Una ricerca condotta per la compagnia di assicurazioni Lifenet ha rivelato che un quarto delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) in Giappone ha subito un outing. Nel dettaglio, il 25,1% delle persone intervistate ha dichiarato di aver visto svelato il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere contro la propria volontà, con una punta del 53,6% tra gli uomini trans.
Il 66,9% ha dichiarato che, rispetto a cinque anni fa, la società giapponese ha un approccio migliore nei confronti della diversità nell’orientamento sessuale e nell’identità di genere. Ma, nonostante questo, quasi l’80% delle persone ha detto di aver sentito sul posto di lavoro discorsi discriminatori nei confronti delle minoranze sessuali. Per questo è importante implementare la legge, entrata in vigore lo scorso giugno, che chiede alle aziende di prendere misure contro le attività discriminatorie, compreso l’outing e gli insulti verso le minoranze sessuali e di genere.
Il professor Yasuharu Hidaka, che ha condotto lo studio, ha spiegato i rischi di un numero così alto di outing: questi aumentano “la paura di chi ne è coinvolto di vedere la propria vita crollare, fino ad arrivare al peggior scenario, cioè la morte”, mentre “le parole di odio e la discriminazione aumentano l’incertezza su come le altre persone vedono i diretti interessati”.
Il sondaggio è stato svolto tra settembre e dicembre del 2019. Sono state intervistate 10.769 persone LGBTQIA tra l’adolescenza ed i 70 anni di età. Le domande riferite al posto di lavoro sono state poste solo alle 8.690 persone che avevano un’occupazione.
Alessandro Garzi
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