Leggi anti-gay, il colonialismo è ancora determinante

Una manifestazione contro gli omosessuali in Uganda

Nell’ultimo mezzo secolo molti paesi hanno cancellato norme penali contro quello che veniva definito usando espressioni varie come “reato di omosessualità”, “sodomia” e “atti contro natura” o con altri termini usati per descrivere delle relazioni sessuali consensuali tra persone (spesso in particolare uomini) dello stesso sesso. Tuttavia la depenalizzazione della condotta omosessuale non è un processo lineare e molti paesi si stanno muovendo nella direzione opposta. I parlamenti di Nigeria [Il Grande Colibrì], Uganda [Il Grande Colibrì] e Gambia [The Guardian] hanno recentemente approvato leggi che inaspriscono le pene per i reati già previsti e hanno hanno aggiunto nuove disposizioni contro l’omosessualità (anche se la legge ugandese è stata successivamente annullata dalla Corte costituzionale; Il Grande Colibrì).

La Corte suprema indiana l’anno scorso ha ribaltato una precedente sentenza dell’Alta corte di Delhi che aveva depenalizzato gli atti omosessuali [Il Grande Colibrì]. Un nuovo disegno di legge in esame in Ciad considera come reato i rapporti tra persone dello stesso sesso e prevede pene detentive da 15 a 20 anni e multe salate [Amnesty International]. E il 29 ottobre la Suprema corte di Singapore ha confermato la legge che criminalizza il sesso tra uomini.

Spesso questi casi in cui l’omosessualità viene criminalizzata sono accomunati da un discorso retorico che dipinge l’accettazione e la tolleranza nei confronti dell’omosessualità come un’imposizione straniera, o estranea, dell’Occidente sulle culture indigene. Per esempio, Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, ha definito l’omosessualità come un’invenzione dell’Occidente che “turberà il tessuto morale africano” [Il Grande Colibrì]. Allo stesso modo, Yahya Jammeh, presidente del Gambia, ha detto che gli omosessuali sono “satanici” [Il Grande Colibrì]. E la presidentessa Johson Sirleaf ha elogiato le leggi contro la sodomia della Liberia come “valori tradizionali” [Il Grande Colibrì].

In una conferenza stampa condotta in Kenya da Arthur Gitonga, vescovo della Chiesa redenta, uno dei partecipanti ha affermato che “l’omosessualità è equivalente al colonialismo e alla schiavitù”. In Russia, anche se gli atti omosessuali sono ancora legali, il ministero degli Esteri ha accusato l’Unione Europea di “propaganda queer” e il presidente Vladimir Putin ha difeso una nuova legge che ha reso illegale la promozione dell’omosessualità descrivendo le critiche mosse da Stati Uniti e Europa come un’interferenza nella tradizione e nella cultura del popolo russo.

E questo è davvero un colmo: l’idea che la cosiddetta tolleranza nei confronti dell’omosessualità scaturisca in qualche modo da una fonte occidentale non regge. Come dimostra la nostra ricerca [T&F Online], questo discorso retorico descrive i fatti storici non solo in modo completamente sbagliato, ma persino all’opposto di come si sono svolti: in molti paesi, inclusi alcuni di quelli menzionati sopra, le leggi che criminalizzano l’omosessualità sono nate sulla base di strumenti giuridici dell’impero britannico (come la sezione 337A del codice penale indiano) introdotti e imposti in questi paesi dalla Gran Bretagna al momento della colonizzazione.

Abbiamo condotto ricerche per capire se e perché ci sia una variazione nelle leggi che regola e puniscono la condotta omosessuale nel mondo. Osservando una varietà di dati relativi a 185 paesi, abbiamo scoperto che le ex colonie britanniche hanno molte più probabilità di avere leggi che criminalizzano l’omosessualità rispetto alle ex colonie di altri poteri europei o ripeto agli altri stati in generale. Per esempio, il 57% degli stati con una legge simile hanno un’origine coloniale britannica. Quasi il 70% degli stati con un’origine coloniale britannica continuano a criminalizzare la condotta omosessuale.

