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La Corte amministrativa di Gliwice, nel voivodato della Slesia (nel sud della Polonia), ha annullato la risoluzione “contro l’ideologia LGBT” votata dal consiglio comunale di Istebna il 2 settembre dello scorso anno e portata davanti ai giudici grazie a una denuncia dell’Ombudsman per i diritti dei cittadini (RPO) polacco, Adam Bodnar. Secondo le motivazioni date dalla corte, il termine “ideologia LGBT” non è ben definito nella società polacca attuale, non si tratta di un concetto chiaro, preciso ed incontrovertibile.

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Secondo i giudici, l’espressione può applicarsi a tutte le persone LGBT e la risoluzione ha, quindi, un effetto discriminatorio nei loro confronti, in quanto li esclude dalla vita della propria comunità in base al loro orientamento sessuale o alla loro identità di genere: infatti la risoluzione di Istebna, ha sottolineato il giudice Krzysztof Wujek, viola l’articolo 32 della Costituzione polacca, secondo il quale “nessuno può essere discriminato nella vita politica, sociale o economica per alcun motivo”.

Il termine ‘ideologia’ – ha proseguito Wujek – è sempre associato alle persone. Il dizionario dice che è un sistema di valori, idee e concetti portato avanti da individui o gruppi di individui. Se si aggiunge ‘zona libera da’, di fatto ci si riferisce alle persone di questo gruppo. Dire che si tratta di una zona libera da un’ideologia, e non dalle persone, vuol dire nascondersi dietro un dito”.

divieto bandiera rainbow arocobalenoMotivazioni perfette

Oltre a questo, la corte ha notato che questa risoluzione viola il diritto di crescere i figli secondo i principi dei genitori e contro il diritto all’apprendimento, dato che si limitava il numero delle materie che si potevano insegnate nelle scuole: “La sessualità umana rientra nella ricerca scientifica, e la scienza non può essere considerata qualcosa di inappropriato per l’insegnamento nelle scuole”.

Anna Błaszczak-Banasiak, dell’ufficio dell’Ombudsman, ha definito la sentenza, la prima del genere in Polonia, come “parte della storia nella lotta per i diritti umani” nel paese. “La motivazione della Corte – ha scritto – è stata perfetta: non solo ha accolto tutte le richieste fatte dall’RPO, riconoscendo che queste risoluzioni violano la Costituzione, ma ha anche detto che erano dannose e discriminatorie”. Karolina Gierdal, avvocata di Kampania Przeciw Homofobii (Campagna contro l’omofobia; KPH), ha dichiarato di “non essere stata così felice da molto tempo”. “Non esiste nessuna ideologia LGBT – ha detto – Esistono semplicemente le persone LGBT”.

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La sentenza di Radom

Un simile pronunciamento è stato emesso anche dalla corte di Radom, nel voivodato della Masovia, che si è espressa riguardo a una risoluzione dello stesso tipo approvata dal piccolo comune rurale di Klwow. Anche in questo caso è stato notato che la discriminazione colpisce le persone, non una “ideologia”. La corte nelle motivazioni ha sottolineato che “nelle nostre comunità vivono persone con diversi orientamenti sessuali, punti di vista, colore della pelle, ed ognuna di queste comunità dovrebbe sentirsi al sicuro a casa propria”.

Sul fatto che la risoluzione di basasse sulle “tradizioni polacche”, la corte ha notato che “la Polonia ha anche tradizioni di tolleranza e il modo nel quale le autorità, che sono rette dalla maggioranza, trattano le minoranze è uno dei sistemi di valutazione della maturità di un sistema. Trattare un certo gruppo di persone in questo modo, dire che qui sono indesiderabili, è una violazione delle nostre leggi”.

Alessandro Garzi
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazione da George Hodan (CC0) / da mathiaswasik (CC BY-SA 2.0)

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