L’8 settembre Sheryin Mekawyy, una influencer egiziana di Mansura caduta un po’ nell’oblio, ha annunciato su Facebook di aver sposato la sua fidanzata, Reem Mohsen. “Finalmente, dopo tanti tentativi di persuadere le persone e le nostre famiglie, siamo nella stessa casa!” ha scritto la ragazza. Il post è diventato subito virale, girando prima nei profili social del paese africano, poi nelle pagine in arabo del mondo intero, per finire poi su molti media online e non solo. Le congratulazioni sono fioccate, le lodi per il grande coraggio non sono mancate, ma sono state comunque molto più frequenti le reazioni negative, tra minacce e insulti spesso molto pesanti, che hanno ricordato la tragica vicenda di Sarah Hegazi.
Sul web le richieste di intervenire sono aumentate sempre più e, a quanto pare, un certo avvocato Ashraf Farhat sarebbe andato dalle forze dell’ordine per denunciare le due ragazze, accusandole di dissolutezza e incitamento all’omosessualità. Intanto la notizia veniva rilanciata da siti di informazione, agenzie stampa, radio e giornali in lingua araba con toni indignati, senza però raggiungere il recente risalto internazionale del primo matrimonio gay riconosciuto in Tunisia. Fortunatamente. Perché entrambe queste nozze sono state delle bufale.
Tutto falso (ovviamente)
Infatti la polizia del governatorato di Daqahliyya, di cui Mansura è capoluogo, ha confermato quello che alcune persone più attente continuavano a ripetere inascoltate: tanto il profilo di Sheryin quanto quello di Reem, creati entrambi il 23 luglio scorso, sono falsi. Su tutta la vicenda comunque è stata aperta un’indagine, che sarà curata dalla sezione della polizia che si occupa di crimini su internet.
Intanto anche la vera Sheryin Mekawyy si è fatta sentire e in un video postato su YouTube ha spiegato di non essere lesbica e che qualcuno ha usato le sue fotografie per aprire quel falso account Facebook. La ragazza, inoltre, ha minacciato di denunciare chiunque continui a diffondere questa bufala. Resta l’amaro in bocca per uno scandalo che mostra quanto l’omofobia sia profondamente radicata in Egitto e quanto la cattiva informazione continui ad alimentarla.
Pier Cesare Notaro
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