colonialismo-e-omofobia-1 Nell’introdurre sistemi giuridici in giro per il mondo, l’impero britannico ha incluso, tra le altre, anche la legge contro la sodomia, che è stata depenalizzata in Inghilterra e nel Galles solo nel 1967. Nel frattempo, gran parte dell’ondata di decolonizzazione del “Winds of Change” [“venti di cambiamento”, dal discorso tenuto dal primo ministro britannico Harold Macmillan al parlamento sudafricano nel 1960; NdR] aveva reso le ex colonie indipendenti dai cambiamenti nella legislazione britannica. Al contrario, dopo la rivoluzione francese l’impero francese depenalizzò la sodomia tra adulti consenzienti e diffuse questa eredità dell’Illuminismo nelle proprie colonie. In questo modo le ex colonie francesi hanno depenalizzato l’omosessualità più velocemente.

Mentre altri ricercatori hanno suggerito che le leggi contro i gay di singoli paesi siano il prodotto dell’eredità coloniale [HRW], questa nuova ricerca fornisce la prova sistematica sul fatto che l’eredità coloniale è una delle ragioni per cui ancora oggi queste leggi sono diffuse nel mondo. Inoltre, nella nostra ricerca dimostriamo come queste conclusioni tengano anche quando facciamo una controprova in base ad altri fattori come religione, religiosità, democrazia, modernità o ricchezza. Come mostra il grafico sottostante, le conclusioni tengono anche all’interno dell’Africa sub-sahariana, in cui le ex colonie britanniche sono molto più propense a considerare la condotta omosessuale come un reato rispetto alle ex colonie francesi.

colonialismo-e-omofobia-2

Sottolineare le origini coloniali della legislazione contro i gay è uno strumento importante per contrastare il discorso retorico secondo cui la tolleranza nei confronti dell’omosessualità sarebbe un’imposizione neo-coloniale. The Economist allo stesso tempo sottovaluta l’importanza dell’eredità coloniale e sostiene che le critiche occidentali alle nuove leggi contro i gay permetterebbero ai governi post-coloniali di dipingersi come che aprono un cammino indipendente. A questo messaggio confuso sfugge quanto potrebbe essere importante minare il falso discorso retorico che equipara la tolleranza dell’omosessualità al colonialismo. Un’altra strategia è quella di  divulgare i numerosi esempi di pratiche e relazioni omosessuali accettate in varie culture africane pre-coloniali [Al-Jazeera].

Detto questo, la nostra ricerca indica anche che non ci sono ragioni per credere che in media le colonie britanniche ci mettano più tempo ad abrogare le leggi repressive contro i gay rispetto a qualunque altro paese. Per esempio, abbiamo scoperto che il tempo medio trascorso tra l’indipendenza di una colonia e la depenalizzazione della condotta omosessuale è stato simile per le colonie britanniche e spagnole, come per altri stati. Inoltre, la reintroduzione del reato di omosessualità è stata più diffusa nelle ex colonie francesi, come Algeria, Camerun, Mauritania e forse Ciad. Ciò significa che l’impero britannico, anche se ha diffuso queste leggi, non è l’unico “avvelenatore” delle prospettive di una liberalizzazione.

Considerando i progressi che sono stati fatti in molti paesi di tutto il mondo, queste conclusioni dovrebbero dare speranza a chi combatte e lavora sodo per porre fine ai regimi di terrore e repressione in cui vivono così tante persone LGBT.

 

Enze Han e Joseph O’Mahoney per The Washington Post
Han è professore associato in Politica e studi internazionali alla Scuola di studi orientali e africani  dell’Università di Londra
Joseph O’Manohey è assistente professore alla Scuola di diplomazia e relazioni internazionali della Seton Hall University (USA)
traduzione di Pier
©2014 The Washington Post – Il Grande Colibrì
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7 commenti

  • @Pier: 🙂 Grazie per la risposta come sempre molto interessante e precisa! lo sottolineo senza piaggeria semplicemente perché mi fa piacere incontrare persone preparate con cui discutere e purtroppo non é frequente.

    sull'algeria: sì! non ho molto da eccepire su buona parte di quello che ha scritto.

