Gay in Africa, la speranza finisce dietro le sbarre

Le foto circolate in tutto il mondo di Tshepo Modisane e Thoba Sithole che si baciano negli abiti tipici zulù durante le loro nozze, descritte da molti come il primo matrimonio tradizionale africano celebrato tra due uomini (IOL News), non sono l’unica bella notizia che arriva dal Sudafrica : la Commissione per i diritti umani della “nazione arcobaleno”, infatti, ha intimato ad una scuola, che voleva convincere i propri alunni dell’inferiorità dell’omosessualità, di riscrivere il proprio statuto e di dimostrare, nei prossimi mesi, di accogliere adeguatamente ogni tipo di diversità, senza esclusioni (Polity). Purtroppo, superati i confini settentrionali del Sudafrica, è l’omosessualità, e non l’omofobia, ad essere sanzionata. Con il carcere.

L’arresto che ha fatto discutere di più è stato quello, in Tunisia , di Mounir Baatour, presidente dei Liberali, una piccola formazione politica laica di centro-destra, dopo che sarebbe stato colto in flagrante durante un rapporto sessuale con un ragazzo minorenne in un albergo di lusso (Mosaïque FM). Il suo partito ha prima smentito l’arresto, poi l’ha confermato, trincerandosi però dietro un silenzio stampa e negando comunque che ci siano accuse di sodomia (punibile fino a tre anni di carcere). “La vicenda è bizzarra e ha molti punti oscuri” commenta Sami, del Gruppo degli LGBT tunisini: “La stampa dice una cosa, il suo avvocato un’altra. Se però davvero fosse stato scoperto con un minorenne, sarebbe un grosso guaio: la gente utilizzerebbe la storia per attaccare la nostra comunità, dicendo: ‘Ecco, sono tutti dei pedofili“.

Tuttavia, l’arresto di Baatour, per il momento, non sembra aver accesso grandi discussioni in Tunisia. “E’ un periodo in cui non si parla tanto di omosessualità, dopo le grandi diatribe dell’anno scorso (Il grande colibrì). Al nostro fianco troviamo solo i gruppi della sinistra anti-capitalista e le femministe” ci racconta ancora Dalila, un’attivista lesbica. Per fortuna le persone LGBTQ* tunisine si sono guadagnate un nuovo alleato, l’Associazione di sostegno alle minoranze, la cui presidentessa Yamina Thabet, dopo aver lanciato un appello su Business News a favore della decriminalizzazione dell’omosessualità, dichiara: “Immaginate una legge che vi vieta di fare certe cose col vostro coniuge nella vostra intimità: cosa c’entra questo con l’ordine pubblico? E’ tempo che la legge determini non cosa sia degno, ma cosa sia giusto“.

Un altro presunto incontro gay in un albergo, intanto, allarma gli attivisti LGBTQ* della Nigeria : qui tre uomini sono stati arrestati con l’accusa di aver fatto sesso contro natura. In particolare, secondo quanto riporta la stampa, due omosessuali avrebbero convinto un 25enne a fumare della cannabis, poi, una volta aver fatto addormentare il giovane, lo avrebbero spogliato e gli avrebbero succhiato il pene (This Day Live). La ricostruzione della vicenda, a dire il vero, appare alquanto confusa, tuttavia il risalto che ha ottenuto sui giornali locali dimostra quanto sia di moda dipingere i gay come approfittatori sessuali

A finire il prigione in Zambia , invece, è stato l’attivista gay Paul Kasonkomona: dopo aver difeso i diritti degli omosessuali in un’intervista a Muvi TV, è stato subito arrestato all’uscita dagli studi televisivi con l’accusa di aver diffuso un messaggio di incitamento all’indecenza (Zambia Reports). Intanto la portavoce della polizia, Elizabeth Kanjela, ha tenuto a ricordare come l’omosessualità sia un reato molto grave nel paese, punibile con un minimo di cinque anni di carcere, e ha invitato tutti gli agenti a stare molto attenti a gay e stupratori, con un accostamento assai significativo (Lusaka Times). Nonostante il clima d’odio, però, in Zambia non mancano persone coraggiose, come le quattro coppie omosessuali che si sono presentate ad un ufficio anagrafe della capitale Lusaka per registrare il proprio matrimonio (Zambia Daily Mail).

E terminiamo questo giro dell’Africa con il Gambia , dove in questi giorni non si ha notizia di persone LGBTQ* arrestate, ma il presidente Yahya Jammeh ha dichiarato: “Non ci sarà nessuna pietà per i trasgressori: se sei condannato per omosessualità in questo paese, ti metteremo nell’ala femminile della prigione. Se ti prendiamo, ti pentirai di essere nato“. Per Jammeh “l’omosessualità è contro Dio, contro l’umanità e contro la civiltà” e consentirla “significherebbe consentire diritti satanici“. Il presidente, per avvalorare le proprie tesi, sostiene di non aver mai visto polli o tacchini gay né bufali che si accoppiassero tra loro (Freedom Newspaper): una capacità argomentativa che lascia davvero a bocca aperta…

 

Pier
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