Quando William Alejandro Martínez si è visto puntare addosso una pistola, il suo primo pensiero è stato quello di morire. Era il maggio 2019 e Martínez, un attivista trans onduregno, era stato da poco fermato da alcuni agenti di polizia nella capitale Tegucigalpa. Oltre a un lungo e umiliante interrogatorio volto ad accertare la sua identità di genere, l’attivista ha dovuto subire anche le minacce e le aggressioni fisiche dei poliziotti. Inutile provare a discutere e far valere le proprie ragioni: alle suppliche e alle proteste di Martínez, uno degli agenti ha risposto puntandogli la pistola in faccia.
“La vita mi è passata davanti agli occhi” ha ammesso l’attivista in una testimonianza raccolta dall’organizzazione non governativa Human Rights Watch. Il pensiero che quella potesse essere davvero la sua fine non riesce ancora ad abbandonarlo. E non lo abbandonano nemmeno il rammarico e la tristezza di aver dovuto lasciare il suo paese di origine, preferendo l’esilio a un’esistenza costantemente segnata dalla violenza e dal pericolo di finire ammazzato.
Risposte rapide
Le organizzazioni in difesa dei diritti umani, Human Rights Watch in testa, chiedono provvedimenti rapidi: il governo onduregno deve agire al più presto. Perché la vita delle persone trans del paese centroamericano è perennemente a rischio: come dimostrano i dati raccolti e resi noti da Transrespect Versus Transphobia (Transrispetto contro transfobia), un progetto dell’organizzazione Transgender Europe, l’Honduras è uno dei paesi con il più alto tasso di omicidi di persone trans.
Giustizia per Vicky
Uno dei casi più tristemente famosi riguarda l’uccisione di Vicky Hernández, sex worker e attivista trans brutalmente assassinata nelle strade della popolosa città di San Pedro Sula. L’omicidio, avvenuto nell’ormai lontano 2009, è purtroppo rimasto molto a lungo senza colpevoli. A distanza di tanti anni e grazie all’impegno di alcune associazioni schierate in difesa dei diritti umani fondamentali, il caso però è stato riaperto e con esso la ricerca dei responsabili della morte di Hernández.
L’auspicio è che ben presto i contorni della vicenda possano essere chiariti e che la povera Vicky ottenga finalmente la meritata giustizia. Lo chiedono a gran voce associazioni e organizzazioni umanitarie, che esortano il governo onduregno a non tirarsi indietro di fronte a una sfida tanto importante com’è quella di garantire a ogni su@ singol@ cittadin@ il diritto di vivere un’esistenza sicura e degna di questo nome. Non si può davvero più aspettare oltre. Da qui in avanti, i cambiamenti dovranno essere rapidi e concreti: ne va della vita di moltissimi esseri umani.
Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Matthew Henry (CC0) / da Thaís Rocha (CC0)
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