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Hanno fatto il giro del mondo le dichiarazioni fatte sabato 13 giugno dal presidente polacco Andrzej Duda, in piena campagna per la propria rielezione, a proposito dei diritti delle persona LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) nel paese: “I nostri genitori non hanno combattuto il comunismo per 40 anni per ritrovarsi con un’ideologia ancora più aggressiva” ha detto Duda, additando quella che, negli ambienti della destra polacca, viene chiamata “ideologia LGBT”.

Domenica, vista l’eco delle sue dichiarazioni, il presidente polacco ha accusato i giornalisti stranieri di aver travisato il suo discorso, scrivendo in un tweet in cui ha taggato Reuters, BBC e altri media internazionali, che le sue parole “sono state decontestualizzate, di nuovo, all’interno di uno sporco scontro politico. Io credo veramente nella diversità e nell’uguaglianza“. Per chi ha seguito un po’ le notizie sui diritti LGBTQIA provenienti dalla Polonia negli ultimi anni, questa è indubbiamente una novità.

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Guerra a Trzaskowski

Infatti, per il partito di destra nazionalista al potere in Polonia, Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia; PiS), al quale appartiene il presidente Duda, questa è la terza campagna elettorale, le europee del 2019 e le politiche dello stesso anno, basata quasi esclusivamente sulla crociata contro una presunta invasione” dei “valori tradizionali” polacchi da parte di “ideologie importate dall’Occidente“. Anche nell’attuale  campagna non sono mancati attacchi omofobi da parte della stampa schierata con il PiS contro il suo principale oppositore e attuale sindaco di Varsavia, il liberale Rafał Trzaskowski, colpevole, agli occhi della destra sovranità, di aver promosso nelle scuole della capitale un programma di informazione sui diritti delle persone LGBTQIA.

La scorsa settimana un giornale di destra, Sieci, ha pubblicato una copertina dove il candidato liberale veniva mostrato in “divisa da sovversivo”, con tanto di simboli antifa e le immancabili bandiere arcobaleno per identificarlo come il “candidato estremista” dell’opposizione. Non troppo tempo prima, Trzaskowski era stato ribattezzato Rafalala, giocando con il nome di una famosa drag queen polacca, in un tweet di Tomasz Rzymkowski, un deputato del PiS.

polonia arcobaleno lgbt mirinoStampa di regime

Per la stampa polacca di destra, spesso sostenuta dalle aziende pubbliche controllate dal governo, le campagne omofobe non si contano: lo scorso anno, un giornale di destra promosse l’iniziativa di regalare degli adesivi che recitavano “zona libera dall’ideologia LGBT“. Ed è lo stesso PiS il partito che, direttamente o indirettamente, ha fatto votare i famosi provvedimenti delle amministrazioni locali (per proclamare “aree libere da LGBT“, per “proteggere la famiglia” o “contro l’ideologia LGBT“) che di fatto cancellano o mettono in una posizione subalterna i diritti civili delle persone che non rientrino negli standard “tradizionali”.

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Secondo un articolo pubblicato dall’Irish Times, il ministero della giustizia polacco avrebbe finanziato con soldi pubblici una campagna pubblicitaria “contro la cristianofobia” sul settimanale Do Rzeczy, vicino alle posizioni del PiS. Nell’articolo a pagamento, l’autore (ignoto) si chiede se “gli attacchi alla Chiesa non facciano parte di una strategia globale“, per proseguire affermando che “anche i sovietici marciavano sotto le insegne della tolleranza e della libertà, ma adesso, anziché le bandiere rosse, hanno quelle arcobaleno. I loro obiettivi sono uniti dall’odio per le persone che la pensano in modo differente“.

La lista degli attacchi degli ultimi anni alla dignità delle persone LGBTQIA, in un paese che il rapporto ILGA-Europe classifica all’ultimo posto nell’Unione Europea, è infinita. Lo stesso Duda ha proposto una “Carta per i diritti delle famiglie” che potrebbe avere come risultato il divieto di “propaganda dell’ideologia LGBT nelle scuole e nelle istituzioni“. Vale a dire, espulsione anche della semplice discussione sui diritti dalla vita pubblica polacca. Ma il presidente ora condanna gli “sporchi giochi politici” e crede a “uguaglianza e diversità“, specialmente quando c’è la stampa estera che ascolta. È molto credibile, vero?

Comuni omofobi in Polonia, firma l’appello

Alessandro Garzi
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazione da Radosław Czarnecki (CC BY-SA 4.0) / Il Grande Colibrì

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