuto della vita delle classi superiori” ai tempi dell’imperatore Ai. Dal momento che in quella cultura e in quei tempi il matrimonio era separato dall’amore romantico e rappresentava principalmente l’unione di due famiglie, “un marito era libero di cercare altrove l’amore romantico e le soddisfazioni sessuali. Anche nell’antichità osserviamo uomini che portavano avanti al tempo stesso un matrimonio eterosessuale e una storia d’amore omosessuale senza che apparisse nessuna contraddizione tra le due cose“.
Leggi anche: Sorpresa: nel Medioevo l’orgasmo femminile era importante
Storie senza voce
Tuttavia la storia delle donne veniva registrata raramente e, quando lo era, non includeva la vita privata delle masse. “Possiamo trovare riferimenti al ‘mangiare in coppia’ tra donne nella dinastia Han in Cina” scrive Leila J. Rupp nel Journal of the History of Sexuality, suggerendo che l’espressione era probabilmente un riferimento al cunnilingus. In “Passions of the Cut Sleeve”, Hinsch menziona anche Ying Shao (circa 140-206 d.C.), che scrisse: “Quando le donne del palazzo si attaccano come marito e moglie si dice ‘dui shi’“, e traduce “dui shi” come “mangiare in coppia“. La sessualità femminile è spesso cancellata nei documenti storici e questa frase è uno dei pochi riferimenti che abbiamo al sesso o all’amore tra donne nell’antica Cina.
Al contrario, sembra che le relazioni registrate tra due uomini nella Cina del periodo tardo imperiale (oltre mille anni dopo la dinastia Han) fossero spesso costruite come quella di Ai e Dong: uno dei due uomini aveva in mano il potere e l’influenza. “La maggior parte dei dati storici disponibili provenienti da fonti cinesi tradizionali suggerisce che le relazioni sessuali tra maschi spesso avessero luogo tra membri dell’élite sociale e partner più giovani di classi sociali più basse” spiega il professore di letteratura cinese Martin W. Huang nel Journal of the History of Sexuality.
Ma le relazioni tra uomini potrebbero non essersi limitate a scambi di potere da ricchi sovrani a umili contadini. Come ha sottolineato Kam Louie in un articolo del 1999 su sessualità, mascolinità e politica nella cultura cinese, “altre relazioni, meno visibili, possono comportare emozioni e sentimenti più profondi, ma sono spesso trascurate nelle discussioni sull’intimità maschile“. È molto improbabile che la documentazione storica catturi ogni aspetto del comportamento sessuale tra persone dello stesso sesso dell’epoca. Come potremmo venire a conoscenza di una relazione sessuale segreta tra due contadini che non sapevano scrivere un diario e che non furono mai scoperti? È praticamente impossibile.
L’ondata omofoba…
Quando l’imperatore Ai morì nel’1 a.C., avrebbe voluto lasciare il regno al suo amato Dong Xian. Sfortunatamente, la corte pensò che questa dimostrazione di favoritismo andasse oltre il consentito. Ignorarono il decreto emesso dall’imperatore sul letto di morte e costrinsero Dong Xian e sua moglie a uccidersi. Finì così la dinastia Han occidentale.
Lo studioso di politica cinese Seymour sostiene che non sembra che sia apparsa in Cina una grave omofobia fino alla dinastia Song, fondata nel 960: “Durante la dinastia Song ci fu la riscoperta popolare di un testo buddista indiano del VI secolo che condannava l’omosessualità. In seguito i codici di legge draconiani imposti alla Cina dai mongoli e dai manciù resero l’omosessualità e alcune altre forme di sesso extraconiugale gravi reati penali“. Nel XIII secolo la Cina fu occupata da Genghis Khan, che dichiarò fuorilegge la sodomia (per maggiori informazioni, v. articolo sull’Harvard Journal of Asiatic Studies).
Leggi anche: Leggi anti-gay, il colonialismo è ancora determinante
…si ritrae lentamente
Le leggi contro le minoranze sessuali sono proseguite per secoli, fino alla fine dello scorso millennio, quando molti paesi in tutto il mondo hanno iniziato ad ammorbidire la loro posizione sulla sessualità e sugli affetti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). La sodomia è stata legalizzata in Cina nel 1997 e l’omosessualità è stata rimossa dal suo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) nel 2001. Questi cambiamenti possono sembrare molto recenti, ma negli Stati Uniti la “sodomia” è stata depenalizzata solo nel 2003, con la decisione della Corte Suprema in Lawrence vs. Texas, mentre l’omosessualità è stata rimosso dal DSM americano nel 1973.
Mentre l’Europa del XXI secolo è la leader mondiale della modernità per i diritti LGBTQIA, nell’antichità è stata senza dubbio la peggiore responsabile per i pregiudizi e le leggi contro le minoranze sessuali. Furono luoghi come la Cina ad accettare per primi modelli non eteronormativi, registrandoli nella propria storia, anche se in epoca moderna adottano l’uguaglianza e l’accettazione culturale con più lentezza. Maniche tagliate, pesche morsicate e alberi di cuscini forse sono leggende di secoli fa, ma fanno ancora parte della storia globale dell’orgoglio queer.
Sarah Prager (sito web)
traduzione di Pier Cesare Notaro
articolo originale su JSTOR Daily
©2020 JSTOR Daily
immagini: Il Grande Colibrì / dominio pubblico