    é chiaro spero dai miei commenti ma lo ribadisco per ulteriore chiarezza che il mio non é un ridicolo e volgare tentativo di negare la realtà della colonizzazione in algeria.

    non sto disputando il fatto che l'algeria sia stata colonizzata

    quando critico quella frase e dico che é un errore mettere l'algeria in quell'elenco di colonie e definirla tale non significa che l'algeria non sia stata colonizzata dai francesi.

    ma nel quadro del colonialismo francese l'algeria ebbe uno status e una storia particolare le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi.

    se nota nella costituzione del 1848 quando si menziona l'algeria si parla di algeria (algeria e dipartimenti, algeria e colonie) o dipartimenti d'algeria. l'algeria non é definita una colonia ed é sempre un caso a parte.

    la questione dell' "oltre-mare" é particolarmente interessante perché all'indomani della II guerra mondiale, 115 anni dopo la conquista francese, ancora lo status dell'algeria non era chiaro tanto che si moltiplicarono le iniziative parlamentari volte a chiarirlo… alcuni proponevano come soluzione quella di fare dell'algeria dei dipartimenti d' oltre-mare… oltre alla legge da lei citata (che riguardava l'effimera "unione francese") ancor più importante fu la sentenza del consiglio di stato del '47 che si pronunciò in tal senso.

    sempre nel '47 fu approvato lo statuto organico che definiva l'algeria come un'insieme di dipartimenti con personalità civile dotati di un governatore generale e di un'assemblea propria [il tutto naturalmente in regime di separazione e diseguaglianza tra "europei" e "nativi" affogato, con la tipica schizzofrenia del colonialismo francese, in un mare vomitevole di nobili parole e inni grotteschi all'eguaglianza e alla fraternità]

    la questione dello status dell'algeria, se e come mantenerla francese, resta del resto una delle questioni centrali, forse la questione centrale, dal lato francese fino al ritorno del generale e poi al suo voltafaccia che porterà alla separazione del territorio dalla francia e alla sua indipendenza.

    in attesa di una eventuale risposta colgo l'occasione fin d'ora per farvi i complimenti e ringraziarvi ancora una volta per l'eccellente lavoro che fate.

    ps:
    al di là del dissenso sul ruolo della religione – che mantengo – vi ringrazio per avere pubblicato questo articolo che, ripeto, ha l'importante merito di ricordare fatti che una propaganda omofoba infame e delirante tenta, purtroppo con notevole successo, di sopprimere

  • Articolo interessante ma che condivido fino ad un certo punto. A mio avviso sottostimano troppo il ruolo della religione e se non si parla della religione e del ruolo deleterio che ha avuto, e ha, non si capisce nulla.

    L'impero britannico criminalizzava l'omosessualità perché era la posizione della religione di stato

    si parla delle colonie francesi e si menziona l'89 e l'illuminismo ma si dimentica la Laicità e non si pare comprendere che la legalizzazione dell'omosessualità fu possibile solo nel quadro di una rottura e roll-back del cristianesimo

    si parla delle colonie francesi ma se non si analizza il peso che la religione, l'islam in questo caso, ebbe nella decisione di ri-criminalizzare l'omosessualità (btw: il testo menziona l'algeria come colonia francese. errore grave. l'algeria non era una colonia)

    Negli ultimi anni gli evangelici americani e altre sette cristiane sono state all'avanguardia della lotta contro l'omosessualità in africa. purtroppo sono riuscite a far prosperare la narrativa delirante dell'omosessualità come "prodotto d'importazione" alieno alla cultura locale (btw, lo stesso diceva il fascismo in italia)

    e in questo c'é un elemento assolutamente grottesco perché, ovviamente, il cristianesimo era la religione degli europei, la cui storia in africa é legata indissolubilmente con quella della colonizzatore

    é un fatto che le leggi omofobe sono un lascito coloniale. uno dei tanti pessimi lasciti coloniali. e vedere ministri britannici dare lezioni di diritti umani a paesi che applicavano leggi lasciate dai britannici non cessa di avere un certo elemento surreale che purtroppo facilita il lavoro di chi usa il colonialismo e i crimini di ieri per giustificare le turpitudini d'oggi.

    • Eitanyaho, non mi sembra che l’articolo, come la ricerca, sottovaluti il ruolo delle religioni: lungi dal voler proporre una “spiegazione” univoca della presenza di leggi contro l’omosessualità in molti paesi del mondo, si chiede se l’eredità coloniale svolga tutt’oggi un ruolo e dimostra come questo ruolo esista e sia ancora molto forte e che quindi “l’eredità coloniale è UNA delle ragioni per cui ancora oggi queste leggi sono diffuse nel mondo”.

      p.s.: l’Algeria è stata una colonia francese fino al 148 (e, in senso lato, fino all’indipendenza).

    • @pier. Buongiorno, sì dicono anche che non é "l'unico avvelentatore" ho visto.

      ripeto che non si può, a mio avviso, separare religione e colonialismo quando si parla di omofobia. Il colonialismo non era omofobo sua sponte.

      il colonialismo era il braccio, non la mente.

      per il resto concordo che ricordare che le leggi omofobe sono un lascito coloniale é qualcosa che andrebbe fatto dalla mattina alla sera per rispondere a chi inventa le deliranti narrative che fanno dell'omosessuale un prodotto "dell'uomo bianco" così come andrebbe ricordato che un altro lascito coloniale é il cristianesimo

      é ben detto qui: "Sottolineare le origini coloniali della legislazione contro i gay è uno strumento importante per contrastare il discorso retorico secondo cui la tolleranza nei confronti dell'omosessualità sarebbe un'imposizione neo-coloniale" così come recuperare la memoria omosessuale africana é utile…. tutte cose che, é importante dirlo, devono fare gli africani. non possono essere gli occidentali a farlo.

      quello che si dovrebbe fare subito é sostenere meglio gli eroi africani che lottano per i diritti LGBT con un coraggio straordinario. penso a persone come Alice Nkom (che meriterebbe il nobel), Frank Mugisha, Jacqueline Kasha per nominare i più noti. veri Eroi cui va il mio rispetto e la mia ammirazione più profonda e poi sarebbe l'ora che si inserisse nelle liste dei gruppi terroristi quei gruppi di fanatici che esportano l'odio in africa

      sull'algeria: No.mi spiace. non era una colonia e neppure territorio d'oltremare. era "francia", fu prima annessa, poi dichiarata "territorio francese" divisa prima in provincie poi in 3 dipartimenti a partire dal 1848

      non parlo qui dell'algeria come "vittima" o meno della colonizzazione. non emetto qui un giudizio sull'algeria francese.

      dico che dire "ex colonie francesi, come Algeria, Camerun, Mauritania" non é corretto. é comune. tutti lo dicono. si può opinare se si vuole che era vero de facto ma non de iure. camerun e algeria non erano amministrate nello stesso modo. il camerun fu trattato molto ma molto ma molto peggio.

      questa differenza tra l'algeria, e le colonie é quello che rese così distinta e traumatica la separazione e la guerra d'algeria. é quello che rende ancora oggi speciale il rapporto tra i due paesi e complica e non poco le relazioni franco-algerine

    • Solo qualche precisazione, non essendo così importante il punto nella discussione sull'articolo.
      L'annessione coincide con la dichiarazione del territorio algerino, come di quello delle altre colonie, come "territorio francese" (costituzione francese del 1848, art. 109), in cui vigevano (con qualche differenza, senza dubbio) le particolari norme riservate alle colonie, a partire dallo statuto dell'indigenato. L'amministrazione è stata delegata prima al ministero della Guerra (nel primo periodo di conquista), poi, dal 1858 al 1957, allo stesso ministero che si occupava anche delle altre colonie, e solo successivamente ha avuto "diritto" a un proprio ministero differente.
      I dipartimenti algerini sono stati anche inseriti tra i dipartimenti d'oltremare (l. 46-2385 del 1946, art. 1, punto 1).

  • Un articolo molto interessante! Grazie per presentarlo in traduzione, certamente incoraggia la lettura.
    Volevo avvisarvi che nel primo grafico le didascalie sull'asse orizzontale sono invertite.
    Complimenti ancora per il blog e per il vostro impegno!

    • Grazie mille per la segnalazione dell'errore, che abbiamo corretto, BillyBoh!

      [E ne approfitto per ringraziare ancora Enze Han e Joseph O'Mahoney: la traduzione è stata fatta ovviamente in accordo con loro e con loro formale autorizzazione]

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